Nuovo decreto sicurezza

Roma (ildubbio - Damiano Aliprandi), 7 ottobre 2020

Più poteri al Garante nazionale e nuovo reato in carcere

Introdurre i telefonini in carcere diventa reato, c'è l'aggravante per quanto riguarda il 41 bis e nello stesso tempo si valorizza la figura del Garante nazionale delle persone private della libertà dandogli potere di delega.
Inoltre l'attuale collegio, presieduto da Mauro Palma, viene prorogato per un periodo di due anni oltre la scadenza naturale.
Parliamo delle misure introdotte nel nuovo decreto sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri.
Prima, introdurre i cellulari era un illecito disciplinare sanzionato all'interno del carcere, da oggi, invece, diventa un reato con l'introduzione nel Codice penale dell'articolo 391 ter, ovvero "l'accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti".
Nel decreto approvato, infatti, si legge che "chiunque indebitamente procura a un detenuto un apparecchio telefonico o un altro dispositivo idoneo a effettuare comunicazioni o comunque consente a costui l'uso indebito dei predetti strumenti o introduce in un Istituto penitenziario uno dei predetti strumenti al fine renderlo disponibile a una persona detenuta, è punito con la pena della reclusione da uno a quattro anni".
Inoltre, "si applica la pena della reclusione da due a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale, da un incaricato di pubblico servizio ovvero da un soggetto che esercita la professione forense".
Quindi, se a introdurre il cellulare è un agente o un avvocato, la pena può arrivare anche a cinque anni di carcere, salvo che il fatto costituisca più grave reato: "la pena prevista dal primo comma si applica anche al detenuto che indebitamente riceve o utilizza un apparecchio telefonico o altro dispositivo idoneo a effettuare comunicazioni".
In sostanza, il decreto sicurezza interviene aggiungendo un'ipotesi di reato nel Codice penale, articolando due distinte ipotesi di reato, oltre che descrivendo un'aggravante.
Il decreto sicurezza introduce anche un'aggravante per quanto riguarda il 41 bis intervenendo sulla disposizione introdotta dal governo Berlusconi nel 2009 allo scopo di sanzionare chiunque agevoli il detenuto sottoposto al carcere duro nelle comunicazioni con l'esterno, completandone il perimetro ed elevando il regime sanzionatorio.
In sostanza si modifica l'articolo 391 bis del Codice penale - quello che riguarda il regime sanzionatorio - alzando la pena base, ora fissata nel range "da uno a quattro anni", per collocarla nella misura più elevata "da due a sei anni".
Per quanto riguarda la pena aggravata prevista per il caso in cui il fatto sia compiuto da un pubblico ufficiale, da un incaricato di pubblico servizio oppure da un soggetto che esercita la professione forense, si passa dai "due a cinque anni" ai "tre a sette anni".
Inoltre, è estesa la punibilità anche al detenuto che, sottoposto alle restrizioni del 41 bis, comunica con altri eludendo le prescrizioni imposte.
Da ricordare che per un buongiorno e una buonanotte, dei reclusi al 41 bis hanno subito dei provvedimenti disciplinari, nonostante che poi - grazie al ricorso - sia stato riconosciuto dalla Cassazione come un diritto che non esula le esigenze di sicurezza del 41 bis.
Ora, invece, potrebbe diventare tutto più complicato nel momento in cui diventa una questione da Codice penale.
Inoltre, il decreto sicurezza contempla anche un intervento normativo che apporta alcune modifiche alla disciplina sul Garante nazionale delle persone private della libertà personale, al fine di rendere più efficace l'esercizio del mandato assegnato dalla legge e di ridefinire sul piano normativo primario il ruolo di meccanismo nazionale di prevenzione della tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti in coerenza con l'obbligo previsto dalla legge 195 del 2012 di ratifica ed esecuzione del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, sottoscritto a New York il 18 dicembre 2002.
Visto il particolare momento di crisi emergenziale e nell'ottica di potenziare le funzioni di coordinamento delle azioni in tema di tutela dei diritti delle persone private della libertà personale, si consente espressamente al Garante nazionale di delegare i garanti territoriali, in specifiche circostanze e per un tempo limitato (sei mesi), per lo svolgimento dei compiti assegnati dalla legge.
In sostanza la novità consiste nel dare al Garante nazionale il potere di delega: un passaggio importante, perché in questa maniera il monitoraggio nei luoghi dove le persone sono private della libertà (non solo il carcere) può avvenire in maniera capillare.
Infine, l'emergenza della pandemia da 'Covid-19' e le note conseguenze sul piano della libera circolazione delle persone sul territorio nazionale, oltre che di quello del mantenimento dell'ordinaria attività lavorativa, non ha determinato la sospensione dell'attività del Garante nazionale che ha mantenuto inalterate le sue funzioni di vigilanza nella situazione eccezionale data e ha acquisito ulteriori competenze operative.
Per questo motivo il decreto sicurezza valorizza le sue funzioni in un arco temporale più lungo mediante una proroga.
In sostanza si è deciso di prorogare il mandato del collegio, presieduto da Mauro Palma, per ulteriori due anni, oltre la scadenza naturale del mandato.

Aggiornato il: 07/10/2020