A Bollate il bilancio partecipativo

Milano (Il Fatto quotidiano - Raffaele Nappi), 1 marzo 2019

Per la prima volta al mondo è fatto dai detenuti

Al via nella Casa di reclusione di Bollate, nella Città metropolitana di Milano, il progetto che permetterà a chi vive al suo interno di decidere se ammodernare - per esempio - mensa e cucina, o fare corsi di formazione. Dall'esterno arrivano soltanto i fondi per realizzare le scelte attraverso una campagna di crowdfunding civico. "In carcere chi collabora con le istituzioni viene spesso considerato un infame, noi volevamo ribaltare questo concetto, trasformando il detenuto nel vero protagonista della comunità".
Si chiama "Idee in fuga" ed è il primo progetto di bilancio partecipativo al mondo che permetterà a chi è nella Casa di reclusione di Bollate di proporre, selezionare e votare cosa realizzare all'interno del penitenziario. "A settembre 2019 tireremo le fila e capiremo quanto abbiamo raccolto e quanti progetti potremo finanziare. Si partirà così con i primi interventi, dalla manutenzione ordinaria a una palestra nuova fino all'ammodernamento di mense e cucine. Ma anche corsi di formazione e fornitura di servizi".
Giorgio Pittella è ideatore del progetto e Stefano Stortone il coordinatore, si sono conosciuti a un master. "Mi occupo di bilanci partecipativi da tempo - racconta Stefano - insieme abbiamo deciso di avviare la nostra start-up (BiPart) che nel 2019 è diventata impresa sociale". La prima forma di democrazia rappresentativa nel carcere di Bollate risale ai primi anni 2000, quando sono nate le prime commissioni a rappresentanza dei detenuti. Idee in fuga è nato nel settembre del 2016: "Con il bilancio partecipativo i detenuti decidono in prima persona e diventano protagonisti delle scelte, sperimentando una forma alternativa di partecipazione rispetto alle commissioni".
Ma come cambierà con questo progetto la vita dei detenuti? "Dal 5 marzo 2019 sono iniziati gli incontri informativi in tutti i reparti con assemblee per discutere le idee da valutare in termini di fattibilità e progettazione prima di arrivare al voto".
Per la scelta finale si è tornati un po' alle origini: "È tutto cartaceo, perché ovviamente in carcere non c'è accesso a internet, le proposte presentate da chiunque sono state raccolte in una guida consultabile".
La comunità carceraria è composta da circa 1.200 detenuti, con una piccola quota di donne. "Potenzialmente tutti hanno potuto partecipare al progetto - spiega Stefano - anzi, nel reparto femminile grazie al passaparola è già emersa una proposta ufficiosa: per correttezza, la conservo in un fogliettino sotto chiave", sorride Giorgio.
Reazioni? "I progetti proposti dall'esterno sono tanti - spiega Giorgio - e al momento è la commissione cultura a decidere quali voler fare o meno".
La prima volta che Stefano e Giorgio sono entrati in penitenziario a parlare di "Idee in fuga" si sono ritrovati proprio di fronte alla commissione cultura; era il gennaio del 2017 abbiamo riassunto tutto in 5 minuti, ma l'entusiasmo è andato subito alle stelle, specie da parte dei detenuti.
Quello del bilancio partecipativo è un modello che Giorgio e Stefano hanno "sperimentato prima nelle scuole, poi nei comuni e oggi nelle carceri; siamo convinti che possa essere applicato in ogni contesto comunitario, dicono, ci sono colleghi di New York o dal Messico che ci hanno chiamato e si sono interessati".
Lo conferma anche Giovanni Allegretti, ricercatore presso il Centro di studi sociali dell'università di Coimbra e uno dei maggiori esperti in tema di bilanci partecipativi, che spiega: "Anche in Portogallo ci sono esperienze simili, ma sono processi che nascono all'esterno del carcere e non dalle scelte dei detenuti; tante persone - aggiunge - che lavorano nelle carceri proiettano i loro desideri su chi è recluso, quello che bisogna fare è invertire la tendenza e iniziare a lavorare con le comunità vulnerabili, per coinvolgerle in un processo in cui loro siano i protagonisti; infine mentre tutti gli altri progetti di finanza sono consultivi, questo è co-decisionale: per la prima volta quello che dicono i carcerati per l'amministrazione del carcere diventa oro".

Aggiornato il: 07/04/2020