A Opera il Cenacolo di Leonardo

Milano (www.mi-lorenteggio.com), 13 aprile 2019

Nel carcere alla scoperta del capolavoro leonardesco

Poteva Leonardo essere dimenticato, nell'anno del cinquecentenario, dentro le mura di carcere? No di certo. A ricordare il grande e poliedrico artista nella Casa di reclusione di Opera ha provveduto Luca Frigerio, giornalista, scrittore (suo il libro "Il Cenacolo di Leonardo", uscito con i tipi di Ancora editrice) e divulgatore culturale. La narrazione è ruotata intorno all'Ultima Cena che Gesù consumò insieme ai discepoli alla vigilia della sua Passione, uno dei momenti più intensi e drammatici nel racconto dei Vangeli. Ma è anche il fulcro della fede cristiana.
"Per questo gli artisti, nei secoli - ha esordito Luca Frigerio - hanno riprodotto innumerevoli volte questo mistico banchetto di duemila anni fa, sottolineandone ora il significato sacrificale, ora la rivelazione del tradimento di Giuda, ora il momento esatto dell'istituzione dell'eucaristia, ma spesso riunendo tutti questi aspetti in un'unica immagine di forte impatto visivo e di profonda valenza simbolica.

Capolavoro assoluto del genio del Rinascimento italiano, il Cenacolo nel Refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano, che già Goethe aveva definito come "Il vertice insuperato dell'arte di tutti i tempi", è stato analizzato nei suoi molteplici aspetti. Rispondendo fondamentalmente, in modo semplice e con taglio divulgativo, adatto a tutti ad alcune domande fondamentali: Cosa ha voluto rappresentare Leonardo in quest'Ultima Cena? Che tecnica ha usato? Perché quest'opera oggi appare così rovinata? Perché è stata così ammirata e celebrata in tutte le epoche? Qual è il suo significato religioso?

Un percorso per immagini affascinante ed emozionante, dove l'arte si intreccia con le Sacre Scritture, la storia si incrocia con la teologia, l'umano incontra il divino. In una scoperta continua di simbologie oggi per lo più dimenticate, ma che ci riportano nel vivo della spiritualità medievale e della cultura rinascimentale. Perché la rivoluzionaria impostazione spaziale dell'Ultima Cena di Leonardo, il muto linguaggio dei corpi che si fa espressione dei "moti dell'animo", la sua altissima qualità artistica sono tutti elementi eccezionali, ma che da soli, lo intuiamo, non sono infine sufficienti a giustificare il rapimento estatico che ogni volta e per chiunque si ripete davanti a questa pallida immagine divorata dal tempo. E che proprio in questo suo svanire fisico e materiale pare invece svelarsi agli occhi del cuore.
Un racconto affascinante che i ristretti presenti hanno mostrato di apprezzare, non mancando di formulare delle puntuali domande, alle quali Luca Frigerio - ringraziato per questa sua performance dalla Casa di reclusione - non ha mancato di rispondere.
L'incontro ha dimostrato una volta di più come l'arte riesca a superare barriere come quelle del carcere regalando momenti di autentico piacere per le cose belle e momenti di riflessione.