Detenuti di Opera e San Vittore a processo per rivolta

Milano (Repubblica - Luca De Vito), 2 settembre 2020

Per i disordini in carcere di marzo 2020 a giudizio 34 carcerati

Sono i primi responsabili individuati per le rivolte in carcere agli inizi del lockdown: in totale 34 persone, tra Opera e San Vittore, accusate di aver devastato le sezioni dei penitenziari, di aver appiccato incendi e di aver aggredito gli agenti della Polizia penitenziaria.
L'ultimo provvedimento arrivato dalla procura di Milano è la richiesta di rinvio a giudizio per 22 detenuti del carcere di Opera: si tratta di coloro che, secondo quanto ricostruito dalle testimonianze, dalle ammissioni di alcuni di loro e dalle immagini delle telecamere, sarebbero stati protagonisti della rivolta del 9 marzo 2020; alcuni hanno ammesso di aver partecipato ai disordini, altri no.
Secondo quanto riportato nella richiesta, alcuni di loro avrebbero agito al quarto piano della Casa di reclusione di Opera, tentando "di sfondare il cancello con il carrello del vitto e minacciando di morte i pubblici ufficiali in servizio"; per altri, l'accusa è di aver distrutto "sedie e tavolo delle celle della sezione, nonché tutte le vetrate della saletta".
Gravi le accuse per quanto riguarda l'aggressione alle guardie a cui era stato spruzzato contro del "liquido urticante" e oggetti "in particolare pezzi di vetro e di legno".
Distrutto anche il 'Calciobalilla', e a tutti i resti della devastazione gli indagati avevano poi dato fuoco, con le fiamme partite dall'incendio di un materasso.
Le indagini, condotte dalla Polizia penitenziaria, coordinate dal pm Enrico Pavone del pool anti-terrorismo, guidato dal pm Alberto Nobili, avevano portato inizialmente a 92 denunce ma dopo la chiusura delle indagini a luglio 2020 è arrivata la richiesta di processo per i 22 a cui vengono contestati, a vario titolo, i reati di incendio, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento: quasi tutti sono giovani e di origine straniera.
Sono, invece, 12 i detenuti rinviati a giudizio per la rivolta avvenuta nel carcere di San Vittore, sempre il 9 marzo 2020, disordini partiti dopo che, a causa della diffusione del Coronavirus, erano stati sospesi i colloqui con i familiari, i dodici sono accusati, a vario titolo, di sequestro di persona (degli agenti della Polizia penitenziaria), devastazione e saccheggio, lesioni personali e rapina.
Il tutto accaduto in "un unico piano criminoso durante la rivolta nell'Istituto penitenziario", hanno scritto i pubblici ministeri; anche in questo caso gli imputati sono accusati di aver devastato alcuni reparti della Casa circondariale e in alcuni casi anche mettendo fuori uso le telecamere.
Durante i disordini tre agenti della Polizia penitenziaria sarebbero stati aggrediti per sottrarre loro le chiavi dei reparti e uno sarebbe anche stato minacciato con una lametta.
Al culmine dei disordini, i ribelli erano saliti sul tetto dell'Istituto penitenziario gridando 'Libertà, libertà' e 'Vergogna', in quell'occasione il pm Alberto Nobili e il questore Bracco entrarono personalmente a trattare con i detenuti mettendo fine ai disordini.

Aggiornato il: 02/09/2020