Paesaggi futuri

Milano: spazi aperti in una visione metropolitana

Abbiamo lavorato per fare degli spazi aperti un “luogo migliore”. Ci siamo dati l’obiettivo di valorizzare la nostra città, svelando la bellezza e la ricchezza dei suoi luoghi naturali.  Ci piace vedere Milano come un grande albero, cresciuto nutrendosi della disponibilità alla contaminazione, dell’apertura alle differenze, della curiosità di sperimentare, della ricerca della bellezza dei suoi cittadini e della loro voglia di natura in città. 
Abbiamo elaborato una visione che ha fissato una volta per sempre che gli spazi verdi sono patrimonio cittadino e asse fondante della qualità della vita urbana; che ogni spazio verde, pubblico e privato, forma il patrimonio unitario cittadino; che lo sviluppo del verde si deve programmare in ambito metropolitano, sovracomunale e sul lungo periodo; che si devono mettere al centro le interconnessioni ecologiche e la riconnessone del patrimonio già disponibile; che va riconosciuta la pluralità di soggetti che partecipano allo sviluppo del verde; che è fondamentale l’unità del sistema dei grandi parchi, evitando l’uniformità tra parchi; che sono centrali i concetti di biodiversità, verde/blu, silenzio e refrigerio. 
Come ci ha suggerito Francesco Borella, partire dal verde può essere una fondamentale mossa per una strategia di rigenerazione urbana a livello metropolitano. 
Chiunque atterri a Milano in una bella giornata, o guardando le immagini satellitari di Google Earth, può vedere da una parte la grande erosione del territorio della regione urbana milanese e dall'altra quanto siano ancora importanti gli spazi aperti. Come sia subito riconoscibile il sistema dei parchi, da Parco Nord a Bosco in Città fino alla complessa natura dell’area ricompresa nel Parco Sud. In questi anni abbiamo molto guardato:  
• alle sfide di evoluzione del fenomeno dell’urbanizzazione,  
• alle tematiche del consumo di suolo,  
• alla crescita della quantità di verde per abitante: da 8 mq nel 1980 sono diventati 13,5 nel 2009 e sono quasi 20 oggi  

Sappiamo da tempo che il verde non è un aspetto meramente quantitativo, anche se le quantità contano, ma è una grande opportunità  di progetti e realizzazioni, di strategia e di governo. Questa visione ha iniziato ad orientare le nostre scelte amministrative. 
Oggi però sentiamo necessario declinare in un documento di indirizzo strategico  la visione del verde, cogliendo l’opportunità dell’aggiornamento necessario di alcuni strumenti del Piano di Governo del Territorio, previsto per il prossimo anno,  per arrivare poi alla futura redazione del Piano del Verde. Quindi, dopo un quinquennio di crescente attenzione ai temi del verde, dell’agricoltura, dei parchi e dello spazio aperto, abbiamo avviato una azione di bilancio e di riflessione sul futuro, con una serie di workshop che ci hanno consentito di giungere alla redazione di questo documento strategico. 
E’ solo costruendo una strategia generale di progetti urbanistici sugli spazi aperti e sulle loro diverse componenti che, da un lato, possiamo salvaguardarli da future compromissioni e, dall'altro, possiamo fare dello spazio aperto una fondamentale infrastruttura ed un potente strumento di rigenerazione urbana, capace di: 
• segnare i margini dell’urbanizzazione, 
• migliorare l’aria che respiriamo,  
• costruire spazi di ristoro e di rallentamento dentro al tessuto consolidato,  
• naturalizzare aree verdi 
• costruire i nuovi grandi spazi pubblici fruibili e vivibili,  
• offrire cibo e biodiversità, vegetale e animale, 
• offrire occasioni di formazione e legame con la terra negli spazi dell’agricoltura,  
• costruire nel loro insieme elementi fondamentali del paesaggio urbano contemporaneo. 

Progetti – quindi - capaci di disegnare una strategia di rigenerazione urbana attraverso il verde e realizzazioni che sappiano lavorare tatticamente attraverso azioni di trasformazione incrementali. Come farlo? 
• partendo dalle risorse disponibili, con l’obiettivo di rendere da subito fruibili e vivibili i nuovi spazi in via di realizzazione; 
• accogliendo i saperi presenti in città sulle tematiche del verde, del suo sviluppo e della sua gestione;  
• facendo leva sulla voglia di partecipazione diretta delle persone alla cura del territorio 
• affrontando i problemi di degrado, di bonifica, di abbandono e di deframmentazione e spoliazione dei valori che sono ancora un tratto in molte aree periurbane;  
• riscoprendo il sistema delle acque e la relazione tra acqua e suolo come elemento generativo del territorio dell’area centrale lombarda. 

Naturalmente i temi dello spazio aperto e dei parchi, del verde fruibile e vivibile  si sovrappongono ai temi dell’agricoltura. L’agricoltura perirurbana non è più un’area negletta dalla città in attesa di essere trasformata, che vive su acque luride e che si alimenta di pesticidi e di aria inquinata. L‘agricoltura è tornata a essere una funzione vitale nel metabolismo della città perché produce cibo, ambiente, paesaggio, cultura. Le acque sono oggi depurate, i prodotti di prossimità vengono sempre più apprezzati dai consumatori, i milanesi stanno riscoprendo la loro campagna, dimostrando che non c’è bisogno di partire lontano per trovare paesaggi rilassanti e rigeneranti. Uscendo dalla fase residuale degli anni ’80 in cui i campi agricoli venivano smantellati per future costruzioni, dobbiamo oggi interrogarci su quali sono i caratteri specifici che un’agricoltura urbana deve acquisire per partecipare appieno alla vita della città.  
E’ chiaro che, se da una parte ci sono le esigenze della produzione e dall'altra non è possibile pensare di ricostruire qui le condizioni della campagna aperta della bassa padana, città e agricoltura debbono crescere insieme nel rispetto e nella maturazione della propria specificità. Il Comune di Milano ha fatto una parte importante con gli strumenti che ha messo in campo, assieme alla Regione e alla Città metropolitana, gli agricoltori hanno fatto una parte importante con le loro nuove forme organizzative che hanno consentito un dialogo costruttivo. L’Accordo quadro di sviluppo territoriale Milano Metropoli Rurale costituisce una sede istituzionale che può consentire di muoversi nella direzione di un avvicinamento progressivo tra agricoltura e città. 
Tutto questo richiede modelli di governo avanzati, che si basano su un ruolo di stimolo e di capacitazione da parte dell’amministrazione pubblica. E questo ruolo siamo pronti a praticarlo a partire da questo momento di ascolto e di rilancio progettuale. 
Ci stiamo dunque occupando di un futuro prossimo, certi di poter contribuire ad un miglioramento della città  con queste riflessioni e con l’auspicio di vederle realizzate.  E con un pensiero finale. 
Crediamo fortemente nella visione sistemica di paesaggio e in un ruolo strategico che il comune può e deve esercitare in questi anni a venire.  
Perché ciò accada ci affascina l’idea di un futuro approccio maggiormente integrato al paesaggio, che tenga uniti gli aspetti di verde, agricoltura e urbanistica e che con visione, coraggio, tenacia e sguardo lungo porti avanti i temi sollevati. 

Il verde come fattore di rigenerazione urbana 
 
Di seguito vengono riassunte le azioni realizzate, con le quali abbiamo reso la nostra città più bella, viva e vivibile e verde; più libera, più divertente, partecipata e vissuta in tutti i suoi luoghi. 
 
Lo sviluppo del paesaggio naturale e delle sue reti di connessione 
Attraverso regole certe il Piano di Governo del Territorio approvato nel 2012 ha introdotto una fortissima limitazione del processo di consumo di suolo con l’acquisizione da parte dell’Amministrazione di nuove aree verdi (127.000 mq  già reperiti e 120.000 mq in corso) , tramite il meccanismo delle pertinenze indirette, secondo un disegno pianificatorio che innerva la città fino a connettersi con i Grandi Parchi periurbani implementando le Reti Ecologiche. 
Dal 2011 sono stati resi fruibili 3,2 mln di mq di verde pubblico aggiuntivi, sia grazie a nuovi parchi, che grazie alla riqualificazione del verde esistente, come nel caso della Cava Ongari.  
Sono stati realizzati 13 nuovi parchi sopra i 10.000 mq, grazie ad una puntuale regia degli interventi, mettendo anche a sistema risorse pubbliche e private derivanti dallo scomputo oneri di progetti urbanistici.  
Dove sorgeva il grande albergo mai completato costruito per i Mondiali '90 (demolito tramite il trasferimento dei diritti edificatori), oggi sorge il Parco Vittorini ad integrazione dell’area agro-naturalistica Monlué - Ponte Lambro recuperata con funzioni agricole. 
Abbiamo aderito ai due Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS) della Media Valle del Lambro - che si estende fino a Monza - e della Martesana, che entra in città lungo tutto l'omonimo Naviglio. 
Sono stati realizzati interventi di rafforzamento ecologico sulla valle del Ticinello e di compensazione ecologica degli impatti di Expo 2015, pensati e realizzati con gli agricoltori. 
Sono stati elaborati studi sulla valle del fiume Lambro (RE Lambro), sulle fasce ferroviarie in esercizio e dismissione (Rotaie Verdi), sul nord cittadino tra Parco Nord, ex Paolo Pini e Groane (RiconnettiMi).  
 
L’esperienza dei parchi progettati e gestiti con i cittadini 
In questi anni ci siamo aperti a nuove forme di co-progettazione, cura e gestione del verde  con i cittadini. 
In pochi anni un grande parco incompiuto nell’area del l’ex Sieroterapico è diventato il Parco Segantini, in collaborazione con i cittadini e l’associazione Parco Segantini: oggi un luogo vivo di elevato valore ecologico grazie alla valorizzazione del sistema naturale della Roggia Boniforti. 
Il primo lotto del ‘Grande Parco Forlanini’, un progetto elaborato in forma partecipata con associazioni, università, agricoltori e altre realtà presenti nel territorio, è stato attuato creando un rete di 2 km di percorsi ciclopedonali a partire da viale Argonne attraverso le aree agricole del Cavriano. L’obiettivo finale è quello di rendere fruibile e percorribile l’area verde fino a l’Idroscalo, con la costruzione,  già finanziata, di un a passerella ciclopedonale sul Lambro. 
Grazie all’azione congiunta di associazioni senza fine di lucro e dell’Amministrazione sono nati 15 nuovi “Giardini Condivisi", luoghi dove cura del verde e socialità hanno fatto rifiorire aree un tempo degradate e sottoutilizzate.  
Dal 2015 è stato anche introdotto, con Italia Nostra, il “Giardiniere Condotto”, un esperto a disposizione per dare consigli a queste esperienze di cura partecipata del verde. 
 
Lo sviluppo qualitativo e quantitativo del verde urbano 
Abbiamo sviluppato una nuova visione che abbandona il verde ‘ornamentale’, costoso e di difficile gestione, per abbracciare il concetto di verde  perenne, autoctono e di alto valore ecologico. 
Questa visione privilegia il concetto di fruizione del verde, a disposizione di tutti, reso vivo dai cittadini grazie alla loro partecipazione. 
Oggi sono 400 le aree verdi adottate e curate direttamente dai privati, il doppio rispetto al 2011. 
Sono stati definiti nuovi criteri semplificati per la concessione di orti urbani, rendendo più lineare e trasparente una procedura prima a macchia di leopardo. Gli orti in città sono aumentati del 20%. Sono stati inoltre approvati i criteri per il convenzionamento di orti privati con finalità sociali e sono state promosse sperimentazioni di orti comunitari. 
Il patrimonio arboreo pubblico di Milano è cresciuto di circa 67.000 unità dal 2011 (il 60% nei quartieri, e il 40% nei grandi parchi, come Ticinello, Vettabbia, Bosco in Città e Parco Nord) e può contare, oggi, complessivamente su quasi 260.000 alberi.  
Oggi possiamo dire che realmente la natura è entrata in città anche attraverso la promozione della biodiversità, con l’introduzione di pratiche di rimboschimento e di prati fioriti non solo nei grandi parchi ma anche nel centro della città, con progetti sperimentali di apicoltura urbana e creazione di habitat favorevoli alla farfalle. 
 
Il recupero del rapporto tra città e agricoltura 
Abbiamo promosso una notevole crescita della tutela e della valorizzazione della funzione agricola, risorsa fondamentale anche per il presidio e la valorizzazione del territorio e del paesaggio, oltre che per il contenimento del consumo di suolo. 
Abbiamo lavorato al consolidamento del rapporto con i Distretti Agricoli della città e dell'area metropolitana (su un’area di 22.000 ettari), definendo con loro una cornice istituzionale, tramite l’approvazione dell’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale (AQST) “Milano Metropoli Rurale” (sottoscritto anche da Regione e Città Metropolitana), che ha portato all'avvio di un consolidamento contrattuale, di un miglioramento fondiario, di un rafforzamento della filiera (vendita di prodotti degli agricoltori di Milano nella grande distribuzione), di una rivisitazione dell’approvvigionamento idrico e della partecipazione delle aziende agricole alla gestione del verde pubblico. 
Ci siamo concentrati sulla prosecuzione, in forma organica, del percorso di recupero del sistema delle cascine storiche comunali, sia urbane che in territorio agricolo, come cura per il territorio che vede nel connubio città / campagna un fattore di riqualificazione anche delle fasce periurbane. 
Abbiamo avviato sperimentazioni connesse ad Expo 2015 (es., presso il Polo Tecnologico Padano, di cui il Comune è socio; di filiera corta presso la grande distribuzione); l'agricoltura è diventata cibo per la città, possibilità di lavoro, soprattutto per i giovani, e di innovazione, di tutela delle aree periurbane, di cultura nelle periferie, di servizi ricreativi e culturali per i cittadini. 
Il Parco Ticinello, il Parco della Vettabbia, il Parco delle Risaie e l'estensione del Parco Forlanini, sono  esempi di parchi realizzati con spinte dal basso che hanno saputo integrare e valorizzare il paesaggio agrario esistente. 
 
 
Verso un documento d’indirizzo strategico sul tema degli spazi aperti 
 
Operare oggi sul sistema degli spazi aperti significa intervenire in maniera diffusa sul paesaggio urbano tramite l’integrazione e la continuità dei diversi ambiti territoriali e le diverse  competenze. 
Significa privilegiare innanzi tutto le connessioni dei corridoi ambientali legando le aree verdi in un unicum territoriale.  
Significa promuovere la costruzione di relazioni materiali e immateriali tra il sistema del verde di prossimità, interno alle aree edificate e quello di scala urbana e territoriale, per arrivare a una ridefinizione del paesaggio urbano. 
Elaborare per la Città di Milano un documento d’indirizzo strategico per lo sviluppo degli spazi aperti significa in primo luogo individuare linee strategiche e azioni di medio e lungo periodo capaci di dare nuova linfa a piani e progetti per preservare e sviluppare l’ecosistema naturale: 
• attribuendo un ruolo di forte regia al Comune di Milano; 
• valorizzando le risorse  del sistema dei Parchi Metropolitani; 
• aumentando la permeabilità e la connessione degli spazi verdi all'interno del tessuto urbano; 
• considerando la manutenzione del verde come elemento fondamentale della progettazione; 
• sensibilizzando i cittadini sulla loro partecipazione alla cura del verde e sull'importanza del paesaggio agrario; 

Gli indirizzi che proponiamo di seguito si basano sull'assunto che la qualità complessiva degli spazi pubblici si attua, da un lato, attraverso la valorizzazione delle vocazioni principali del paesaggio naturale e, dall'altro, con un adeguato sistema di governo che gestisca la ricchezza dei diversi sistemi territoriali e avvii forme di coordinamento per ridurre lo spreco di risorse e ottimizzi i risultati.  
Per ciascuna delle linee strategiche che sono state identificate, verranno proposte alcune azioni possibili e alcuni sintetici indicatori. 
Introdurre degli  indicatori significa utilizzare dei parametri di misurazione in grado di mostrare l’adeguatezza delle attività implementate per il raggiungimento di alcuni obiettivi precisi, cioè “dimostrare l’efficacia e l’efficienza” delle azioni suggerite dal piano strategico. 
Specificatamente, gli indicatori ambientali sono strumenti in grado di evidenziare e valutare variazioni ampie rispetto alla situazione di partenza da utilizzare per il monitoraggio della qualità dell’ambiente urbano.  
Tali indicatori devono anche considerare l’aspetto qualitativo, contribuendo a rendere comprensibili i benefici apportati dalle azioni alle condizioni ambientali e di benessere, nonché il cambiamento di alcuni comportamenti da parte della cittadinanza. 

Una visione territoriale metropolitana 
  

La configurazione del sistema dei parchi metropolitani è l’elemento centrale nella costruzione della  strategia di sviluppo futuro del paesaggio a livello di città metropolitana, capace – per sua natura- di travalicare i confini. 
Il sistema dei parchi sovralocali consente una proiezione verso la regione urbana, mettendo in connessione i parchi della città metropolitana e i parchi esterni, integrandoli in un disegno unitario dei "parchi territoriali" attorno a Milano. 
La dimensione e la natura dei parchi metropolitani previsti dallo statuto della città metropolitana non può limitarsi all’unione automatica di Parco Nord e Parco Sud, ma deve riconoscere pregi e limiti delle esperienze passate e necessariamente includere le ramificazioni fluviali dell’Olona, del Lambro (tutto il PLIS Media Valle Lambro) e il neo istituito PLIS della Martesana. Si tratta infatti di promuovere il valore ecologico del parco metropolitano, oltre a quello fruitivo/di riqualificazione urbana e agricolo, e riconoscere come Milano sia al centro di una rete ambientale e non un luogo isolato da delimitare con una cintura.  
In questa prospettiva si può immaginare una “federazione” dei parchi metropolitani che muova dell’esperienza dei parchi partecipati dal Comune di Milano (Nord, Sud, Groane, Monza, Parco del Ticino, Media Valle Lambro, Martesana, Ticino, Adda) evitando la separazione tra nucleo centrale e parchi periferici. L’estensione del Parco del Ticino fino al centro di Milano e del parco dell’Adda fino a San Marco possono restituire due luoghi fondamentali della citta al loro più interessante rapporto con il territorio. 
L’impostazione di politiche e progetti deve essere integrata e capace di combinare livelli di tutela, progettazione paesistico-ambientale, fruizione, sviluppo del sistema agroalimentare e servizi collegati  introducendo una riflessione strategica sulle reti di trasporto in relazione ai parchi metropolitani. 
 
Azioni possibili 
• Istituzione del tavolo del sistema dei parchi metropolitani, con il compito di analizzare e coordinare gli scenari di sviluppo del paesaggio metropolitano, sotto la regia del Comune di Milano. 
• Sviluppo di azioni di marketing territoriale per realizzare e far percepire la città metropolitana come città verde-blu, con collegamenti di canali e ciclabili che portino gli abitanti della stessa a muoversi in modo sostenibile in alternativa alla macchina sia per svago che per lavoro. 
• Promozione di un tavolo di concertazione per la ridefinizione degli strategie della mobilità alla scala metropolitana: 
- modalità di  attraversamento dei territori dei Parchi, con la finalità di privilegiare il trasporto su ferro e l’intermodalità in sostituzione al trasporto su gomma; 
- realizzazione di percorsi ciclo-pedonali e corridoi ecologici di collegamento locale in coerenza al sistema di rete a livello metropolitano. 
• Riqualificazione diffusa delle principali reti stradali di accesso/collegamento tramite eliminazione di superfetazioni (pubblicità non regolamentare, cartellonistica ridondante, ecc.), progettazione e gestione dei margini, ottimizzazione delle sedi (risagomature, inserimento ambiti ciclabili, pedonali e TPL, etc.) con finalità paesaggistiche e ambientali. 

 
Indicatori possibili 
• Numero di progetti scaturiti dai tavoli istituiti. 
• Superfici  (HA) di infrastrutture verdi/blu  finanziate. 
• Km di percorsi ciclo-pedonali realizzati. 
• Numero di cartelli eliminati. 

Governance  
 
Il tema del governo degli spazi aperti si pone oggi come un aspetto centrale della riflessione e rappresenta una delle condizioni nodali per poter dare corpo alla visione strategica prospettata. 
Nella governance del verde, Milano deve riuscire a fare un passo avanti significativo verso il superamento della frammentazione attuale, promuovendo un modello che garantisca unitarietà di intenti, salvaguardando gli spazi aperti residui e valorizzando gli aspetti peculiari di ogni grande parco. E’ necessario dare spazio e favorire lo scambio e l’interazione tra le diverse realtà di parchi che, sotto molteplici punti di vista, rappresentano esperienze di grande interesse. 
Il disegno del sistema di governance può prendere avvio con la sperimentazione di forme di coordinamento e di integrazione tra gli enti parco esistenti e giungere nel tempo – e sulla base degli esiti della sperimentazione- a modalità organizzative con responsabilità dirette di gestione e controllo. 
 
Azioni possibili 
• Utilizzare le organizzazioni attualmente presenti sui territori per realizzare fisicamente i collegamenti tra i parchi e valorizzare le aree da esse gestite (CFU, Associazione Parco Segantini, Bosco della Giretta etc.) 
• Collaborare con Regione Lombardia perché la legge regionale sui parchi (attualmente in revisione), si sviluppi attraverso una visione strategica sia sul ruolo dei Parchi metropolitani, sia sulla struttura territoriale per definire accorpamenti di senso. 
• Costruzione di reti territoriali di PLIS (es. Nord-Ovest, Alto Milanese, Vimercatese e Adda Martesana) 
• Revisione della LR 86/83 e integrazione della LR 32/15. 
• Costituire un database del demanio paesaggistico metropolitano, un censimento completo degli spazi aperti metropolitani e del loro stato di utilizzo effettivo (attraverso integrazione di database esistenti e ulteriori ricerche e aggiornamenti). La finalità del database è disporre di un quadro aggiornato del demanio pubblico (dei Comuni, degli Enti Benefici e partecipati), delle caratteristiche del suolo nonché delle prestazioni ecosistemiche presenti e potenziali.  

 
Indicatori possibili 
• Numero di reti territoriali tra parchi costituite. 
• Realizzazione database del demanio paesaggistico metropolitano. 

 
Programmazione e pianificazione 
 
Milano vuole consolidare il paesaggio su scala metropolitana, ponendo al centro dell'attenzione progettuale gli spazi aperti urbani e agricoli e rendendo il verde un protagonista - e non un elemento residuale - sin dalla fase di pianificazione dell’area metropolitana.  
Ricompresi dentro a una visione strategica che valorizza gli spazi aperti, i grandi vuoti urbani (scali ferroviari, caserme, ex siti industriali come Bovisa e gli Ambiti di Trasformazione Urbana come ad esempio quello di Porto di Mare) e le aree verdi che verranno realizzate al loro interno possono giocare un ruolo fondamentale. 
E’ fondamentale che il tema dello spazio aperto acquisisca un ruolo centrale e diventi una delle parti costitutive della pianificazione della città pubblica.  Perché la nostra visione innalza i servizi della città pubblica a componenti fondamentali del  benessere e  della qualità urbana. 
Affermare il principio per cui il verde è un servizio è a tutela del verde stesso e può avvenire attraverso: 
• L’incentivazione e la promozione di pratiche di convenzionamenti al fine di immettere nel circuito verde proposte di gestione privata con finalità pubbliche; 
• L’incentivazione e la promozione di utilizzi temporanei di aree verdi e anche marginali, con la partecipazione anche di soggetti privati 
• L’ampliamento dei parchi cittadini (Forlanini, Cave, Lambro, parco dell’Acqua Rubattino, Teramo etc) 

Va sottolineato con forza il ruolo strategico che il verde gioca dal punto di vista del cambiamento climatico. E’ fondamentale ampliare il quadro di riferimento verso azioni sempre più rivolte all’ integrazione di componenti idrologiche e idrogeologiche. 
E’ necessario impostare studi multidisciplinari volti a definire i Servizi Ecosistemici dei parchi metropolitani (parchi regionali, PLIS, parchi urbani, parchi agricoli), a stimarne i valori materiali e immateriali al fine di informare politiche integrate che riconoscano in concreto i servizi erogati ai sistemi urbano tecnologici: si potrebbe iniziare con un caso pilota per poi estendere l’azione nella programmazione trentennale. Si ipotizzano percorsi con una forte componente partecipativa, fondamentale sia per le attribuzioni di valori (parte tecnica operative), sia per la funzione di disseminazione culturale.  
 
Azioni possibili 
• Definizione e monitoraggio del  valore del suolo del territorio metropolitano, anche in relazione alla normativa regionale 
• Incentivazione e promozione gli interventi volti all’attuazione dei meccanismi già previsti dal PGT e dal Regolamento Edilizio per la riqualificazione energetica degli edifici (es. green-roof). 
• Incentivazione e promozione per lo studio e la messa a punto di meccanismi compensativi a scala territoriale. 
• Ottimizzazione della gestione  delle infrastrutture verdi, in particolare, sistemi verdi lineari reticolo irriguo e  dei boschi secondo una visione unitaria attraverso piani  agroforestali e forme di gestione e utilizzazione associata privata e pubblica. 
• Ottimizzazione della gestione dei boschi secondo una visione unitaria attraverso piani di assestamento forestale e forme di gestione e utilizzazione dei sottoprodotti per comparti ampi; 
• Miglioramento generalizzato delle prestazioni ecosistemiche degli spazi aperti della metropoli milanese. 


• Realizzazione di parchi pionieri in aree in attesa di trasformazione secondo il principio: naturalizzare, curare, connettere. 
• Orientare anche con riuso temporaneo e impianti durevoli le azioni su aree ferroviarie e principali aree dismesse. 

 
Indicatori possibili 
• Mantenere indicatori già esistenti nelle VAS dei P.G.T. del Comune di Milano. 
• Mq acquisiti mediante meccanismo perequativo. 
• Numero di convenzioni stipulate con il privato. 
• Numero di connessioni ecologiche realizzate. 
• Mq recuperati a verde di aree oggi impermealizzate. 
• Numero e mq di tetti verdi realizzati. 
• Mq di aree attrezzate per abitante. 
• Numero di progetti sperimentali e temporanei avviati. 

 
 Il sistema delle acque 
 
Occorre valorizzare il sistema delle acque cittadine (falda, fiumi, navigli, corsi d'acqua minori, fontanili), che sono l'infrastruttura del verde/blu, delle connessioni ecologiche e della produzione agricola e dell’edificato. 
L’obiettivo generale deve essere quello di far convergere le azioni territoriali della metropoli milanese verso un modello insediativo in cui terra e acqua possano produrre una nuova fase di sensibilizzazione e civilizzazione. 
Sul reticolo idrico (composto da fiumi, Navigli e reticolo idrico minore), occorre definire una strategia complessiva di riferimento, a partire anche dai recenti studi di riconnessione idraulica del sistema dei Navigli, che consenta di recuperarlo appieno, anche tramite un’attuazione modulare per intervenuti di piccola scala e sequenziali. Occorre attuare una strategia complessiva di riqualificazione e di governo di tutto il sistema delle acque sia di Milano, che dell’area metropolitana nella sua unitarietà. Tutto questo comporta un aumento della resilienza di Milano, fondamentale per le sfide di questo secolo.  
Il Comune di Milano, in questa visione sistemica, deve mantenere e rafforzare il proprio ruolo di regia strategica, coinvolgendo in questo obiettivo di sviluppo del paesaggio agro-ambientale tutti i soggetti (pubblici e privati) in grado di dare il loro contributo, sopperendo così alla scarsità di risorse pubbliche. Deve inoltre fare rete con i Comuni dell’area metropolitana poiché il governo del paesaggio e dell’ambiente è possibile solo andando oltre i confini amministrativi. 
L’amministrazione deve essere capace di convogliare il più alto livello di sapere della città, e deve essere aperta alle sperimentazioni di innovazione su tutte le scale di paesaggio verde, agricolo e ‘blu’ della città. 
 
Azioni possibili 
• Affrontare il tema delle acque urbane in termini multifunzionali e multidisciplinari al fine di catturare tutte le potenzialità di riqualificazione del paesaggio urbano e delle aree verdi, anche residuali, attraverso l’impiego dei Sistemi di Drenaggio Urbano Sostenibile (SUDS). 


• Riqualificare i fiumi Lambro, Seveso e Olona come infrastrutture verdi e blu a servizio della città metropolitana. 
• Razionalizzazione del reticolo idrico superficiale con realizzazione di manufatti di regimazione standard, recupero delle acque irrigue attualmente perse nel sistema fognario etc.; 
• Riconnessione del fiume Olona e del torrente Lura. 
• Attuazione del progetto “100 Fontanili”. 
• Potenziamento e miglioramento del sistema irriguo roggia Vettabbia. 
• Proseguire con lo studio di fattibilità, già avviato, per la riapertura dei Navigli milanesi. 
• Progettazione integrata degli spazi aperti in genere e delle acque. 

 
Indicatori possibili 
• Numero di fontanili riattivati. 
• Numero di interventi di regimazione. 
• Numero di interventi per miglioramento sistema irriguo. 
• Numero di interventi di riqualificazione fluviale. 

 Il verde di prossimità  
 
La progettazione dell'uso e dell'organizzazione del verde urbano e delle aree libere residue esistenti come componenti essenziali dello spazio pubblico locale, costituiscono oggi un impegno centrale.  
Il “paesaggio come punto di partenza” (Michel Desvigne) dove l'attenzione è rivolta a caratterizzare lo spazio pubblico locale, in risposta alla domanda di integrazione e di usi legati alla vita quotidiana nei diversi contesti sociali ed insediativi della città, si contrappone ai grandi progetti spettacolari del passato.  Mai come oggi è necessario passare dalla logica delle grandi progettualità singole ad un concetto di processo sempre attivo di pianificazione, progettazione e realizzazione di progetti integrati. 
In questa logica dovrà attuarsi la politica integrata per gli spazi aperti, che attraverso il disegno urbano tenda a intrecciare il sistema del verde di prossimità a quello dei grandi parchi cittadini e periurbani, al sistema dei beni culturali, dei servizi alla persona e alle reti di mobilità lenta e che sia al contempo in grado di rinnovare quelle porzioni sottoutilizzate e degradate di città. 
I grandi parchi e i PLIS periurbani giocano un ruolo fondamentale a livello locale, come generatori di nuove occasioni da cui diramare connessioni e legami, superando la visione del sistema verde milanese come radiocentrico verso la costruzione di un sistema integrato di reti in grado di penetrare nella città costruita e di rafforzarne la permeabilità. 
Il disegno di una ‘infrastruttura verde’ tramite il completamento delle connessioni ecologiche si articola e prende vita a partire da questa dimensione fino a raggiungere quella più minuta del giardino di quartiere e dell’aiuola;  viene inteso come un  sistema di passaggi naturali che, migliorando la qualità ambientale della città, la rendono più accessibile e inclusiva, permettendo la fruizione in sicurezza di una molteplicità di attività.  
Se collegati da una infrastruttura verde, i parchi di scala più ampia così come le aree verdi più ridotte nelle dimensioni potranno contribuire alle necessità della città in senso lato, tenendo insieme le diverse funzioni,  svolgendo una funzione ecologica ed ecosistemica. 
Progetto e manutenzione devono essere pensati insieme, ciò permetterà di realizzare verde di qualità e duraturo nel tempo. 
Così come per la gestione di aree anche per i parchi occorrerà promuovere forme di partenariato pubblico privato; questo significa pensare a dei soggetti (associazioni, etc.) che se ne occupino non solo per la parte operativa, ma anche per la parte programmatoria progettuale, coordinando le attività di uso e di promozione culturale agli aspetti manutentivi, in una visione più gestionale del modello di parco anche nell’ambito del reperimento di risorse per il mantenimento futuro. 
 
Azioni Possibili 
• Rafforzamento delle reti verdi nel disegno pianificatorio. 
• Integrazione già nella fase progettuale delle diverse Direzioni dell’amministrazione coinvolte nella realizzazione di progetti. 
• Attuazione di politiche che incentivino il completamento delle reti ecologiche. 
• Proseguimento, in analogia a quanto avviene per alcuni interventi edilizi, della realizzazione per lotti d’intervento e per fasi dei nuovi parchi urbani in relazione alle risorse economiche disponibili. 
• Sviluppo di nuove modalità di finanziamento delle opere pubbliche con la messa a disposizione di un servizio dedicato all’incremento della partecipazione ai bandi di finanziamento europei, statali e regionali, oltre che delle fondazioni private. 
• Miglioramento della sicurezza nella fruizione dei parchi, attraverso una valorizzazione del ruolo delle Guardie Ecologiche Volontarie e la promozione di eventi culturali/aggregativi. 

  
Indicatori possibili 
• Mq di nuovi “spazi verdi” realizzati. 
• Reti ecologiche completate. 
• Numero di bandi/finanziamenti vinti o ottenuti. 
• Numero aree verdi collegate con paesaggi protetti. 
• Diminuzione numerica dei reati di microcriminalità. 

  
Il rapporto con l’agricoltura  
 
L’agricoltura va rafforzata, integrandola nella vita della città (più comunicazione, più servizi per la città, definizione puntuale della Food Policy cittadina), verso modelli innovativi e sostenibili.  
Prioritaria deve essere l’attuazione dell'AQST (Accordo Quadro Sviluppo Territoriale), il rafforzamento economico dell’attività agricola (anche come possibile fonte di lavoro, anche con bandi specifici rivolti soprattutto ai giovani che premino progetti agronomici integrati e multifunzionali), così come il recupero dei segni del paesaggio rurale, rafforzando le connessioni ecosistemiche, i possibili percorsi fruitivi, i nodi di significato e i possibili luoghi di socialità (es. le cascine storiche e gli altri luoghi da riqualificare o sottoutilizzati), soprattutto nelle aree della città più vulnerabili.  
E’ strategico in tal senso il coinvolgimento dei grandi proprietari fondiari Pubblici, (Enti Morali in particolare) e privati. 
 
E’ necessario innovare la filiera del cibo e dell’agroalimentare (anche su esempio di buone pratiche virtuose esistenti): ricostruendo la filiera agroalimentare, dalla produzione agricola alla distribuzione e consumo, con attenzione, su tutte le fasi, al tema dello spreco; rafforzando la rete di soggetti attivi su questi temi; introducendo elementi di innovazione nell’ambito dell’agricoltura periurbana (con attenzione alle dimensioni della biodiversità e della resilienza); costruendo una filiera sostenibile sul tema del cibo (dalla produzione al consumo), mettendo al lavoro approcci innovativi lungo tutti gli snodi. Va rafforzata la struttura comunale con competenze professionali in ambito agricolo e semplificate le procedure amministrative, in collaborazione con gli agricoltori.  
Per quanto riguarda l’attività agricola svolta direttamente dai cittadini, gli orti vedono una forte crescita della domanda (per la loro funzione aggregativa e sociale, oltre che di ritorno alla terra), cui deve corrispondere un forte aumento e diversificazione dell’offerta.  
 
Azioni possibili 
• Definire una pianificazione e programmazione unitaria strategica e multifunzionale degli agroecosistemi  finalizzando gli incentivi pubblici in particolare nell’ambito dell’AQST. 
• Definire una politica agricola integrata con la fruizione nella fascia più prossima all’urbanizzato e invece di conversione al biologico nel resto del parco Metropolitano.  
• Definire linee guida per la riqualificazione e il riuso del sistema del beni culturali e delle cascine svincolato dalla possibilità (limitata) di recupero da parte degli agricoltori ai quali è invece affidata in accordo la cura di parti del paesaggio urbano. 
• Avviare studi e proposte per la razionalizzazione delle dimensioni e degli indirizzi produttivi delle aziende agricole allo scopo di favorire maggiore redditività e ricadute positive sulla qualità territoriale generale. 
• Promuovere e sostenere progetti per l’innovazione di prodotto, di processo e di filiera (innovazione del sistema produttivo su modelli sostenibili, ottimizzazione delle risorse, nuove forme di vendita e commercializzazione integrata con i fabbisogni della popolazione metropolitana). 
• Istituire un gruppo interdisciplinare costituito da università, associazioni, consorzi, distretti etc., attraverso cui avviare ricerche, percorsi, azioni sperimentali a basso impatto ambientale, processi di educazione metabolica. 
• Comunicazione valorizzazione e promozione del territorio, della cultura rurale, del sistema del verde/spazi aperti: una grande mostra sul patrimonio rurale, sul paesaggio agricolo e sui valori di cui sono portatori. 
• Identificare un soggetto coordinatore, con duplice funzione di gestione e manutenzione delle singole aree e di organizzazione delle attività di socialità (ad esempio, come avviene al Bosco in Città). 
• Attuare progetti sperimentali per la realizzazione di orti ‘leggeri’ (con poche infrastrutture) creati direttamente dagli ortisti e assegnati per una sola annualità, a rotazione. 
• Promuovere , la gestione associata  pubblico privata delle grandi aree rurali urbane quali Ticinello , Vettabbia, Porto di Mare con duplice funzione di gestione agroforestale e manutenzione delle singole aree , e di organizzazione delle attività educative e di socialità.  

 
Indicatori possibili 
• Numero aziende agricole convertite al biologico. 
• Numero nuovi orti urbani gestiti. 
• Numero progetti/finanziamenti internazionali acquisiti. 
• Indice di efficienza metabolica. 

• Energia contenuta e CO2 emessa. 
• Livello di multifunzionalità e condivisione d’uso (agricolo/ricreativo). 
• Indice di attività sociale. 
• Indice di occupazione. 
• Numero di prodotti agricoli forniti al Mercato Milanese. 
• Ettari migliorati o recuperati nelle varie voci. 
• Indici di biodiversità. 
• Incremento numero addetti. 
• Volumetrie recuperate. 
• Incremento del reddito degli agricoltori. 
• Diminuzione delle spese del comune per la gestione del territorio. 

  
Partecipazione e cura del verde, promozione e comunicazione 
 
Abbiamo detto che intervenire nella riqualificazione diffusa del paesaggio urbano tramite l’integrazione e la continuità dei diversi ambiti d’intervento significa mettere a sistema differenti tipologie di azioni, da quelle di più ampia visione legate a indirizzi strategici e a obiettivi di raggiungimento qualitativo, a operazioni di tipo più elementare e puntuale di manutenzione ordinaria o micro-interventi. 
Riteniamo che in tutte le fasi di questo processo, l’elemento indispensabile sia la partecipazione attiva dei cittadini: così come durante le scelte di progettazione, trasformazione e adeguamento dello spazio pubblico è necessario dare ascolto alle reali esigenze del territorio, così per il buon mantenimento degli spazi aperti la partecipazione attiva dei cittadini contribuisce alla loro cura, costruzione e presidio.  
Il coinvolgimento dei cittadini produce senso di appartenenza e nuove forme di comunità locali che conducono al rispetto e al controllo del territorio; azione difficile e lenta ma fondamentale per garantire il buono stato di preservazione degli spazi pubblici (ad esempio, l’app ‘Ghe Pensi Mi’ conta più di 2.000 interventi di manutenzione realizzati in seguito a segnalazioni da smartphone di cittadini e cittadine).  
In questa chiave il “volontariato verde” va visto non solo come uno strumento di supporto alla pubblica amministrazione in termini di risorse materiali ma anche come modalità con cui la cittadinanza opera concretamente, conosce i progetti e le motivazioni delle scelte. E alimenta in questo modo il senso civico cittadino. 
Aumentare la partecipazione sui temi ambientali, significa innanzitutto essere in grado di promuovere e comunicare con maggior chiarezza i servizi, le aree a disposizione, i progetti in atto e quelli futuri. Significa rendere comprensibili e accettate azioni di cura del verde e al tempo stesso diffondere una maggior conoscenza e cultura del verde. 
Ad esempio abbiamo realizzato due edizioni di “Green City Milano”, 3 giorni dedicati al verde che hanno visto la partecipazione di più di 200 realtà che hanno organizzato più di 500 eventi diffusi nell’arco di 6 giorni; la comunicazione ora si può programmare in modo  più ancora più strutturato e capillare, con strumenti specifici per i diversi target di riferimento. 
 
Azioni Possibili 
• Censire e mettere a disposizione nuove aree nell’ottica di mettere in circolo il maggior numero di progetti, rendendoli facilmente fruibili dai cittadini. 
• Educare alla partecipazione: gli spazi aperti condivisi possono diventare i fulcri di una comunità, delineando nuovi modi di vivere la città attivando collaborazioni con scuole associazioni, gruppi di anziani etc. 
• Stimolare la creazioni di reti, verticali e orizzontali, che vedono nella cura del verde anche uno strumento di socialità, per una città sempre più viva e coesa.  
• Aumentare e migliorare la comunicazione non solo per promuovere le possibilità esistenti con chiarezza, ma anche con l’obiettivo di avviare una più ampia selezione dei soggetti partner. 
• Candidare Milano come “European Green Capital”. 
• Introdurre delle forme di tutela dell’Amministrazione nei contratti a garanzia della buona riuscita dei progetti (depositi cauzionali, penali, etc). 
• Diversificare le modalità di uso dello spazio, anche legato al reperimento di risorse economiche.   
Indicatori possibili 
 
• Numero di abitanti che possono raggiungere aree verdi attrezzate a piedi in max 10 minuti. 
• Numero di progetti partecipati e “giardini condivisi”.  
• Numero di sponsorizzazioni e di manutenzioni in partenariato pubblico/private. 
• Numero di reti e associazioni che si occupano della cura del verde cittadino. 
• Numero di ‘gruppi di gestione’ e referenti certi per ogni area verde 

  
Alberi, piante perenni e nuovi saperi 
 
In un ragionamento complessivo di visione degli spazi aperti, una  gestione del verde ispirata a principi di innovazione e sperimentazione gioca un ruolo centrale.  Una gestione capace di coniugare le nuove conoscenze tecniche all’utilizzo di saperi più antichi; capace di ricercare l’ottimizzazione delle risorse e al tempo stesso sviluppare il verde esistente con interventi qualificati; e capace di articolare le modalità di intervento sulle diversità che gli ambiti paesaggistici presentano. 
E’ di fondamentale importanza valorizzare e proteggere il patrimonio arboreo urbano, con particolare riferimento alla suo valore all’interno dei differenti ecosistemi. 
Gli alberi a Milano devono convivere con una serie di costrizioni e di elementi negativi: 
• la scarsità degli spazi a loro destinati, che devono essere condivisi con la viabilità stradale e i cantieri ad essa connessi e con la sosta delle auto, elementi che spesso ne compromettono la crescita; 
• la continua evoluzione del clima con temperature di 3-4°C superiori alle medie stagionali, o l’alternarsi di periodi molto piovosi con precipitazioni superiori alle medie, a lunghi periodi con assenza di piogge che hanno influenzato fortemente la crescita/attecchimento degli alberi, nonché favorito lo sviluppo di particolari patologie. 

In questi anni il Comune ha privilegiato piante più resistenti e resilienti, promuovendo al contempo una presenza più marcata di alberi da fiore per tutelare la biodiversità.  Si è dunque puntato su querce, tigli, peri e meli per arricchire il patrimonio.  
La potatura degli alberi deve essere considerata nella sua estrema delicatezza e attuata solo se strettamente necessaria, seguendo le tecniche più innovative presenti sul tema. 
E’ fondamentale perseguire la diversità biologica, con la consapevolezza anche del suo aspetto qualitativo;  la ricchezza di specie infatti non è sempre sinonimo di elevata qualità. Bisognerà operare sulla scelta delle specie da introdurre con un grande cambiamento nell’approccio culturale, considerando tutti gli spazi aperti come luoghi a servizio del variegato ecosistema urbano. 
E’ sicuramente da incentivarsi l’uso di piante autoctone e perenni, concorrendo al mantenimento della biodiversità, all’inserimento armonioso degli spazi nel paesaggio nonché al risparmio effettivo dei costi di manutenzione e gestione.  
Questa diversità vegetale si rifletterà automaticamente anche sulla diversità animale, con particolare riferimento alle specie impollinatrici, puntando a riportare le farfalle in città attraverso la creazione di ‘corridoi biologici’ anche attraverso il coinvolgimento dei cittadini invitati a piantare sui propri balconi, terrazze, davanzali e aiuole condominiali le specie più adatte.  
 
Azioni Possibili 
• Adozione di un piano di gestione del patrimonio arboreo cittadino che introduca delle regole (rinnovo alberature, incremento dei monitoraggi, tutela dei siti di radicamento stradali, piano di gestione quinquennale). 
• Rinnovo alberature stradali e dei parchi (40% giovani, 30% adulte, 20% mature, 10% senescenti). 
• Inserimento nuovi generi e incremento biodiversità: in funzione del cambiamento climatico in corso (Temp_media aumentata 2°C negli ultimi 15 anni). 
• Avviare un programma di comunicazione e informazione del pubblico sulle buone pratiche per 

la gestione del verde. 
• Avviare un programma di formazione del personale impiegato nella progettazione come nel controllo degli interventi sia manutentivi sia di nuovo impianto.

• Potenziamento servizio manutenzione, richiedendo per norma le competenze necessarie le relative certificazioni alle aziende incaricate sia dei nuovi impianti sia della manutenzione. 

 Indicatori possibili 
• % di piante ri-piantumate in un determinato arco di tempo. 
• Numero nuovi alberi messi a dimora. 
• Costi di manutenzione ordinaria e straordinaria. 
• Incidenza delle malattie legate ai livelli di inquinanti presenti in ambito urbano. 
• CO2 equivalente assorbita. 

  
Manutenzione qualificata 
 Avviare lo studio per il piano strategico del verde di Milano significa non solo lavorare nell’ottica di aumentare e migliorare la copertura vegetale della città, ma anche porsi l’obiettivo di manutenerla nel lungo termine. E significa riconoscere alla manutenzione del verde un ruolo strategico. 
In questa ottica la manutenzione acquisisce un ruolo centrale non solo come elemento di mantenimento del verde urbano già esistente, ma anche quale elemento da tenere in considerazione già in fase di progettazione del ‘nuovo verde’. E la progettazione deve essere attuata con la consapevolezza che, essendo il verde per sua natura mutevole nel tempo, la manutenzione sarà nei fatti elemento di modifica della progettazione originale. 
Una corretta pianificazione degli interventi di  manutenzione inoltre, può garantire il mantenimento a lungo termine di un intervento paesaggistico, abbattendone notevolmente i costi di gestione. 
Una visione innovativa della manutenzione si misura con elementi imprescindibili, quali: 
• disponibilità di risorse economiche, spesso scarse; 
• differenti tipologie di contesti urbani; 
• salvaguardia della pubblica incolumità; 
• variazioni climatiche 
• costante aggiornamento delle conoscenze che determinano nuove  tecniche manutentive. 

Occorre  considerare che la manutenzione del verde si deve oggi poter avvalere di nuove conoscenze che determinano nuove tecniche di intervento e questo può avvenire solo tramite un’importante formazione costante degli operatori. 
 
Azioni Possibili 
• Avviare una programmazione pluriennale delle manutenzioni. 
• Adozione di un regolamento del verde. 
• Programmare una formazione continua del personale. 
• Richiesta di maggiori competenze e garanzie di certificazione alle aziende incaricate per i servizi esterni. 
• Avviare un programma di comunicazione e formazione del pubblico. 
• Predisporre un manuale per definire gli ambiti di intervento e regolare la collaborazione tra le diverse competenze (impiantistiche, edili, paesaggistiche) al fine di garantire il compimento a regola d'arte di ogni intervento in ambito urbano. 

 
Indicatori 
• Costi della manutenzione ordinaria e straordinaria. 
• Numero di interventi ordinari e straordinari. 
• Numero di ore di formazione. 
• Numero di nuove tecniche impiegate. 

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