Rischio nuove sommosse nelle carceri

Roma, Ansa, 23 marzo 2020

L'allarme dei sindacati di Polizia penitenziaria

Torna il rischio di sommosse nelle carceri. A lanciare l'allarme sono alcuni sindacati della Polizia penitenziaria. Scatta, infatti, da domani la proroga della sospensione dei colloqui tra i detenuti e i loro familiari, provvedimento preso dal Dap per contenere il contagio del Coronavirus. Una misura, quella dello stop alle visite, che ha fatto da innesco alla rivolta scoppiata due settimane fa in quasi 30 penitenziari distruggendo interi reparti con danni per milioni di euro, che ha provocato 13 morti da overdose tra i detenuti che hanno fatto incetta di metadone, oltre al ferimento di tanti agenti, alla presa di ostaggi e all'evasione di decine di condannati.
In vista di una settimana che si annuncia calda, l'unione dei sindacati di Polizia penitenziaria, protestando anche per la mancanza di tamponi e di misure di protezione dal virus, ha indetto lo stato di agitazione sotto forma di sciopero bianco, richiamando tutti gli agenti a fare solo quello che è previsto dal mansionario. Il personale è particolarmente provato da turni massacranti di 24 ore, protratti anche per tre giorni di fila, e da una situazione ancora più pesante per la chiusura degli spacci interni, non c'è più nemmeno il conforto di un caffè.
Settanta, finora, gli agenti contagiati da 'Covid-19', che avrebbe colpito anche quindici detenuti.
Con una nota diramata il 20 marzo 2020, il capo della Polizia, Franco Gabrielli ha chiesto a questori e prefetti di stare attenti ai segnali di "iniziative esterne", da parte dei familiari dei detenuti o degli Anarchici per poter predisporre misure di ordine pubblico.
"Il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese ha raccolto il nostro allarme, lo prova la nota del capo della Polizia - sottolinea Aldo Di Giacomo, segretario del Spp - il banco di prova sarà domani con la proroga della sospensione dei colloqui: la miscela esplosiva è da una parte la campagna umanitaria che vorrebbe svuotare le carceri e dall'altra i provvedimenti decisi dal governo che consentirebbero le misure alternative con gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico per un numero di detenuti decisamente esiguo (circa 1.600); se alla delusione, specie tra chi ha sulle spalle molti anni di detenzione, quindi appartiene a gruppi di criminalità organizzata, si aggiunge un possibile appoggio esterno, la situazione diventa ancora più preoccupante".
"Dobbiamo, purtroppo, constatare - afferma ancora Di Giacomo - che nessun provvedimento è,  finora, previsto da parte dell'Amministrazione penitenziaria che, come è già accaduto nella prima ondata di rivolte che ha palesato la presenza espressa da magistrati di una 'regia occulta', continua a non saper gestire la situazione: occorrerebbe inviare l'esercito per garantire l'ordine all'esterno e organizzare gruppi di agenti della Polizia penitenziaria dotati di Taser per affrontare eventuali violenze all'interno dei reparti".
Per quanto riguarda l'utilizzo dei cellulari (dovrebbero diventare 3.200), "si potrebbe fare ricorso a questi mezzi, in aggiunta a quelli già presenti negli Istituti penitenziari (Skype e telefoni fissi), oltre i limiti di tempo consentito", informa il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria.
Tra le altre iniziative per tenere quanto più calma una popolazione carceraria di oltre 60mila persone che vivono stipate, c'è anche l'utilizzo della lavanderia senza costi del servizio, la possibilità di ricevere bonifici on-line, l'aumento dei limiti di spesa per ciascun detenuto; infine, in arrivo 200mila mascherine per gli agenti penitenziari.

Aggiornato il: 24/06/2020