Opera e Bollate: fumo e buio, sembrava una guerra

Milano (Giorno - Andrea Gianni), 6 luglio 2020

Nelle lettere dei detenuti il racconto della rivolta

"Sembrava un territorio di guerra, corridoi senza più le luci, fumo nero intenso tanto da fare fatica a respirare: quell'incosciente che ha appiccato il fuoco poteva fare una strage".
Sergio Tuccio, da anni detenuto a Opera per associazione a delinquere di stampo mafioso e omicidio, racconta la rivolta scoppiata a marzo 2020 nei giorni segnati da sommosse nei penitenziari di tutta Italia.
Lettere, come messaggi in bottiglia, recapitate al 'Gruppo della trasgressione', creato 22 anni fa dallo psicologo Angelo Aparo per il recupero attraverso l'auto-percezione delle proprie responsabilità (attivo a Opera, Bollate e San Vittore); come tutte le attività di volontariato, gli incontri si sono fermati e dovrebbero riprendere nei prossimi giorni.
I detenuti hanno comunicato con l'esterno attraverso lettere, che raccontano frammenti di vita nelle carceri durante la pandemia.
"In queste settimane di totale caos - scrive Tuccio - abbiamo avuto diverse emozioni, come quella di essere autorizzati a video-chiamare i nostri cari: rivedere casa mia è stato magnifico, quei minuti mi sono bastati per tornare indietro di dieci anni, il tempo che manco da casa; rivedere la cucina dove giocavo con i miei piccoli e la cameretta dei bambini; tutto sembra rimasto come prima, è come se per me qui dentro il tempo si fosse fermato".
"Mi sento impotente, fragile e psicologicamente instabile - scrive Giuseppe Amato, un detenuto condannato per estorsione - piango quando sento tutti i giorni il numero dei morti; mi accorgo che non sto bene: mi manca la quotidianità del carcere, mi manca tutto ciò che in questi anni mi sono costruito in questo piccolo mondo che tra due anni non mi apparterrà più".
Rosario Roberto Romeo, invece, è uscito dal carcere di Bollate il 20 aprile 2020 in piena emergenza Coronavirus: "La mancanza dei colloqui settimanali è stata la più grande sofferenza; ho due figli piccoli e non abbracciarli per quasi due mesi è stato molto triste".