San Vittore fa la conta dei danni

Milano (Repubblica - Massimo Pisa), 11 marzo 2020

Al ministero la risoluzione del sovraffollamento

Che faccia parte di un sentimento trasversale alle carceri italiane, è fin troppo ovvio. Che ci sia, invece, un disegno unico che accomuna la rivolta di San Vittore di lunedì alle decine che hanno travolto e sconvolto le case circondariali e gli istituti di reclusione dell'intera penisola - è opinione diffusa all'interno del Dipartimento affari penali - è ipotesi tutta da dimostrare.
Difficilmente ci riuscirà l'inchiesta aperta dal procuratore aggiunto Alberto Nobili e dal pubblico ministero Gaetano Ruta, che dopo aver sedato i disordini tra i bracci di via Filangieri, hanno aperto un fascicolo contro ignoti per devastazione e saccheggio (il reato più pesante, punibile dagli otto ai quindici anni) e per resistenza. E un'indagine delicata, che si baserà quasi interamente sugli accertamenti e le informative degli agenti penitenziari - guidati dal dirigente Manuela Federico - di San Vittore, tre dei quali sarebbero stati sequestrati all'inizio della rivolta.
L'impianto interno di video sorveglianza è tra le strutture più danneggiate. Sarà complicato trovare immagini utili alla ricostruzione dei fatti e identificare con certezza i più accesi, i più decisi nell'assalto all'ambulatorio, alla "Nave" (il reparto modello per il recupero dei tossici) interamente distrutta, ad alcune celle.
Nobili e Ruta, insieme al presidente del Tribunale di sorveglianza Giovanna Di Rosa, sono tornati ieri mattina in piazza Filangieri per la seconda ripresa della trattativa intavolata lunedì, come promesso. I venti rappresentanti dei quattro bracci, selezionati tra i più responsabili tra i detenuti, sono tornati a esporre le loro doglianze. Sul sovraffollamento reso ancora più invivibile dalla fatiscenza di San Vittore, innanzitutto.
Se ne sono fatti carico i magistrati stessi, che scriveranno una lettera al ministero di Giustizia e al Dap "perché si prendano sulle spalle - spiega Nobili - la responsabilità del sovraffollamento e prevedano modifiche normative in modo da alleviare la permanenza in carcere".
Tra queste, i colloqui telefonici e le istanze individuali, che hanno tempi lunghissimi, insopportabili per chi sta dentro e rappresenta esigenze cui spesso viene risposto dopo mesi.
Anche in questo caso, il direttore Siciliano e Nobili si sono proposti come collettori delle richieste e facilitatori delle tempistiche. In cambio, come già lunedì pomeriggio, è stata rinnovata la promessa a non riattizzare i focolai di rivolta.
Non lo hanno fatto nemmeno i militanti anarchici, che hanno concluso il loro corteo di sostegno lunedì notte in via Ripamonti dopo aver manifestato sotto le mura di Opera.
"In tanti hanno capito - spiega Siciliano - e ci hanno chiesto anche scusa per quello che è successo, dandoci una mano per ripristinare la normalità, dove possibile. Capiamo che il momento che stiamo vivendo non aiuta, ma quando si esagera, si esagera".
Per il momento, i tanto auspicati spostamenti (anche dal carcere è auspicato il trasferimento di un centinaio tra i detenuti più caldi) non ci saranno. Non immediatamente, almeno: vanno trovati posti e condizioni minime e ogni ridistribuzione va soppesata con le condizioni al collasso dell'intero sistema.
"Siamo comunque riusciti a gestire la situazione così difficile - sottolinea Siciliano - con professionalità, senza che si facesse male qualcuno, solo con la mediazione. E non mi preoccupa il dopo: ci vorrà tempo per aggiustare ma la vita a San Vittore andrà avanti e noi ci comporteremo alla stessa maniera".