Allarme rivolte in via Corelli

Milano (Giornale - Paola Fucilieri), 12 febbraio 2021

La denuncia del sindacato Sap riguardo la gestione del Cpr milanese

Non è nuova la battaglia del sindacato di polizia Sap e del suo segretario provinciale, Massimiliano Pirola per rendere più umane le condizioni di vita degli ospiti del Centro di permanenza rimpatri di via Corelli, anche nell'ottica di alleggerire l'operato dei numerosi colleghi delle forze dell'ordine che lì prestano servizio, e per ridurre azioni di rivolta.
Proprio su sollecitazione del Sap, martedì 9 febbraio 2021 il neo-questore, Giuseppe Petronzi si è recato a visitare il Cpr.
Pirola - che spesso si è espresso sul numero eccessivo di Polizia di Stato, di Carabinieri e di Guardia di finanza (crca 160 agenti, che si alternano nell'arco delle 24 ore, oltre a quelli che lavorano fissi nel centro sottratti all'ordine pubblico e alla sicurezza, per sorvegliare più o meno una quarantina di stranieri), stavolta si esprime con enfasi: "Ci credereste se dicessimo che gli immigrati ci assicurano che stavano meglio nel carcere di San Vittore dove almeno l'essenziale veniva garantito e tanto serviva per non farli sentire alla stregua di animali stipati in gabbia?".
Il sindacalista, che ha diffuso un comunicato provocatorio sull'argomento, dichiara che "gli ospiti in attesa di espulsione attendono la cena fino alle 22 oppure saltano il pasto, alcuni si lamentano per il freddo a causa della mancanza di coperte, e ritengono - giustamente - che la biancheria e gli indumenti andrebbero cambiati con maggior frequenza, altri accusano sovente i malori più disparati: comprensibilmente, visto che il posto è ignobile sotto il profilo della tutela dei diritti umani (anche quelli dei colleghi), e da quando c'è stata l'ultima rivolta con relative devastazioni di ambienti (a fine ottobre 2020), i cinque settori sono stati ridotti a due".
"Sul sanità, molti ospiti sono tossico-dipendenti, quotidianamente in crisi d'astinenza, alcuni dovrebbero osservare, a orari precisi, delle terapie farmacologiche, però non sempre somministrate; altri, infine, per guadagnare più agevoli occasioni di fuga, si auto-lesionano con le più disparate modalità: nell'immediato avrebbero bisogno del primo soccorso, ma così non è, perché il centro medico interno, che dovrebbe funzionare 24 ore al giorno, non lo è, e la presenza saltuaria di un infermiere non può certo bastare: una situazione sanitaria gravissima".
Termina il segretario del Sap, Pirola: "Sapete che gli ospiti interloquiscono più con le forze dell'ordine che con il personale della cooperativa? Solo questa consolidata capacità di ascolto da parte degli agenti ha ridotto e anche evitato le tante, troppe, rivolte scaturite in questi mesi".

Aggiornato il: 12/02/2021