I detenuti di San Vittore: "Grazie Liliana"

Milano (La Repubblica - Zita Dazzi), 3 febbraio 2020

La lettera è stata letta al Memoriale della Shoah

"Liliana cara, le parole che ci ha detto nella sua recente visita ci hanno segnati profondamente: vorremmo parteciparle tutta la cascata di pensieri che lei ci sta suscitando, in questo carcere capace di essere il cuore di Milano per la sua umanità, capacità che ci sentiamo impegnati a tenere viva e a trasmettere, nello spirito della Costituzione nata fra queste mura, frutto di scelte di vita pagate spesso con la vita; cara Liliana il suo nome ci è caro come quello di Madre Costituente".
Una lettera bellissima quella scritta dai detenuti di San Vittore a Liliana Segre, letta ieri sera al Memoriale della Shoah, durante la cerimonia promossa dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Comunità ebraica, in memoria di quel 30 gennaio 1944, quando la senatrice a vita, allora 13enne, partì con altri 605 ebrei dal Binario 21 alla volta di Auschwitz. C'erano studenti, volontari del carcere, gli ex partigiani dell'Anpi e molte centinaia di cittadini pigiati fino in fondo al memoriale, di fianco a quei carri bestiame sui quali venivano caricati gli ebrei e gli oppositori al fascismo catturati a Milano. In tanti sono arrivati ieri sera alla cerimonia per sentire parlare ancora una volta la senatrice quasi 90enne, accompagnata dal figlio Luciano Belli Paci e dall'ormai inseparabile scorta dei carabinieri.
"Quest'anno mi sono sentita più sola perché sono morti i miei fratelli Terracina e Schonheit, altre voci si sono spente e se ne spengono tante, una dopo l'altra ovviamente" - ha esordito Segre che, prima di entrare, aveva detto ai giornalisti che le fanno impressione quelle statistiche che parlano del negazionismo degli italiani sull'Olocausto - "direi che devono studiare la storia: non credere a me può anche essere facile, visto che sono una vecchia testimone, ma come si fa a non credere ai documenti? per me oggi è un dovere essere qui verso quelli che non sono tornati a ricordare".
Ieri sera, accanto alle autorità, tra cui Milena Santerini, coordinatrice nazionale della lotta all'antisemitismo, sono arrivati anche il musicista Vinicìo Capossela, il critico d'arte Philippe Daverio e il gallerista Jean Blancheart. Ma c'erano tanti ragazzi, soprattutto, quelli del movimento Genti di Pace dì Sant'Egidio, fra cui alcuni rom e alcuni migranti, che hanno ricordato come al memoriale negli anni passati siano stati ospitali circa 4.500 profughi arrivati dagli sbarchi dopo la traversata del Mediterraneo.
"Ho 17 anni, sono rom - ha detto uno dei giovani testimoni molto applaudito da Segre - quest'estate sono stato ad Auschwitz, dopo esserci stato ho capito che niente può più essere come prima, ricordare oggi è un modo per dire no all'antisemitismo e al razzismo; lo so bene io: oggi essere rom non è facile, noi vogliamo costruire ponti per contrastare l'odio".
La senatrice si è commossa: "Voi, ha concluso, dovete avere fiducia, siete fortissimi, come lo eravamo noi che avevamo perso tutto, quando arrivarono i soldati russi ai cancelli di Auschwitz".


 

Aggiornato il: 07/04/2020