Domenica dalle ore 18.00 all’Ottagono si rievocano i 140 anni

Galleria: un volume e una rievocazione scenica ne ripercorrono la storia

La realizzazione della Galleria Vittorio Emanuele ha cambiato il volto alla città dandoci un monumento di magnificenza civile. Una vicenda, quella della sua costruzione, di grande interesse che tocca temi attuali come il marketing urbano e il project financing In Galleria si trova l’Urban Center, un "salotto nel Salotto" per la sua posizione e per la sua natura e funzione di incontro e dialogo fra Pubblica Amministrazione e cittadini

Giovanni Verga - Sviluppo del Territorio

20/09/2003




Fu nelle sedute del 15 e 16 settembre del 1863 che il Consiglio comunale prese la storica decisione di costruire la Galleria: a centoquarant’anni di distanza, nel suo Ottagono, la Galleria viene celebrata e la sua edificazione ripercorsa con la presentazione del volume La galleria di Milano. Lo spazio e l’immagine edito da Skira, autori Massimiliano Finazzer Flory e Silvia Paoli, conservatore dell’Archivio Civico Fotografico del Comune di Milano, e con uno spettacolo: Galleria, Milano. Ambizione, denaro, architettura e morte in una storia di magnificenza civile di e con Gaetano Lisciandra.

L’appuntamento è alle ore 18.00 di domenica 21 settembre presso l’Ottagono.

Alla presentazione del volume, oltre agli autori, interverranno l’assessore allo Sviluppo del Territorio Gianni Verga e il critico d’arte Rossana Bossaglia .
Ci saranno anche Liliana Bertoni, Cristiano Ceretti, Matteo Codignola, Simone Sanfratello, che hanno curato la ricerca storica e la regia scenica e Marco Balbi, Claudio Beccari, Adele Pellegatta e Gianni Quillico che ne interpretano la rievocazione in forma scenica.

“La storia della costruzione della Galleria – sottolinea l’assessore Verga - è stupefacente perché, pur risalendo a 140 anni fa, ha degli elementi di modernità che la rendono estremamente attuale. E’ molto interessante vedere come i nostri predecessori abbiano costruito un simbolo di Milano attraverso un project financing ante litteram. Inoltre la costruzione della Galleria ha comportato un mutamento radicale della zona in cui è stata costruita, segno che non si deve avere paura del cambiamento quando questo è mosso dalla bellezza, dall’eccellenza progettuale, dallo spirito civico e dalla conoscenza.

“L’architetto Mengoni – prosegue Verga - ha dimostrato che se il progettista crede fermamente nel suo lavoro, fa di tutto, anche impegnandosi economicamente in prima persona, perché il suo progetto veda la luce. Esempio, quello di Mengoni, che l’arch. Norman Foster ha fatto suo”.

IL VOLUME
Il volume “ La galleria di Milano. Lo spazio e l’immagine” ripercorre la storia della costruzione della Galleria attraverso una serie di fotografie d’epoca, perlopiù inedite, che ne documentano tutte le fasi costruttive, dalla posa della prima pietra, avvenuta il 7 marzo 1865, alla sua conclusione nel dicembre del 1877. Le fotografie furono scattate tra il 1865 e il 1877 dai fotografi Hippolyte Deroghe & Francesco Heyland, famosi fotografi già attivi a Parigi. Sono state realizzate in grandi formati con la tecnica di stampa all’albumina e virate all’oro, nitide e di notevole perizia tecnica. La documentazione delle diverse fasi costruttive procede viene illustrata secondo un rigoroso ordine cronologico. Le inquadrature passano dalla veduta d’insieme alla ripresa dei particolari architettonici, specie delle innovative strutture in ferro e vetro, uscendo in varie occasioni dai rassicuranti confini della prospettiva lineare per tentare scorci arditi, anticipatori di un diverso e moderno linguaggio visivo. L’architettura può essere letta nei dettagli e le fotografie divengono, quindi, un utile supporto alla conoscenza della storia costruttiva della Galleria, una tra le imprese architettoniche più straordinarie dell’Italia unita.
L’intera serie di fotografie originali è composta da 62 immagini alcune delle quali mai pubblicate. Le immagini sono state gentilmente messe a disposizione dal Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano che vanta le massime raccolte italiane di fotografia qualificandosi come luogo della memoria, custode negli anni dell’identità storica, sociale e culturale della città di Milano.

LA RIEVOCAZIONE IN FORMA SCENICA
La rappresentazione, di e con Gaetano Lisciandra, racconta la realizzazione della Galleria Vittorio Emanuele II che rappresenta uno degli interventi più incisivi sul centro di Milano.
Il racconto ha inizio dal 1859, anno in cui il Consiglio comunale si riunisce per discutere della sistemazione della Piazza del Duomo e della realizzazione di una “grandiosa via”. Assessori e Podestà espongono poi il piano al sovrano manifestandogli l’intenzione di organizzare due lotterie per raccogliere i fondi necessari per realizzarlo. Il piano viene accolto e, ai primi di febbraio del 1860, tutti i decreti necessari per la lotteria e gli espropri sono già firmati. Nello stesso anno viene bandito un “concorso di idee” aperto a tutta la cittadinanza milanese a cui fanno seguito ben 176 proposte.
Nel 1861 viene bandito il secondo concorso destinato ai soli “cultori dell’arte” dove, fra i 18 progetti esaminati, quello dell’architetto milanese, Giuseppe Mengoni, risulta il più meritevole.
Il terzo concorso del 1863, limitato a tre partecipanti, vede la definitiva vittoria del Mengoni . E’ solamente nel marzo del 1865 che iniziano i lavori e il 15 settembre 1867 vi è l’inaugurazione della Galleria ad eccezione dell’arco di ingresso verso piazza del Duomo. Il lavori proseguirono con una serie di interruzioni fino al 1877. Il 24 febbraio 1878 viene finalmente inaugurata.

IL PROJECT FINANCING
La costruzione della Piazza del Duomo e della Galleria Vittorio Emanuele comportavano, per la loro dimensione, un impegno economico che le finanze ordinarie del Comune di Milano, appena costituito dopo l’unificazione d’Italia, non potevano sopportare. Le aree su cui dovevano essere realizzate la piazza e la galleria erano, inoltre, di proprietà privata e occupate da edifici per lo più di origine medievale.
La soluzione trovata fu molto innovativa. Si pensò infatti di espropriare le aree necessarie, demolire gli edifici medievali esistenti e cedere poi a operatori privati i lotti sui quali, secondo il progetto, si dovevano realizzare la Galleria e gli edifici di contorno alla piazza. I corrispettivi delle cessioni dei lotti e dei relativi diritti di edificazione avrebbero quindi consentito di coprire, almeno in parte, i costi di esproprio e di realizzazione degli spazi pubblici.
Dovendo iniziare con gli espropri dei circa 20.000 mq interessati al progetto, il cui costo era stimato in circa 12 milioni di lire di allora, il Comune pensò di acquisire la necessaria liquidità con i proventi di una lotteria che fu bandita nel 1860. Il ricavo della lotteria, inferiore alle previsioni, spinse l’Amministrazione a raggiungere un accordo con un pool di otto banche italiane e straniere per un prestito da dieci milioni di lire. Il prestito, da estinguere in 55 anni, comportava per il Comune un costo di 27 milioni, da pagarsi in rate annuali di 490 mila lire l’una. Per farvi fronte, il Comune, avuti i dieci milioni, avrebbe provveduto a reinvestirne 8 e mezzo in titoli di stato e comunali che, avendo un tasso d’interesse più alto rispetto a quello pattuito con le banche per il prestito, avrebbero reso da soli 490 mila lire annue necessarie per il rimborso del mutuo. Al Comune sarebbe rimasta quindi una liquidità di un milione e mezzo di lire da utilizzare per gli acquisti delle aree interessate dal progetto. Acquisti che il Comune intendeva effettuare con gradualità, in funzione anche delle cessioni a privati dei lotti edificabili.
Superata la questione finanziaria, la Giunta avviò le trattative per la cessione dei lotti e l’inizio dei lavori, operazione che non poteva più attendere in quanto il Comune aveva nel frattempo già acquisito aree e case per 2 milioni e seicento mila lire e aveva la necessità di cedere i lotti edificabili. Stava quindi cercando operatori economici disposti ad investire nell’operazione. Dopo varie trattative l’appalto venne dato alla Compagnia Immobiliare Italiana la quale, tuttavia, subito dopo si ritirò lasciando il campo alla City of Milan Improvements Company Limited. Secondo il contratto stipulato, la compagnia inglese era proprietaria dei fabbricati e si assumeva gli oneri dei lavori di costruzione, mentre il Comune conservava la proprietà del suolo della Galleria, considerato come una strada pubblica, e si assumeva gli oneri relativi agli espropri per le demolizioni.
Fin dall’inizio però i rapporti con i dirigenti della City of Milan non furono facili tant’è che il Mengoni per sopperire alla mancanza di puntualità della società inglese nell’invio dei fondi alle date prestabilite, si fece carico in prima persona di anticipare le somme dovute agli impresari e di trovare compromessi con il Comune.
Dopo l’interruzione dei lavori nel 1867 per mancanza di fondi, ancora una volta l’architetto milanese si interessò in prima persona andando a Londra e convincendo la società a stanziare quantomeno una piccola somma per continuarli, almeno in piccola scala. Finalmente, dopo due anni di interruzione, i lavori ripresero ma il Comune che aveva acquistato le proprietà della City of Milan dovette rivedere i suoi programmi, procedendo direttamente al compimento anche degli altri fabbricati, in quanto nessuno si faceva più avanti per acquistare i lotti residui.
E’ a questo punto che l’arch. Mengoni si offrì di assumere direttamente, anche come costruttore, l’appalto dei lavori per la realizzazione del grande Arco di ingresso alla Galleria da piazza Duomo. La difficoltà di assegnare senza gara un lavoro pubblico fu superata con l’interpretazione che non si trattava di un edificio ma di un’opera d’arte.
Il costo complessivo per la realizzazione della Galleria fu di 30 milioni di lire(pari ai nostri 90 milioni di euro)

L’evento è stato realizzato in collaborazione con l’Urban Center e con il contributo di Assimpredil.
Per informazioni alla stampa:Claudia Galassi 02.884.66373- 53254 335-7846598
claudia.galassi@comune.milano.it