Un boom di stranieri in cella

Milano (Il Giorno - Marco Galvani), 3 settembre 2019

"Difficile gestirli senza mediatori"

"Lavoriamo sempre nell'emergenza, ma il vero problema è l'alto numero di stranieri».
Donato Capece, segretario generale del Sappe (Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria, ndr), va dritto al punto: "È una popolazione che non riusciamo a governare, hanno abitudini e atteggiamenti diversi dagli altri, noi non siamo preparati e in molti casi non c'è possibilità di comunicazione".
Degli oltre 3.600 detenuti stranieri richiusi nelle carceri lombarde, 947 sono marocchini, 504 albanesi, 315 romeni, 260 tunisini, 178 egiziani e 116 nigeriani.
"Bisognerebbe avere il coraggio e la forza di fare in modo che possano scontare la pena nei loro Paesi d'origine - continua il sindacalista - senza contare i detenuti stranieri che, pur avendo meno di un anno da scontare, non possono usufruire di pene alternative perché senza fissa dimora; risolvere questi temi permetterebbe anche un notevole risparmio visto che ogni detenuto ci costa 170 euro al giorno, e restano in cella, con la mancanza di mediatori culturali che aggrava l'incapacità del sistema carcerario di gestire la popolazione detenuta straniera".
Sulla carenza di mediatori culturali, la Lombardia vanta un altro primato, se per effetto delle norme a livello nazionale risultava il rapporto di un mediatore ogni 62 detenuti, in Lombardia il rapporto è di uno ogni 73 carcerati.