Matteo Salvini: non dirò mai più marcire in galera

Milano (Corriere della Sera - Marco Cremonesi), 29 marzo 2019

Bollate, questa è la promessa del ministro dell'Interno

Non è per il caso Diciotti, ma alla fine Matteo Salvini 'Ingalera' ci è finito davvero.
Accolto dagli agenti della Polizia penitenziaria plaudenti che gli chiedevano selfie, il ministro dell'Interno ha infatti cenato nel ristorante realizzato nel carcere di Bollate in cui tutti, dai cuochi ai camerieri, sono detenuti.
Ma la scommessa di Annalisa Chirico, giornalista del Foglio e presidente dell'associazione 'Fino a prova contraria' che ha organizzato la serata, all'inizio sembra vinta soltanto a metà. L'obiettivo era infatti far promettere al vicepremier di non usare mai più l'espressione "marcire in galera", perché "una persona non è il reato che ha commesso".
Lui sorride sornione: "Obbedisco". Ma a stretto giro gli chiedono di Cesare Battisti, e il sorrisetto si riaccende: "Deve rimanere in carcere fino all'ultimo giorno della sua vita".
In realtà, dopo aver ascoltato la direttrice del carcere di Bollate Cosima Buccoliero, la presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano, Giovanna Di Rosa e il cappellano storico del minorile Beccaria, don Gino Rigoldi torna sull'argomento con meno ironia: "A marcire lasciamo che siano le piante che con me durano al massimo una settimana. Però, prometto che sarò più attento, non dico più raffinato perché è mission impossibile, nei confronti di chi sbaglia una volta e può anche non sbagliare più".
E allora, Chirico può sorridere: ce l'ha fatta. Anche se il leader leghista ammette che quando pensa al carcere "il primo pensiero è per chi ci lavora dentro, perché questo è un lavoro difficilissimo". Il ministro dell'Interno annuncia anche l'accordo in vista "con alcuni Paesi europei ed extraeuropei perché i detenuti sul finire della pena possano scontare il residuo nel loro Paese".
E respingere coloro che tentano di stuzzicarlo riguardo alle schermaglie con i 5 Stelle: "Qui c'è il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti - scherza Salvini - che tutti i giorni mi invita a proseguire con il lavoro del governo di questi nove mesi belli, con errori e con qualche merito".
Insomma: "Lungi da me qualsiasi polemica con gli amici dei 5 Stelle con cui governeremo fino all'ultimo. Io vado avanti, non mollo".
Ma il tema della serata è il valore del lavoro per il recupero dei detenuti. Il caso del carcere di Bollate è pressoché unico: soltanto il 17 per cento degli ex carcerati è recidivo. Con la presidente Di Rosa che ricorda come "il valore nobilissimo del lavoro non soltanto è sancito dalla Costituzione e che la forza della legalità sta nel consenso che sa generare. È con quella che lo Stato vince".
Con il ministro che annuisce. L'altro protagonista della serata, don Gino Rigoldi è abituato a fare il controcanto a Salvini da una trentina d'anni: ha conosciuto l'oggi ministro dell'Interno quando quest'ultimo ancora sedeva sui banchi del liceo Manzoni. Ultimo fuoco d'artificio, qualche mese fa, la maglietta regalata dal sacerdote al leader leghista: 'Dio esiste ma non sei tu'. Il cappellano parla dei ragazzi, della possibilità che l'età imputabile scenda a 12 anni. Secondo il sacerdote, "è vero che a 15 anni possono sembrare evoluti, saper maneggiare tecnologie e social network. Ma nella sostanza sono ancora dei bambini". Salvini non è d'accordo: "A me francamente un quindicenne di oggi mi sembra molto diverso da quelli di quando ero ragazzo io".