San Vittore è un castello

Milano (Corriere della Sera - Maurizio Porro), 6 agosto 2019

Un corto milanese al Festival del cinema di Locarno

Dopo aver vinto il premio speciale della giuria nel 2016 con un documentario sulla caccia al falco, l'artista e regista ravvenate Yuri Ancarani torna al Festival del cinema di Locarno con un corto davvero corto (circa 10 minuti), ma di grande impatto emotivo: 'San Vittore', prodotto con la Svizzera, e fa parte di una trilogia su tre luoghi che il regista vede come origine della violenza.
"Il primo film, il più lungo, era allo stadio Meazza di San Siro per una partita del Milan; poi insieme a questi bambini che entrano nella prigione dove stanno padre o madre e disegnano il luogo come un castello, perché fanno una loro proiezione interna; infine ci sarà una banca, la prima in Italia dove fu stampata la carta moneta: la San Giorgio di Genova, agli inizi del 1800".
La grande difficoltà è per Ancarani ottenere i permessi: Milano a suo parere ha la specialità di metterti in lista di attesa e poi di negare.
"E più facile girare nei deserti e con gli sceicchi del Katah che non a Milano, la mia città adottiva, dove da 20 anni mi dicono sempre di no. Sto ancora aspettando il permesso di entrare a San Vittore, allo stadio, in una scuola; il sì è un'apertura, il no è una sicurezza, l'attesa è un no camuffato; ho dovuto arrangiarmi, il no stimola, ma è stato molto faticoso - prosegue il regista - questo mini documento sul carcere l'ho girato appena fuori, all'esterno dell'area detentiva vera e propria".
Il rapporto con i piccoli visitatori è stato il diapason emotivo e psicologico.
"Un momento delicato, da trattare con molta attenzione, è materiale umano vivo - dice Ancarani - ho preso in esame la visita che alcuni bambini facevano ai parenti detenuti: per loro quel luogo, con i torrioni, le mura altissime e le guardie, si trasforma in qualcosa di fantastico ma anche di pericoloso e cattivo, un castello poco incantato. Ho lavorato con un'associazione impegnata proprio in questo campo 'Bambini senza sbarre', perché ci sono anche i minori di 6 anni che convivono con le madri in carcere e qui il problema si complica; la cosa impressionante è che i bambini per entrare devono subire una perquisizione che gli agenti, bravissimi, fanno con tatto e gentilezza, ma è l'attimo comunque in cui il piccolo recepisce che c'è qualcosa di pericoloso nell'aria".
Tra genitori e bambini poi si sviluppa un rapporto umano che è storia di tutti i giorni e viene raccontato attraverso i disegni, espressione dell'inconscio a matita: "I bambini non riescono a esprimere i loro sentimenti se non in questo modo e lo spettatore vedrà il carcere con gli occhi infantili che immaginano un castello, come nel regno fantasy a loro abituale, ma vanno anche in corto circuito, perché non ci sono principesse, è un castello che sfocia in ispirazioni surreali, perché il carcere è un luogo difficile da spettacolarizzare".
Ancarani ha visto e raccolto molti di questi disegni: "Ho guardato disegni che vengono anche da Opera e da Bollate e sono tutti incredibili, tutti hanno per soggetto castelli, in un parallelismo tra fantasy, surreale, ma anche forze di polizia: è giusto che parlino i bambini mentre noi facciamo un passo indietro, e penso che la brevità aiuti la sintesi di un'emozione difficile da tradurre in parola; sono convinto che il vero carcere sia lo stadio, tempio pagano di oggi, ma anche qui, su un terreno sempre pieno di Tv, non mi hanno lasciato entrare ma sono riuscito a filmare, nel 2014, l'interno del pullman con i calciatori in entrata; ora sto lavorando al corto sulla banca, perché mi interessa il processo di distruzione segreta dei documenti sensibili che provoca montagne di coriandoli; e attendo di poter entrare in una scuola, mentre giro in questi giorni un altro film nella laguna veneziana; l'origine della violenza nelle sue varie forme è ciò che voglio indagare: le urla dello stadio, il castello della polizia, il regno nascosto del denaro". 


 

Aggiornato il: 07/04/2020