Suicidio a San Vittore: per la famiglia è omicidio

Milano (iene.mediaset.it), 28 gennaio 2019

Il sindacato di Polizia penitenziaria contro il servizio delle Iene

Alessandro Gallelli è stato trovato morto impiccato nella sua cella a San Vittore. Ma l’ipotesi del suicidio non convince. Veronica Ruggeri ci spiega perché. Alessandro Gallelli è morto a 21 anni il 18 febbraio del 2012 nel carcere di San Vittore a Milano. Si sarebbe impiccato alla grata della sua cella facendo un nodo alla sua felpa.
I familiari e i loro periti non credono a questa versione, perché troppe cose non tornano. “Per noi non è un suicidio ma un omicidio”, dice il fratello. Veronica Ruggeri ha ricostruito gli ultimi momenti della vita di Alessandro. I buchi della grata a cui Alessandro avrebbe attaccato la felpa con la quale si è strozzato sembrano davvero troppo piccoli per farci passare la stoffa spessa della felpa e annodarla per creare il cappio. Tutto questo in pochissimo tempo perché Alessandro si trovava in isolamento nel reparto di osservazione neuro-psichiatrica ed è sorvegliato a vista dalle guardie. La guardia si sarebbe allontanata solo cinque minuti prima di ritornare e trovarlo morto.
Alessandro era in carcere perché, come ci racconta il fratello, “quando non stava bene usciva di casa e faceva danni”.
Alessandro purtroppo è fuori controllo e ruba motorini, infastidisce le ragazze e dà una testata a un poliziotto che gli aveva chiesto il biglietto del treno. Così viene portato a San Vittore. “Per due volte due avvocati ci hanno detto di stare tranquilli, che in due settimane sarebbe uscito”, racconta il fratello. Invece Alessandro da quel carcere non è mai uscito. Le settimane diventano mesi e Alessandro è sempre più agitato, inizia a litigare con gli agenti e viene spostato nel centro di osservazione neuro-psichiatrica del carcere. “Era da solo, nella cella in fondo”. Lo mettono in isolamento con una sorveglianza continua. Ma dopo qualche giorno ai genitori di Alessandro arriva una telefonata: “Suo figlio è morto”. La famiglia fin da subito pensa a un omicidio.
La Iena ricostruisce i dubbi sulla morte di Alessandro, che sono tanti. “Vogliamo che si apra un processo”, dice il fratello. Qualche settimana fa i familiari hanno portato tutte le nuove prove in tribunale. Ora un giudice dovrà decidere se riaprire il caso. “Se siamo ancora qui è perché siamo convinti che nostro figlio non si è fatto del male".

 

Aggiornato il: 07/04/2020