I monumenti di Francesco Messina

Nella sua carriera Messina realizza molte opere pubbliche: alcune di queste si trovano ancora nelle loro sedi originali e sono divenute particolarmente celebri e note al grande pubblico.

É il caso del Regisole e della Minerva a Pavia, del Monumento a Santa Caterina da Siena sul lungotevere di Castel Sant'Angelo a Roma, del Monumento a Pio XII nella basilica di San Pietro in Vaticano, del Cavallo per la sede della RAI a Roma o della Via Crucis a San Giovanni Rotondo.

Alcuni di questi monumenti hanno un collegamento diretto con la collezione dello Studio Museo Francesco Messina. Vediamo quali.

 

I monumenti di Francesco Messina

Il Monumento a Pio XII

 

Gli anni Sessanta vedono Francesco Messina impegnato in numerose commissioni monumentali. All'inizio del decennio riceve l'incarico di realizzare il monumento in onore di Pio XII, voluto da papa Giovanni XXIII per la cappella di San Sebastiano nella basilica di San Pietro, che lo porterà alla ribalta nazionale.

Messina ottiene questa commissione nel 1962 dopo che il concorso, indetto appositamente nel 1960, non aveva dato i risultati sperati: dopo una prima ricognizione dei progetti ricevuti, si decide infatti di affidare l'incarico direttamente a Messina che non aveva partecipato alla gara perché impegnato nel monumento in marmo a Santa Caterina da Siena, da collocare sul lungotevere.

Il Monumento a Pio XII è il risultato di un lavoro progettuale travagliato, caratterizzato da numerose inversioni di rotta. Il confronto dell'artista con la committenza è infatti molto intenso e lo conduce alla modellazione di almeno ventidue bozzetti, che differiscono per materiali (inizialmente marmo, poi bronzo), posizioni e gesti della figura ritratta.

A testimonianza di ciò, lo Studio Museo Francesco Messina conserva due bozzetti in bronzo dorato, realizzati nel 1963. Tali opere non coincidono con la soluzione scelta alla fine dall'artista per il monumento di San Pietro, inaugurato nel 1964 da papa Paolo VI: l'una differisce per la posizione della mano, l'altra per la postura del braccio alzato e per la presenza del triregno a cingere la testa del pontefice.

Nell'opera definitiva, Messina si concentra sull'espressione del volto, molto somigliante e capace di restituire il temperamento volitivo e inquieto, e sull'atto benedicente, declinandolo in maniera molto particolare. La mano è sì in atto benedicente, sollevata quasi all'altezza del mento, ma raccolta, a esprimere, come spiega lo stesso scultore, "il travaglio della Chiesa e dell'umanità durante gli anni difficili del suo pontificato". Decide inoltre di porre sul capo del papa la mitra, al posto della tiara papale, per sottolineare il ruolo di Pio XII come vescovo di Roma.

I monumenti di Francesco Messina

Il Cavallo della Rai

 

La notorietà acquisita grazie al Monumento a Pio XII garantisce a Messina la realizzazione di un monumento colossale, destinato a diventare il più noto al grande pubblico: il Cavallo per la sede della Rai in viale Mazzini a Roma, che dall'inaugurazione, avvenuta nel 1966, campeggia nel giardino davanti all'edificio.

Il vicedirettore generale della Rai, Marcello Bernardi, decide nel 1964 di commissionare a Messina una scultura da posizionare all'ingresso della nuova sede principale della Rai a Roma, con lo scopo di farne un simbolo del potere e della forza dell'azienda, oltre che della comunicazione in generale.

Le dimensioni del monumento, 4,60 metri di altezza per 5,50 metri di lunghezza, costringono lo scultore a plasmare il modello in creta in un grande locale della Fonderia Battaglia di Milano che provvede, poi, anche alla fusione in bronzo. La grandezza dell'opera è causa anche di numerose difficoltà nel trasporto verso Roma: è stato infatti necessario tagliare la coda del cavallo, troppo sporgente dai mezzi di trasporto, e poi rinsaldarla in loco.

Messina, in quest'opera, torna ad affrontare il tema del cavallo, su cui si era già esercitato in passato, ma con una rinnovata sensibilità. ciò che lo attrae è infatti la possibilità, sperimentata da altri scultori del periodo come Marino Marini, di utilizzare le sculture con soggetto animale per rappresentare il dramma storico ed esistenziale dell'essere umano.

Da questo approccio era già nata la serie dei dieci cavalli in movimento, dalle pose innaturali e fortemente espressive, realizzata intorno al 1958 e conservata dallo Studio Museo Francesco Messina. Tra gli elementi della serie compare anche un cavallino che costituisce una prima idea sul tema del Cavallo morente. Per la commissione Rai l'artista rielabora, nelle grandi dimensioni, quest'ultima scultura, modellata probabilmente in relazione al progeto monumentale dedicato all'eroe delle lotte per l'indipendenza dell'America Latina Simon Bolivar, mai realizzato.

Così come nel Cavallo della Rai, i piccoli cavalli conservati nello Studio Museo colpiscono per la forte espressività resa attraverso la tensione dei muscoli e dei tendini dell'animale, colto sempre in momenti cruciali di energia e movimento.

La drammaticità di questa scultura e della sua prima idea, che rappresentano un cavallo ferito in combattimento, esprime anche una volontà di rivincita: le zampe posteriori sono piegate a terra, ma quelle anteriori sono puntate al suolo nel tentativo di rialzarsi; il dolore e lo sforzo sono espressi anche nella torsione della testa verso il cielo e nella bocca aperta in un grido di dolore.