Rivolte e rischi sanitari in via Corelli

Milano (Libero - Enrico Paoli), 27 gennaio 2021

Un poliziotto per ogni immigrato

Un rapporto di uno a uno decisamente fuori misura, al punto da trasformare la struttura per i rimpatri da soluzione a problema, da affrontare il prima possibile, sottrarre non meno di quaranta uomini in divisa - tra Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza - al controllo della città per prevenire e reprimere le rivolte all'interno del Centro per i rimpatri è un prezzo troppo alto per una città come Milano, afflitta da un male endemico, quale è quello della sicurezza.
Per quest'ordine di fattori, il deputato di Fratelli d'Italia, Marco Osnato - dopo aver visitato la struttura con i delegati sindacali degli uomini in divisa - ha deciso di investire della questione il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese che ha conoscenza diretta del problema, perché prima di guidare il Viminale, ha ricoperto l'incarico di Prefetto di Milano.
"Due sono le questioni sulle quali intendo avere risposte chiare - afferma l'esponente di Fratelli d'Italia - i costi della gestione del Cpr e se la struttura sia effettivamente idonea a svolgere il compito assegnato: non è accettabile sottrarre all'ordine pubblico e alla sicurezza un numero così ingente di uomini".
L'edificio, teatro di svariate rivolte con risvolti particolarmente violenti, è stata affidata a una cooperativa sociale, tramite una gara d'appalto, e la vigilanza degli uomini in divisa, tecnicamente, è prevista solo all'esterno, in modo da poter intervenire subito in caso di sommossa.
In questi giorni i migranti accolti nel centro, in attesa di essere rimpatriati, sono 42 (divisi in due sezioni), con la capienza di 28 unità ciascuna; mediamente la permanenza in via Corelli è di qualche settimana, ma molto dipende dalla nazionalità dei presenti: i tunisini, considerati anche quelli più pericolosi vengono riportati a casa abbastanza velocemente, più complesso l'iter con altre nazioni, a partire dal Marocco".
Per gli ospiti, poi, manca un presidio medico fisso e non c'è una sezione per isolare eventuali positivi, con il rischio che si sviluppino focolai di 'Covid-19'. 
Il centro è gestito materialmente da un ristretto gruppo di operatori, che fanno capo al raggruppamento temporaneo d'impresa della Versoprobo di Vercelli e della Luna di Vasto; durante il giorno sono garantite dai gestori della struttura due persone (circa una per venti ospiti, su due turni), la notte, invece, ne rimane una sola, quindi tutto il carico del lavoro di sorveglianza è sulle spalle delle forze dell'ordine.
"Le forze dell'ordine sono sempre chiamate a svolgere un surplus di lavoro - sostiene Massimiliano Pirola, segretario milanese del Sap - quando dovrebbero prestare servizio in un centro costruito come si deve, e non certo così". Davide Bardile, Rls del Sap, chiede di poter "fare un sopralluogo per verificare l'idoneità della struttura, perché noi la riteniamo un luogo di lavoro".
Per i sindacati le porte del centro di via Corelli non sono aperte, ma per i parlamentari sì: "Servirebbe una gestione completamente diversa del Cpr, i ripetuti tentativi di fuga che mettono in atto gli immigranti clandestini per sottrarsi al rimpatrio, è una situazione insostenibile che andrebbe affrontata al di là degli schieramenti politici, perché una situazione di così forte instabilità e conflittualità potrebbe portare a eventi drammatici; in definitiva - conclude il parlamentare - la situazione è completamente da rivedere, riducendo le risorse impiegate, prevedendo un'indennità per le forze dell'ordine e, per rendere più sicura e agevole la condizione degli ospiti e di quanti li sorvegliano, va adeguata la struttura adottando coperte e materassi ignifughi, vetri infrangibili, porte anti-sfondamento e barriere acustiche tra i reparti".
Solo così il Centro di rimpatrio di via Corelli tornerà a essere una soluzione e non un problema, per tutti, ma in modo particolare per le forze dell'ordine.
 

Aggiornato il: 27/01/2021