Parco Monluè

Informazioni

Municipio: 4
Indirizzo: via Monluè, via Fantoli
Ingresso libero
Come arrivare: 88
Superficie: 106.600 m2
Anno di realizzazione: anni’70
Progettisti: Ufficio Tecnico Comune Milano

Cosa fare al parco

  •  passeggiare
  •  sosta e relax
  •  correre e andare in bicicletta
  •   fare pic-nic      

Specificità
Il parco di Monluè è una meta ideale per gite fuori porta, grazie alla sua vegetazione, tra i vecchi mulini e l’ex monastero. Deve il suo nome ai lupi che popolavano la zona nel Medioevo, mons luparium, e l’esser stato sede di un centro monastico cistercense, fondato dagli Umiliati di Santa Maria di Brera nel 1200, gli ha donato una bellezza pittoresca.

Il parco di Monluè è una grangia, intesa sia come struttura edilizia che organizzativa, costituita da un edificio centrale a corte chiusa, con edifici monastici e altri dedicati all’agricoltura. Dopo lo scioglimento dell’ordine degli Umiliati e diversi passaggi di proprietà diventò proprietà del Comune di Milano nel 1964.

Il parco, che costeggia il lato destro del fiume Lambro, non visibile, ha ampi prati, boschetti e filari di pioppi tra antichi edifici e la chiesa romanico-gotica di San Lorenzo. Tra gli alberi suggestivi vi sono ippocastani, catalpe, pioppi, un negundo mirabolano a foglie rosse e salici piangenti.

Il parco si trova isolato tra la tangenziale e il fiume Lambro sul sito rurale che si chiamava “Monte dei lupi” a causa dei lupi che infestavano la zona (“Montis luparii”, poi chiamato Monlové e oggi Monlué) e che fu sede di un fiorente centro monastico cistercense, fondato nel 1200 dagli Umiliati di Santa Maria di Brera.

Dopo la soppressione dell’ordine monastico voluta da San Carlo Borromeo nel 1571, il complesso divenne una florida azienda agricola circondata da campi, in cui il prato irriguo si alternava alle coltivazioni: un rarissimo esempio di “grangia”, ossia di monastero circondato da poderi e rustici agricoli. Agli inizi del 1900 divenne tenuta agricola del Pio Albergo Trivulzio e a partire dagli anni ‘60 venne progressivamente abbandonato dagli abitanti.

L’area, di proprietà del Comune già dal 1964, fu destinata a parco a metà degli anni ‘70 e ha mantenuto il carattere rurale con ampi spazi verdi destinati a prato.

E stato approvato dalla Giunta comunale un piano particolareggiato che prevede un fitto rimboschimento, la realizzazione di piste ciclabili e pedonali al fine di collegare tra loro i parchi della zona 4: Forlanini e Monlué.
 
Beni architettonici e manufatti:
Chiesa di San Lorenzo, in stile romanico-gotico; mulino e antichi edifici rurali.

Flora
Principali specie arboree, acero campestre (Acer campestre), acero di monte (Acer pseudoplatanus), negundo (Acer negundo), acero riccio (Acer platanoides), bagolaro (Celtis australis), catalpa (Catalpa bignonioides), mirabolano a foglie rosse (Prunus cerasifera ‘Pissardii’), ippocastano (Aesculus hippocastanum), olmo (Ulmus spp), pioppo cipressino (Populus nigra ‘Italica’), pioppo nero (Populus nigra), platano comune (Platanus x acerifolia), sorbo (Sorbus spp) salice (Salix alba), salice piangente (Salix babylonica), sofora (Sophora japonica), spino di Giuda (Gleditsia triacanthos).

 

Acqua e dintorni:
il parco costeggia un tratto della sponda destra del fiume Lambro, che non è visivamente percepibile.

Coltura e Cultura
Alberi protagonisti: pioppo solitario (Populus nigra) emblematico del paesaggio lombardo.

Benessere e sport
Correre nel parco: è possibile correre o fare jogging.

Pausa e caffè
Chioschi e bar: non sono presenti strutture fisse ma saltuariamente chioschi mobili, nel Borgo di Monlué si può trovare un bar-ristorante.

Utilità e servizi

  • Sicurezza: periodicamente è prevista la sorveglianza a cura delle GEV.
  • Parcheggi: presente un piccolo parcheggio.
  • Pavimentazione: asfalto
  • Toilette: in primavera-estate postazione con servizi igienici mobili (anche per disabili).

Info e gestione
Associazioni presenti: la Caritas Ambrosiana, nell’antica “grangia” benedettina, gestisce una comunità di accoglienza.

Prospettiva verso sud