Maria, da 26 anni l'angelo di San Vittore

Milano (La Repubblica - Brunella Giovara), 3 marzo 2019 (7)

"Parlano un po' con me e poi stanno meglio"

“Fuori una caramella non vale niente, dentro, è un tesoro”. Per Maria Rebughini visite senza limiti, nei raggi del vecchio carcere, “una volta andavo anche allo ‘speciale’ dove c'erano i mafiosi, poi li hanno trasferiti a Opera”. Una storia cominciata nel 1991 “prima sono stata per 11 anni e mezzo volontaria con Vidas, i malati terminali, dopo ho fatto domanda per le carceri, ho seguito il corso di psicologia e mi sono buttata.”
La prima volta è andata così: “Ho visto passare un gruppo di detenuti incatenati uno all'altro, subito ho pensato: ma questi sono come Gesù che va da Ponzio Pilato! Li avrei abbracciati tutti “. La signora Rebughini è una credente, tutte le mattine va alla Messa delle 7 in Duomo - se andate a quell'ora la vedrete salire sull'altare per le letture - l'accompagna un ex detenuto che poi la riporta a casa in macchina. “Io non cerco di convertire nessuno, sia chiaro, e poi ho conosciuto anche tanti preti che... lasciamo perdere, sono credente ma non ho venerazione per preti e suore.”
Cosa fa, durante le sue visite? Parla con tutti, in questi anni è scivolata leggiadra davanti alle celle di detenuti comuni ed eccellenti, da ‘Mani Pulite’ in giù, avanzi del terrorismo, trafficanti di droga e di donne, bancarottieri, poi di nuovo le tangenti, nei corsi e ricorsi della nostra storia giudiziaria. “Parlo anche ai più terribili, dentro le persone sono più sensibili che fuori, nella sofferenza c'è sensibilità, perciò io passo da tutti, porto molto amore”. E tiene i rapporti con le famiglie, che è uno dei suoi compiti, nei limiti della legge.
Chi sono i più terribili? Gli omicidi? “Mah, io non voglio mai sapere cosa hanno fatto, poi le voci corrono, c'è uno che ha fatto il mandante, la sigaretta la do anche a lui”; c'è l'ex musicista che le consegna lettere piene di riconoscenza “con gioia ho saputo che mia mamma ti ha chiamato”.
Maria non sa bene cosa ha fatto per finire a San Vittore. Il famoso bandito con gli occhi azzurri, da anni trasferito altrove “sentiva la mia voce e mi chiamava a gran voce: ‘Maria, vieni a trovarmi’.”
“Quando c'era il carcere speciale sono capitata davanti a una cella, due brande, uno che dormiva con la testa coperta, gli ho detto: "Ciao sono Maria, perché non siete venuti alla messa?", e uno mi fa: "Non ci andavo prima”, ma poi quella frase qualcosa ha fatto, il giorno dopo quel ragazzo “mi ha aspettato in piedi, mi ha offerto un bicchierino di caffè - com'era sporco quel bicchierino - l'ho bevuto lo stesso, mi ha detto una cosa che non dimenticherò: ‘Non so chi sei e da dove vieni, io sono Caino’. Poi mi ha dato il telefono di sua mamma, voleva che le dicessi che stava bene.”
E “ci sono tutti quelli della Regione, certi ingegneri... Di uno, un pezzo grosso, ho conosciuto la moglie, mi ha detto: ‘Mio marito ha passato l'ora di colloquio a parlarmi di lei’. Quello me lo ricordo bene. Mi ha chiesto: ‘Maria, ma perché lei viene qui dentro, in questo posto così buio e triste?’ già, perché viene qui? “Porto l'esempio, io sono una persona buona, loro parlano con me e stanno meglio.”
Ricorda un famoso banchiere, stupito “che qui mancasse tutto e che 'ha scoperto che anche le cose piccole valgono', mi diceva” e “quel sindaco che piangeva sempre e poi ha deciso di fare lo sciopero della fame, la guardia mi ha mandata da lui, gli ho detto: "disgraziato, a uno che fa così non avrei dato il voto". Ha ricominciato a mangiare, poi ha detto a tutti ‘questa donna mi ha salvato la vita’ ed è andato serenamente incontro al processo. “Quando è uscito mi ha invitato al bar Zucca, per ringraziarmi, c'era anche la moglie, io ho preso solo un caffè, sia chiaro, ero in imbarazzo”. Un altro, che aveva ammazzato la moglie e adesso è all'ergastolo mi disse "che voleva battezzare la figlia piccola, che gioia!”. E quel mafioso che le disse ‘Maria, perché non ti ho conosciuta trent'anni fa, la mia vita non sarebbe andata così’.
Ma allora sono tutti angeli, questi detenuti. “Mi rendo conto del male che hanno fatto, sarei una deficiente se non lo capissi, ma è nella sofferenza che si vedono i valori, e io li vedo.”