Silenzio e dolore all'Ipm Beccaria

Milano (Corriere della Sera - Elisabetta Rosaspina), 5 dicembre 2020
Milano (Giorno - Mariacristina Cavecchi), 6 dicembre 2020

Shakespeare riveduto e corretto, diventa anche un libro

"Scekspir al Bekka" diventa anche un libro (edizioni Clichy - Firenze), il progetto teatrale che ha coinvolto studenti dell'università Statale di Milano e giovani detenuti dell'Istituto penale minorile 'Cesare Beccaria' di Milano.
"Scekspir al Bekka" è la messa in accusa, in un fantomatico processo, a Romeo Montecchi accusato di aver ucciso Tebaldo Capuleti: si tratta di un Romeo adolescente dei giorni nostri, giudicato secondo il Codice del processo minorile.

In questo strano dicembre 2020, segnato da divieti e teatri chiusi, sentiremo forte la mancanza di quella 'Prima diffusa' della Scala che, ormai da anni, incurante di ogni barriera, dilagava tra foyer sfavillanti e musei, marciapiedi cittadini e luoghi di reclusione.
In carcere il silenzio del 7 dicembre 2020 verrà percepito in modo ancora più doloroso, perché quell'appuntamento con la lirica condiviso con tutta la città fa sentire i detenuti meno soli, parte di una collettività di cui, anche se solo per una sera, ritornano a far parte.
"Quando la 'Prima diffusa' esordì il 2016 nel teatro all'interno dell'Pstituto penale minorile Beccaria - afferma la Cavecchi, artefice del progetto teatrale 'La Statale al BeKKa' - l'impatto sui giovani detenuti fu di grande eccitazione, poco avvezzi alla lirica, i ragazzi percepirono immediatamente la bellezza di quella 'Madame Butterfly' e l'importanza di quello straordinario debutto nel teatro che molti di loro avevano contribuito a ristrutturare e dove molti di loro si cimentano come attori, rapper e tecnici di scena".
Lisa Mazoni, che da 25 anni fa teatro con questi ragazzi, ricorda che "due di loro (Fra e Tia), s'improvvisarono cantanti lirici e gorgheggiarono per tutta la sera, incontenibili, oltre che l'occasione per riabbracciare amici e familiari seduti accanto a loro in platea, per qualcuno di loro la magia della 'Prima' scaligera, che da allora si è ripetuta ogni anno, è stata anche l'occasione per lasciarsi trascinare dalla forza dirompente del teatro e immaginarsi a interpretare ruoli diversi da quello di criminale in cui sono stigmatizzati".
Oggi come non mai questi ragazzi detenuti, ancora più limitati nei loro rapporti con il mondo esterno per l'emergenza sanitaria, sentono la nostalgia di un evento che è un ponte tra dentro e fuori.
Allora appuntamento al 2021 con il rifiorire dei nostri teatri e delle nostre speranze.

Aggiornato il: 09/12/2020