Ylenia, studentessa-tutor tra i detenuti

Milano (bnews-unimib.it - Veronica D'Uva), 12 aprile 2019

Un ponte tra università e carcere

Dal 2013, l'Università-Bicocca entra in carcere tramite i suoi studenti. Con il progetto "Adotta un detenuto per studiare insieme", l'Ateneo ha avviato un'azione di tutoraggio all'interno delle Case di reclusione di Opera e Bollate. Si tratta di un servizio di accompagnamento allo studio per i detenuti iscritti all'Università fornito da studenti selezionati annualmente attraverso un bando.
Ylenia Cavallo, iscritta al terzo anno di Giurisprudenza, ci ha raccontato la sua esperienza presso il carcere di Bollate. La studentessa, che da grande sogna di diventare avvocato e avere uno studio tutto suo, spera anche di continuare a occuparsi dei diritti dei detenuti.
Ylenia, perché hai deciso di partecipare al progetto? Ho deciso di partecipare perché nel momento in cui mi è stato presentato ho pensato fosse un'ottima opportunità per conoscere una nuova realtà, quella carceraria, che molto spesso viene trascurata da chi non la vive in prima persona.
Quali sono i tuoi compiti all'interno del carcere? Il mio lavoro si svolge all'interno della casa di reclusione di Bollate, una o più volte a settimana, in spazi adibiti allo studio. In particolare, la mia figura è quella di intermediario tra studente/detenuto e la nostra università. Mi occupo principalmente di fornire loro materiale didattico e di gestire la prenotazione degli esami. Fornisco loro un sostegno durante lo studio, perché ad alcuni non è concesso avere un confronto diretto con il professore. La durata degli incontri varia da una a due ore.
Cosa stai imparando da questa esperienza? A livello professionale, mi ha dato l'opportunità di accrescere le mie conoscenze in merito al diritto penale, alla procedura penale e al diritto penitenziario, materie presenti nel mio piano di studio. A livello umano, mi ha permesso di approfondire la conoscenza dello studente/detenuto al di là della ragione per la quale si trova all'interno delle mura carcerarie. Mi ha aiutato inoltre ad apprezzare di più i legami che coltivo quotidianamente nella mia vita.