Serve subito l'indulto

Milano (Libero - Giovanni Terzi), 16 marzo 2020

Intervista al Garante regionale dei detenuti, Carlo Lio

Conosco Carlo Lio da anni. Da vent'anni, per essere precisi, cioè da quando nel 1994 stava terminando la sua esperienza amministrativa come sindaco della città di Cinisello Balsamo, una città di quasi ottantamila anime alle porte di Milano. È stato un sindaco molto amato Carlo Lio, socialista e Craxiano , non soltanto per la sua competenza amministrativa ma anche per la sua passione umana che, da sempre, ha contraddistinto ogni azione politica. Dal 2000 al 2005 è stato assessore ai Lavori pubblici della Regione Lombardia nella giunta presieduta da Roberto Formigoní. Lo troviamo, oggi , in un ruolo già di per se difficile che si è complicato nel momento in cui è arrivato il Coronavirus.
Carlo Lio da tre anni è il Garante dei diritti dei cittadini e delle carceri per la Regione Lombardia.
"Stiamo vivendo una emergenza sociale e umana senza precedenti - inizia Carlo Lio - di fronte a un simile evento servono misure eccezionali che risolvano subito il problema delle tensioni che si sono sviluppate nelle carceri in questi giorni e che rischiano di diventare esplosive".
Tipo?
"Arriviamo subito al punto: serve l'indulto".
Addirittura l'indulto, non le sembra di esagerare?
"Assolutamente non esagero, non parlo di un indulto generico e generalizzato ma di qualcosa che in modo razionale metta le carceri in condizione di poter svolgere il proprio compito".
E quale è il compito delle carceri?
"Rieducare per cercare di inserire di nuovo in società chi ha commesso reati, la Costituzione italiana afferma che 'Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato' (Art. 47, ndr)".
Lei ritiene che questa situazione non esista oggi nei nostri penitenziari?
"Parliamo di numeri, oggi in Lombardia ci sono 8.547 detenuti e le strutture possono contenere massimo 6.199 persone: millecinquecento detenuti in più solo in Regione Lombardia sono una enormità (il livello nazionale ben più grave anche percentualmente.); un altro esempio più piccolo è il carcere di Busto Arsizio dove ci sono 440 detenuti contro i 240 posti disponibili; come crede sia possibile rieducare se c'è una situazione di esubero così importante?".
Chi rappresenta la maggioranza della popolazione carceraria?
"Guardi, le dico soltanto una cosa,m che circa il 10/15 per cento di chi è dietro le sbarre è rappresentato da persone in custodia cautelare".
E la sua proposta in cosa consisterebbe?
"Dobbiamo ridurre la popolazione carceraria in modo drastico, questa emergenza esisteva anche prima naturalmente ma adesso diventa quasi una priorità".
Come pensa di agire?
"Lunedì (16 marzo 2020, ndr ) ci sarà una riunione via Skype assieme alla dottoressa Di Rosa (presidente del Tribunale di sorveglianza ) e il dottor Pietro Buffa per cercare di condividere questa idea e portarla su un tavolo nazionale; va precisato che la mia idea è quella di scontare ai domiciliari la pena per chi è sotto i due anni: significherebbe diminuire, nella sola Lombardia, di circa duemila unità la popolazione carceraria".
Così si arriverebbe a un numero consentito di presenze.
"Certamente e si potrebbe iniziare a parlare di dignità all'interno dei penitenziari, altrimenti".
Altrimenti che cosa?
"Altrimenti si cambi la Costituzione, si agisca con la pancia e non con il cervello e si punisca per il desiderio spasmodico di una informazione che appare assetata di sangue".
La società è pronta per una simile iniziativa?
"Io spero di sì, l'informazione deve fare la sua parte e la politica non deve soffiare sul fuoco, se noi pensiamo sia necessario rieducare, questo avviene soltanto con la semi libertà, ma se su 100 casi di semi libertà uno scappa non si deve bloccare quel processo, a oggi è questo quello che succede".
Non crede che sia necessario anche da parte dei detenuti un comportamento diverso? Non è stato certo edificante il comportamento tenuto settimana scorsa in tutti i penitenziari.
"Capisco ciò che mi dice, ma vorrei fare presente come la direttrice del carcere di Monza mi ha informato dell'accordo fatto con tutti i detenuti che eviteranno ogni azione di tensione comprendendo il grave momento; questo è un grande gesto di responsabilità che apprezzo moltissimo ed esprimo a ognuno di loro la mia vicinanza e umana solidarietà, apprezzamento che invio a tutti gli operatori sanitari e assistenziali che unitamente alla direzione e al personale della Polizia penitenziaria hanno reso possibile questa bellissima assunzione di responsabilità".
Però come non comprendere un desiderio di Giustizia?
"Tutti noi vogliamo Giustizia, ma non possiamo permetterci una società giustizialista; mercoledì sera (1 marzo 2020, ndr) ho molto apprezzato le parole di un uomo come Vittorio Feltri che nel programma su 'Rete 4', condotto da Paolo Del Debbio ha dichiarato 'Amnistia per farli uscire, gli uomini sono tutti uguali', una frase molto forte soprattutto se detta da un uomo d'ordine come il direttore Feltri; ma questa è la strada e paradossalmente questo virus, questa emergenza, ci ha messo di fronte a un problema che tutti noi sapevamo esisteva da tempo".
La Lombardia, assieme al Veneto, è stata la Regione più colpita dal virus, ma anche quella che ha dato le linee-guida più stringenti per combatterlo e che sono diventate riferimento per i DCPM del Governo, pensa che anche sulle carceri e l'indulto possa accadere questo?
"Credo di sì, la Lombardia è un riferimento operativo e morale che può essere seguito; le voglio dire una cosa".
Mi dica.
"Non saremo mai una civiltà evoluta e compiuta tenendo i penitenziari in questo modo, serve un tavolo urgente, questo è il momento, anche perché il tema della dignità dei detenuti si ribalta immediatamente sulla Polizia penitenziaria che non è in grado di sedare sempre queste tensioni". Nelle carceri ci sono molti extra-comunitari, non crede sia giusta anche la proposta di inviarli nei Paesi d'origine a scontare la loro pena?
"Sarebbe una bellissima idea, ma è più complicata da fare attuare, servirebbe che gli accordi internazionali si attivino ma la vedo dura".
Perché?
"Perché in questa emergenza nessun Paese vuole indietro per scontare la pena per chi proviene dall'Italia".
Mi fa capire che nei penitenziari esiste una vera e propria bomba batteriologica.
"Mi sembra evidente, ma siamo in grado (qualora ci fosse la volontà politica) di risolvere tutto, io ci credo davvero che questo periodo storico possa cambiare le nostre coscienze e renderle più attente al prossimo, ci credo e voglio che accada".
 

Aggiornato il: 24/06/2020