La ministra Cartabia chiede un report sui suicidi

Roma (rainews), 7 agosto 2021

Un rapporto sulle cause dei suicidi nelle carceri

La ministra della Giustizia, Marta Cartabia ha chiesto al Dap un rapporto sulle cause dei suicidi degli ultimi anni per comprendere quali interventi organizzativi implementare per prevenire i gesti estremi (già 32 dall'inizio dell'anno e 62 nel 2020) e per migliorare le condizioni di vita in carcere dei detenuti e di chi nelle carceri ci lavora.
Nel dettaglio, ecco l'oggetto della richiesta: "Un rapporto approfondito sui suicidi in carcere negli ultimi cinque anni per comprenderne le cause e individuare quali interventi possono essere implementati per prevenire i gesti estremi, tanto delle persone ristrette quanto del personale della Polizia penitenziaria".
Intanto, per contrastare la tragica china, si punta al potenziamento degli spazi destinati alle attività di trattamento, quelle che aprono prospettive per il ritorno nella società e sull'assunzione di educatori con idonea preparazione all'azione di recupero. In particolare, gli interventi del Dap - come spiega Massimo Parisi, direttore generale del personale e delle risorse del Dap - si concentrano sul drammatico dato dei suicidi che avvengono nelle prigioni sovraffollate al 113 per cento (vedi il report dell'associazione Antigone), dove si vive male, e chi sta nel tunnel non vede la luce.
La 'Riforma Cartabia' prevede il riassetto complessivo del sistema con la costruzione di più strutture e la diminuzione del numero di reati per cui ricorrere alla carcerazione.
"Migliorare le condizioni di vivibilità è un aspetto prioritario - sottolinea Parisi - stiamo lavorando su due fronti: il primo è quello di applicare in maniera rigorosa tutti i protocolli che abbiamo con il servizio sanitario per prevenire gesti auto-lesivi; il secondo riguarda una scelta ben precisa e cioè il 30 per cento del budget sull'edilizia penitenziaria l'abbiamo riservato a interventi su spazi trattamentali, perché crediamo che creare opportunità di inclusione, rendere la vita meno oziosa all'interno delle carceri, aumentare le opportunità di lavoro e creare una speranza sul fuori sia decisivo per intervenire su questi gesti, che non hanno sempre la stessa causa, anche se le motivazioni possono essere diverse; infatti un intervento che tenda a migliorare le condizioni di vita non può che migliorare il benessere dei detenuti e anche quelli del personale".
Oltre i protocolli e le risorse economiche, l'attenzione riguarda anche il numero degli educatori, attualmente esiguo: 1 operatore ogni circa 92 detenuti. Nel merito, Parisi si sofferma sulle misure in cantiere: "Con la scorsa finanziaria abbiamo avuto un incremento della pianta organica di 100 unità da destinare proprio agli educatori; abbiamo anche un concorso in atto: nei giorni scorsi si è conclusa la fase pre-selettiva e a settembre ci saranno le prove scritte semplificate per accelerare le procedure concorsuali (a concorso ci sono altri 212 posti che saranno ampliati a 262): è un segno importante perché significa immettere nel sistema penitenziario figure destinate esclusivamente al trattamento".
"L'Amministrazione penitenziaria - conclude il direttore generale del personale e delle risorse del Dap - crede che attraverso la qualità delle relazioni con i detenuti, che può essere instaurata da chi ha una professionalità specifica, oltre che dal personale della Polizia penitenziaria, sia molto importante la qualità della vita e soprattutto il percorso di inclusione".

Aggiornato il: 11/08/2021