San Vittore, voci e fotografie

Milano (Avvenire - Lorenzo Rosoli), 24 gennaio 2020

Dal cuore ignoto di Milano

"Il carcere, se vive da solo, non raggiungerà mai i suoi obiettivi; il carcere fa oggettivamente parte della città; San Vittore in particolare è un quartiere della città, un quartiere strano, perché è quello in cui arrivano le persone da ovunque, si mettono al centro e poi noi dobbiamo restituirle ai luoghi di provenienza".
Così ha messo nero su bianco Giacinto Siciliano, direttore della Casa circondariale di piazza Filangieri. Per scoprire quanto siano vere le sue parole, non c'è che da mettersi in ascolto dei racconti dei suoi abitanti: le persone detenute, gli agenti, gli operatori, gli educatori, i volontari offerti e condivisi nelle 49 interviste realizzate nell'ambito del progetto 'Il carcere: quartiere della città', promosso da Verso Itaca onlus con altre realtà.
Per averne conferma, non c'è che attendere di poter visitare la mostra fotografica di Margherita Lazzati che raccoglie immagini dei luoghi degli spazi fisici della stessa Casa circondariale: la mostra, curata dalla Galleria L'Affiche, per ora è ospitata nel IV raggio di San Vittore, ma prossimamente verrà liberata ed esposta in altre sedi, aperte al pubblico.
Voci e frammenti di tredici di quelle 49 interviste raccolte da biografi formati alla Libera Università dell'Autobiografia sono risuonate ieri nella Rotonda di San Vittore, dove si è tenuto l'incontro conclusivo del progetto 'Il carcere: quartiere della città', con gli interventi, fra gli altri, di Carla Chiappini (Verso Itaca) e di Laura Gaggini (coordinatrice).
Un'iniziativa per "aprire San Vittore alla città, come quartiere fra i quartieri, perché San Vittore appartiene alla città", ha detto il vice direttore dell'Istituto, Elisabetta Palù.
"Chiudere San Vittore e trasferirlo altrove? Non è la nostra posizione, va migliorato e deve restare qui, nel cuore della città", ha aggiunto Alessandro Giungi, consigliere comunale Pd, intervenendo a nome del sindaco Beppe Sala.
"Va bene, San Vittore, rimanga in città, ma lo si metta a posto, secondo la legge, se resta in queste condizioni, è uno scandalo che deve essere eliminato", ha insistito Luigi Pagano, direttore di San Vittore dal 1989 al 2004.
A rendere ancora più emozionante l'incontro guidato da Paolo Foschini, giornalista del Corriere e volontario a San Vittore l'esibizione del coro delle detenute; quindi l'inaugurazione della mostra fotografica nell'ormai dismesso IV Raggio, dove vennero reclusi ebrei, oppositori politici e altri perseguitati dal nazi-fascismo.
"Un luogo dove la memoria storica del carcere è più dolorosa", ha sottolineato Lazzati, dieci pannelli con immagini, alcune in bianco e nero, altre a colori, realizzate fra l'inverno e la primavera del 2019. A differenza di altri lavori di Lazzati dedicati al mondo del carcere "qui non si vedono quasi mai persone, è una mostra che parla degli spazi fisici, obbligati, che le persone vivono: detenuti, agenti penitenziari, operatori, volontari, dunque, non compaiono, ma sono i veri protagonisti di questi luoghi spiega l'autrice "ho fotografato celle, gallerie, cortili, mura e orizzonti ristretti, al centro della città, luoghi che alla città sono sconosciuti" e, in alcuni casi "spazi ignoti agli stessi abitanti di San Vittore".