Situazione sanitaria al collasso

Fermo (Redattore sociale), 25 settembre 2021

Lo stato di fatto nelle carceri milanesi

Questo è quanto emerge nella relazione del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano, Francesco Maisto e la denuncia per le carenze nell'assistenza a chi ha patologie gravi o problemi di salute mentale, perché la pandemia ha accentuato la gravità della situazione già esistente.
Due anni di mandato, di cui più della metà durante la pandemia, per il Garante Maisto "il 'Covid-19' ha fatto emergere ancora di più tutti i problemi di cui il sistema penitenziario era già malato: il diffuso degrado strutturale e igienico in alcune aree detentive, la debolezza del servizio sanitario e la densità della popolazione detenuta".
È quanto scrive nella Relazione di metà mandato: 192 pagine dettagliate, da cui emerge soprattutto la preoccupazione per la situazione sanitaria e la "grave carenza dell'assistenza psichiatrica" nelle carceri di San Vittore, Bollate e Opera.
"Abbiamo segnalato all'assessorato regionale alla Sanità il problema della presenza di tanti casi fragili negli Istituti penitenziari - scrive Maisto - si tratta di casi complessi, che determinano anche difficoltà gestionali".
Nelle carceri lombarde sono 672 i detenuti con patologie psichiatriche, 208 quelli con disturbi del comportamento.
La relazione dedica, inoltre, un capitolo all'emergenza pandemica, con tutte le misure adottate dagli Istituti penitenziari: dai reparti specifici per i malati di Coronavirus, al cablaggio delle strutture per garantire i colloqui a distanza dei detenuti con parenti e avvocati.
Ma la vera preoccupazione che emerge dalla relazione è per la situazione sanitaria, al di là della pandemia.
"Le particolari restrizioni che si sono rese necessarie hanno negativamente influito sul già delicato equilibrio interno degli Istituti penitenziari, esasperando situazioni già fragili - spiega Maisto - che, non solo ha influito sulla qualità della vita dei detenuti, ma ha portato a un aumento delle aggressioni agli agenti di Polizia Penitenziaria; in particolare l'anno passato, quello della pandemia e della chiusura del penitenziario, è stato il peggiore, anche se il 2021 ha già fatto segnare un trend che, se confermato, porterebbe il dato a livelli doppi rispetto al 2019 e tripli rispetto al 2015".
In generale, nei due anni di attività, il Garante dei detenuti di Milano ha seguito 383 casi: perlopiù richieste di aiuto da parte dei detenuti, pervenute soprattutto dai diretti interessati o dai loro familiari; il 25 per cento dei casi riguardava problemi di salute (in particolare di salute mentale), mentre il 16, per cento riguardava le condizioni detentive.
Per Francesco Maisto "serve un cambiamento radicale nell'assistenza sanitaria nelle carceri milanesi, serve un modello di presa in carico delle situazioni individuali, di strutturazione di interventi ad hoc, di individuazione di regole d'ingaggio, atte a consentire un'operatività concretamente rispondente alle esigenze di cura e di custodia delle persone sottoposte a provvedimenti penali, quali la previsione di personale specializzato in grado di occuparsi congiuntamente agli operatori penitenziari di tali particolari situazioni (psichiatri, psicologi e tecnici della riabilitazione), quindi di una maggiore connessione tra i servizi Serd e i dipartimenti di Salute mentale".
Un cambiamento radicale anche perché negli ultimi due anni - secondo il Garante comunale - c'è stato "un forte incremento dell'ingresso di detenuti con problematiche psichiatriche, soprattutto di detenuti stranieri provenienti dai campi libici, con evidenti situazioni di disturbo del comportamento dovuto a situazioni di stress post-traumatico legati alle violenze e alle sevizie subite in quei contesti".
Il carcere è anche un luogo in cui ci si ammala o in cui peggiorano le patologie di cui si soffriva prima di entrarvi, infatti "la popolazione detenuta risulta essere in media per il 60-70 per cento portatrice di patologie croniche, anche gravi.
"Quando parliamo del carcere come discarica sociale parliamo - ricorda Maisto - di persone che - per età, condizioni fisiche pregresse, stili di vita o abusi di sostanze, in larga parte entrano in carcere in condizioni di salute psico-fisica già pesantemente compromesse, ma al tempo stesso per molte persone detenute, soprattutto se cittadini stranieri irregolari, il carcere rappresenta paradossalmente un luogo in cui essere curati o quantomeno la prima occasione di accesso all'assistenza sanitaria".
Termina il Garante Maisto: "il carcere è anche un luogo che fa ammalare, molte patologie sia fisiche sia mentali si sviluppano proprio in carcere, ovviamente questo accade, in parte per l'effetto naturale dell'invecchiamento, amplificato da condizioni di vita spesso difficili, precarie e insalubri che accelerano i percorsi legati all'avanzamento dell'età. ma anche la co-abitazione forzata con altre persone portatrici di patologie, sicché la stessa condizione di vita in una situazione di restrizione, rappresenta una pesante minaccia per la salute psico-fisica delle persone detenute".

Aggiornato il: 27/09/2021