Una Task Force per le carceri

Milano, (Giorno - Mario Consani), 17 marzo 2020

Velocizzare le misure alternative a chi ne ha diritto

Una "task-force" di addetti ai lavori per alleggerire il sovraffollamento delle carceri lombarde, applicando le norme in vigore e nel rispetto della sicurezza dei cittadini. Di fatto, l'avvio di una ricognizione su larga scala delle posizioni dei quasi 9mila detenuti nei diversi Istituti di pena in regione, che consenta di individuare tutti quelli che potrebbero usufruire delle diverse misure alternative al carcere.
È un tavolo virtuale quello che ha riunito ieri via Skype i presidenti dei due Tribunali di sorveglianza di Milano e di Brescia, il Provveditorato regionale alle carceri, i direttori delle Case di reclusione, i Garanti dei diritti dei detenuti e una rappresentanza del volontariato più impegnato nei diversi Istituti penitenziari.
Entro una settimana l'impegno a riconvocarsi con un quadro più preciso della situazione, in questo modo si saprà presto quanti sono, per esempio, i detenuti tossico-dipendenti con pena sotto i sei anni che, come prevede la legge, potrebbero aver diritto all'affidamento terapeutico in comunità. Quanti gli ultra-settantenni che potrebbero andare ai domiciliari, quanti quelli con pena residua tale da poter garantire loro l'affidamento ai servizi sociali o la detenzione tra le mura.
Tutte situazioni già previste dalla legge, naturalmente, ma che in troppi casi non vanno a buon fine per problemi pratici legati alla difficoltà di trovare comunità terapeutiche disponibili, alloggi per chi non ha casa dove scontare il residuo della pena o un lavoro per chi non l'ha mai avuto.
Tutti intoppi che nell'intenzione del tavolo convocato ieri dai presidenti della Sorveglianza, Giovanna Di Rosa (Milano) e Monica Lazzaroni (Brescia) verrebbero presi di petto e affrontati nel più breve tempo possibile proprio in considerazione dell'emergenza sanitaria a fronte del sovraffollamento delle celle.
È facile, infatti, immaginare quale potrebbe essere, in quelle condizioni, l'escalation di un contagio da Coronavirus. Ben oltre il migliaio dovrebbero essere i casi di detenuti nel complesso (ma forse molti di più), che se venissero trattati regolarmente, ma con tempi accelerati rispetto all'ordinario potrebbero dare un po' di respiro a una condizione come quella esistente che - è il caso di ricordarlo - in Lombardia vedeva a fine febbraio 2020 (dati ministeriali) 8.720 detenuti per 6.199 posti letto, con un tasso di sovraffollamento del 140 per cento, doppio rispetto a quello nazionale.
Nei giorni scorsi, peraltro, i due presidenti Di Rosa e Lazzaroni avevano già inviato al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede una lettera in cui suggerivano anche delle modifiche legislative per "fronteggiare l'emergenza", per esempio, la detenzione domiciliare "per coloro che hanno pena anche residua inferiore ai 4 anni" (la riduzione di pena di 75 giorni ogni sei mesi scontati in buona condotta) e/o "una licenza speciale di 75 giorni ai semi liberi". A scanso di equivoci, i due magistrati ricordavano che "si tratterebbe ovviamente di provvedimenti destinati a coloro che non hanno partecipato alle note rivolte e che hanno tenuto nel corso della detenzione regolare condotta".

Aggiornato il: 24/06/2020