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L'errore di Tolomeo

Alcune incongruenze di un antico trattato greco di cartografia nasconderebbero un'informazione rivoluzionaria, finora sfuggita, circa la conoscenza delle Piccole Antille nei Caraibi
Conferenza di Mauro Arpino; martedì 22 ottobre 2013 - ore 21:00

Egitto, circa l'anno 150 d.C.

Claudio Tolomeo, uno dei massimi scienziati della sua epoca, scrive un trattato in lingua greca di geografia matematica che diventerà noto semplicemente come “Geographia”; un'opera fondamentale per la storia dei secoli successivi perché la cartografia moderna non e' altro che quella di Tolomeo recuperata dagli studiosi rinascimentali.

Nel 1406 Jacopo d'Angelo da Scarperia ne farà una prima traduzione in latino, innescando in Europa la rinascita della cartografia e il conseguente impulso ai viaggi di esplorazione. Si tratta di un testo a carattere matematico, dove ogni località è individuata da due coordinate: latitudine e longitudine.

L'epoca in cui viveva Tolomeo era però un periodo di declino culturale e per realizzare la sua opera egli poté solamente attingere ad autori dei secoli precedenti quali Eratostene di Cirene e Ipparco di Rodi.
Ma Tolomeo commise un errore. Mentre Eratostene verso il 240 a.C. aveva misurato la circonferenza terrestre attribuendole un valore di 252.000 “stadi” - oggi sappiamo con un errore inferiore all'1% - Tolomeo accettò come circonferenza della Terra solamente 180.000 stadi. Tuttavia le distanze tra le località di cui Tolomeo fornisce le coordinate, ben 6.345, sono molto vicine al valore vero. E' come se avesse “incollato” le terre emerse allora note – l'ecumene – sopra un mappamondo molto più piccolo dilatando, di conseguenza, le longitudini delle città.

Perché Tolomeo commise questo errore? Per quale motivo nel II secolo d.C. gli studiosi si convinsero che la Terra fosse più piccola di quanto correttamente misurato da Eratostene?

Nella “Geographia” si prendono in considerazione le estremità delle terre note, sia ad occidente sia ad oriente. Si tratta delle cosiddette “Isole Fortunate” a ovest e “Sera Metropolis”, ovvero la capitale della Cina a est. Tolomeo intendeva come “Isole Fortunate” (o “dei Beati”) l'arcipelago delle Canarie. Ed è proprio questo il problema. Infatti una recente analisi statistica di Lucio Russo ha permesso di identificare una dilatazione sistematica delle longitudini tolemaiche. Dall'analisi consegue la possibilità di ricalcolare le longitudini delle Isole Fortunate come intese originariamente dalle fonti antiche di Tolomeo, in particolare Ipparco.

Si scopre così che le Isole Fortunate non sono le Canarie, ma gli autori del II e III secolo a.C. intendevano le Piccole Antille nei Caraibi. Questo significa che precise coordinate di isole caraibiche erano state comunicate a scienziati come Ipparco perché fossero utilizzate nei trattati di geografia, successivamente andati perduti.

Siamo forzati a concludere che i greci avessero nozioni di isole e territori mesoamericani probabilmente scoperti dai punici. In seguito, con la fine del periodo aureo dell'ellenismo, coincidente con l'espansione di Roma nel Mediterraneo, i rari studiosi dell'epoca imperiale avevano perso nozione di rotte a lungo raggio. Avrebbero così tentato di salvaguardare la coerenza logica rimpicciolendo la Terra e “avvicinando” le Isole Fortunate.

Se questo scenario è accettato allora troverebbero una giustificazione plausibile alcune evidenze archeologiche altrimenti inspiegabili, come la rappresentazione di ananas in un affresco nella Casa dell'Efebo a Pompei o in un mosaico di età augustea presso Roma, in località Grotte Celoni o la terracotta di epoca romana raffigurante una testa rinvenuta nel 1933 in una sepoltura precolombiana a Tecaxic-Calixtlahuaca, in Messico, che testimonianze affidabili hanno certificato intatta fino al ritrovamento e la termoluminescenza ha attribuito all'epoca romana.

La circostanza che pittori e mosaicisti avessero una qualche familiarità con ananas originari del Mesoamerica suggerisce una sia pur minima disponibilità di beni provenienti da territori oltre atlantico su rotte ben stabilite.

Sembrerebbe quindi che partendo da porti iberici di origine punica, viaggi su rotte transatlantiche siano continuati in epoca imperiale. All'insaputa delle autorità di Roma.

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