Ragazzi malati e detenuti, fratelli per un giorno

Milano (La Repubblica - Fabrizio Ravelli), 18 ottobre 2019

Incontro a San Vittore tra i B. Livers e i detenuti della "Nave"

Che sia il diavolo oppure il buon Dio a nascondersi nei dettagli è questione controversa, ma è certo, invece, che spesso la bellezza abita ai margini, nei territori poco esplorati dalla nostra attenzione.
A San Vittore c'è stato un incontro di questo genere: da una parte i ragazzi di B. Livers e dall'altra i detenuti del reparto "La Nave", quello di chi è segnato dalle dipendenze.
I B. Livers sono ragazzi con gravi patologie croniche, che hanno un sacco di iniziative notevoli e fra queste il mensile "Il Bullone".
Cos'hanno da dirsi ragazzi malati gravi, o ex-malati, e detenuti che provano a uscire dai vincoli delle sostanze? Un sacco di cose.
S'era già fatto un incontro così qualche mese fa, altri ci saranno, perché s'è visto che ne vien fuori una comunicazione vivace e sorprendente.
L'altro giorno (16 ottobre 2019 ndr), assolutamente alla pari e con la medesima coraggiosa sincerità, hanno discusso della bellezza, del dolore, della solitudine, della malattia, dell'amore, della colpa e della privazione.
La marginalità, l'essere un po' dimenticati o quanto meno poco conosciuti, aiuta a trovare il coraggio di raccontare fatti e sensazioni privatissimi, e di essere dolorosamente sinceri.
Così, fra molte lacrime e molte risate, c'è chi ha raccontato come il dolore sia un pessimo consigliere quando produce isolamento e rabbia, ma possa insegnare a chiedere aiuto, vale per i ragazzi malati così come per i carcerati. C'è chi ha raccontato di come abbia pensato di togliersi la vita e magari ci abbia provato. Chi ha spiegato come una Tv accesa alle proprie spalle, senza audio, possa aiutare ad arrivare in fondo a notti pesanti.
Un incontro pesante? Non direi, visti i sorrisi e gli abbracci alla fine.