Pietro Tatarella ai domiciliari

Milano (Il Giornale - Cristina Bassi), 23 agosto 2019

L'ex consigliere comunale dopo 3 mesi di reclusione a Opera

E Polo blu, jeans, scarpe da ginnastica, sguardo smarrito e manette ai polsi. Pietro Tatarella ha partecipato ieri mattina all'udienza davanti al tribunale del Riesame. Poche ore dopo i giudici hanno deciso la sua scarcerazione. Per l'ex consigliere comunale forzista sono stati disposti i domiciliari.
Già nel pomeriggio sono stati avvertiti i genitori del politico, che sono andati a prenderlo nel carcere di Busto Arsizio e lo hanno accompagnato a casa. Tatarella era stato arrestato il 7 maggio 2019 nell'ambito di un'inchiesta della Dda su una rete di tangenti, appalti pilotati e finanziamenti illeciti che portò all'emissione di 43 misure cautelari. Era quindi detenuto da oltre tre mesi, fino al 14 agosto scorso si trovava a Opera. Erano stati i legali dell'ex consigliere, gli avvocati Nadia Alecci e Luigi Giuliano, a discutere l'istanza di revoca della carcerazione o almeno di una misura cautelare meno afflittiva.
"Non ho mai creduto - ha dichiarato Tatarella davanti ai giudici - di essere vittima di una inchiesta politica; mi sono dimesso da consigliere comunale proprio per tenere ben distinti il piano politico da quello giudiziario, e intendo difendermi nelle sedi opportune".
Le motivazioni del Riesame, che ha accolto parzialmente il ricorso, saranno note tra qualche giorno, è però verosimile che la Corte abbia constatato che le esigenze cautelari si siano in questi mesi attenuate. La Procura, rappresentata in aula dal Pm, Adriano Scudieri aveva ribadito il parere negativo alla scarcerazione. Tatarella è accusato di corruzione, associazione per delinquere e finanziamento illecito. Nella memoria difensiva i legali chiedevano che la prima ipotesi accusatoria (l'unica per cui erano ancora validi i termini della custodia cautelare) venisse "esclusa" oppure "riqualificata" in traffico di influenze illecite: si tratta di un reato meno grave della corruzione, che non prevede la custodia cautelare in carcere, lo stesso cambio di imputazione alcuni giorni fa ha portato alla revoca dei domiciliari per un altro indagato, il consigliere regionale di Forza Italia, Fabio Altitonante.
Per la difesa di Tatarella "ciò che concretamente gli viene contestato è di aver fatto da ponte tra D'Alfonso e figure politiche e pubblici ufficiali". La memoria affronta, infine, le condizioni di detenzione cui è stato sottoposto il politico "mantenuto per oltre due mesi in regime di alta sorveglianza", con una sola ora d'aria e senza la possibilità di accedere per esempio alla biblioteca. Poi si è passati alla "media sorveglianza" e il 14 agosto scorso al trasferimento a Busto Arsizio "inspiegabilmente" e "senza alcun avviso formale" ai difensori.
"La psiche già minata di Tatarella, dalla lunga scarcerazione e dalla lontananza dalla famiglia, in particolare dal figlio piccolo che non ha più visto, è stata messa ancora più a dura prova dall'essere trasferito; temiamo per la tenuta psicologica", scrivevano i suoi legali nel chiedere la scarcerazione, dell'ex consigliere comunale.

Aggiornato il: 07/04/2020