Zero assistenza a Opera

Roma (Riformista - Angela Stella), 13 ottobre 2020

La denuncia della legale che è andata a trovarlo in carcere

Zagaria è assistito adeguatamente nel Centro clinico del carcere di Opera? A suo dire "No", come riferisce l'avvocato Lisa Vaira che sabato 10 ottobre 2020 è andata a trovarlo e alla quale ha chiesto di denunciare pubblicamente la situazione: "Ho visto Zagaria e l'ho trovato molto provato".
Ma facciamo un passo indietro (domani ci sarà l'udienza presso il tribunale di Sorveglianza di Brescia che dovrà decidere se le condizioni dell'uomo, affetto da un tumore alla vescica, siano compatibili con il carcere), il 22 settembre 2020 Zagaria - in detenzione domiciliare da cinque mesi per motivi di salute presso Pontevico - era stato trasferito nel carcere di Opera, a seguito di una decisione del magistrato di Sorveglianza di Brescia, e da quel momento qualcosa ha iniziato ad andare storto, il detenuto non può avere comunicazioni con l'esterno.
Ma raccogliamo il suo racconto attraverso il legale che lo assiste insieme ad Andrea Imperato.
"Appena è giunto a Opera - dice Vaira - il nostro assistito è stato ricoverato nel Centro clinico insieme agli altri detenuti di 'Alta sicurezza', ma poi è stato subito trasferito nel piano clinico del 41 bis, perché il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede ha ripristinato il regime di carcere duro che era scaduto a fine luglio".
Secondo Zagaria "si tratta di un reparto fatiscente, dove non c'è un medico a disposizione tutto il tempo, ci sono i secchi per raccogliere l'acqua che cola dai soffitti, gli sono state date lenzuola usate mai cambiate, e quando il 2 ottobre 2020 si è recato all'ospedale San Paolo per effettuare l'immunoterapia, i medici non avevano a disposizione la cartella clinica: appena è arrivato nessuno conosceva la sua patologia, non è stato visitato da un urologo, nonostante sia affetto da un carcinoma alla vescica".
Zagaria allora ha mostrato loro dei referti che aveva con sé, li hanno fotocopiati e gli hanno somministrano la terapia.
L'avvocato Vaira dice che "probabilmente la cartella clinica è rimasta a Sassari e l'Amministrazione penitenziaria non ha provveduto a farla arrivare aggiornata al carcere di Opera".
L'episodio che più preoccupa è che "la notte tra il 2 e il 3 ottobre 2020 dopo aver ricevuto la terapia ed essere tornato nel Centro clinico, Zagaria è svenuto e nessuno se ne sarebbe accorto: la terapia prevede che venga monitorato subito dopo, ma questo non sarebbe successo; mi ha raccontato che è svenuto e, nonostante le telecamere presenti nella stanza, nessuno sia corso a prestargli soccorso, lui si sarebbe ripreso dopo un po', avrebbe chiamato l'agente penitenziario e solo dopo una mezz'oretta sarebbe arrivato un medico".
Facciamo presente all'avvocato che sollevare queste problematiche a poche ore dall'udienza dinanzi al tribunale di Sorveglianza potrebbe essere una strategia: "Zagaria sostiene che contro di lui ci sia un accanimento, che non gli abbiano fatto terminare la terapia per mettere a tacere tutte le polemiche sul suo caso, io ho scritto subito al Dap per avere notizie certe sia della cartella clinica sia delle immagini della video-sorveglianza; al direttore del carcere ho chiesto se permetteranno al mio assistito di fare una visita specialistica che si dovrebbe tenere a breve per alcuni fibropolimi di cui soffre da anni, ma finora nessuno mi ha risposto: quanta fretta da parte dell'Amministrazione penitenziaria di rincarcerare un malato oncologico, con un residuo di pena di neppure due anni e ritenuto non pericoloso, invece a neanche un mese dal suo ingresso in carcere ci troviamo già in questa situazione, in cui i medici di Opera nulla sanno delle sue patologie, non hanno la cartella clinica e manca del tutto l'assistenza, altro che Centro clinico d'eccellenza come vogliono fare credere".

Aggiornato il: 15/10/2020