Un detenuto di Opera e la maturità classica

Milano (Corriere della Sera - Elisabetta Andreis), 25 giugno 2019

Un ergastolano affronta, greco, latino e professori del Berchet

Già avanti negli anni, sconta la massima pena per mafia: è in isolamento e non ha diritto a benefici, ma si è preparato al diploma classico. La commissione del liceo Berchet in carcere per fargli sostenere l'esame. L'esame di maturità sostenuto da una cella, con la prospettiva di non uscirne mai.
Un uomo condannato all'ergastolo ostativo, dopo un tempo lunghissimo al carcere di Opera, sceglie di cambiare la sua testa, non potendo cambiare la sua vita. Apre i libri di greco, latino e filosofia. Studia solo, per anni, immaginando di essere tra i banchi del liceo classico e in questo modo adesso può riscuotere quello che si è conquistato: l'attenzione di una schiera di professori che oggi lo ascolteranno, per circa mezz'ora. Interessati a capire (forse) non solo che cosa ha imparato delle varie materie, ma anche come è cambiato in tutti questi anni e chi è diventato adesso, come persona.
I commissari del Berchet entreranno nel penitenziario, saranno lì apposta per lui, che non incontra mai nessuno. Un po' emozionati, come lo è senz'altro quel maturando/detenuto per cui la legge esclude a priori benefìci penitenziari ma soprattutto la possibilità di un "riesame" della situazione generale: non gliela concederanno mai, durante l'infinito sforzo di rieducazione in cella.
È così per sette ergastolani su dieci, inchiodati alla pena perpetua "rigida e immodificabile" dell'ostativo (regime per cui la Corte europea dei diritti dell'uomo ha appena condannato l'Italia affermando che viola la Convenzione dei diritti dell'uomo). In carcere ci si dovrebbe riabilitare: ma da dove dovrebbe trarre motivazione il detenuto, se sa che nessuno riconoscerà i progressi che ha fatto nel percorso rieducativo?
Ecco allora la cultura che in un certo senso libera (la radice della parola "libro" sta proprio lì...) da quell'orizzonte chiuso. L'ergastolano chiamato dalla commissione d'esame ha già conquistato proprio questo: la speranza di essere finalmente visto da qualcuno (i professori) per come è diventato, riconosciuto come uomo diverso da prima, valutato per ciò che dimostra oggi e non solo per il reato che ha commesso ieri. È un diritto, in fondo: l'aspettativa al riconoscimento dell'avvenuta rieducazione e se lo sguardo degli altri ci definisce, è una opportunità tutt'altro che banale, anzi preziosa, vitale.
"Libertà è credere ostinatamente che ci sia una strada diversa e possibile, è scegliere attimo per attimo, nel presente, sapendo che nessuna scelta è mai definitiva: il perdono più difficile è quello che viene (o non viene) da noi stessi, ma sempre ci si può correggere, si può riparare", ripeteva Carmelo Musumeci, l'ex boss della Versilia diventato simbolo degli uomini ombra, i condannati all'ergastolo ostativo. Lui ha scontato trent'anni di carcere, molti durissimi, in isolamento completo, dovendo chiedere il permesso per tutto, persino per un foglio su cui scrivere e senza nemmeno l'ora d'aria. Solo, fermo a guardare il muro della sua stanza con la branda e una valigia che non poteva preparare mai.
Lui - caso unico ed eccezionale - è riuscito incredibilmente a ribaltare la propria storia, distogliendo lo sguardo da quel muro e puntando altrove. La sua scarcerazione, che pareva impossibile, è avvenuta. Libertà è partecipazione anche rispetto al proprio destino, insegna la storia unica di Musumeci. Il maturando, già avanti con gli anni, è solo all'inizio del cammino. Porta sulla coscienza il peso di una condanna per criminalità organizzata e continua a scontare la sua pena, privato del diritto più prezioso: la libertà di movimento, di espressione e di viversi gli affetti; eppure almeno per oggi, almeno per mezz'ora, qualcuno lo guarda nel presente, qualcuno lo ascolta, e lui spera.
 

Aggiornato il: 07/04/2020