Nascere in carcere

Milano (La Prealpina - Sarah Crespi), 3 aprile 2020

Trasferita con la mamma da San Vittore a Bollate

Negati i domiciliari a una 23enne arrestata in gravidanza. È nata a San Vittore, non il paese, bensì il carcere. Gli ultimi mesi della sua vita fetale li ha trascorsi con la mamma dietro le sbarre, il primo vagito è risuonato nei corridoi di piazzale Filangieri.
Oggi ha tre mesi, e ancora non vede all'orizzonte uno spiraglio di libertà. Da poco è stata trasferita con la mamma nel super attrezzato penitenziario di Bollate, perché lì almeno c'è una sezione con l'asilo nido.
La piccola non ha alcuna colpa, paga però quelle della madre, una ventiduenne di etnia Rom, residente vicino a Busto Arsizio, arrestata insieme alla complice per un furto da 97mila euro, degenerato in rapina.
Pure la figlia della socia non se la passa benissimo: ha solo sei mesi e l'accudimento materno non sa cosa sia.
Gli avvocati Gianluca Fontana e Mario Fortunato, la settimana scorsa hanno presentato istanza di attenuazione della misura restrittiva - ossia i domiciliari - anche a fronte del rischio di contagio del Coronavirus che nelle strutture detentive è una bomba a orologeria.
Il gip non ha accolto la richiesta, le due zingarelle restano dentro, una con un neonato da allattare, l'altra separata dalla sua piccina.
"Abbiamo già fatto ricorso in Appello e siamo in attesa", spiega Fontana. Sul rischio di reiterazione dei reati contestati non c'è granché da discutere a dire il vero: le due ladre, lo scorso giugno 2019, lavorarono in trasferta a Milano, perché è buona norma rubare fuori dal proprio territorio di residenza, e non scelsero obiettivi a caso, individuarono un lussuoso appartamento a pochi passi da corso Como, in cui viveva una moldava trentatreenne decisamente facoltosa. Con i loro attrezzi da scasso riuscirono a scassinare la porta di ingresso senza che nessuno si accorgesse di nulla e si dettero alla razzia. Erano da poco passate le 21 di una sera d'inizio estate, il palazzo era semivuoto, in meno di un quarto d'ora ripulirono le stanze fino all'ultimo spillo, scesero veloci e si incamminarono verso piazza Gae Aulenti, non immaginavano che la proprietaria di casa, ritornata pochi istanti prima, le avesse viste allontanarsi con la sua inconfondibile borsa di Hermes rossa, e quando si resero conto di avere la donna alle loro spalle, si misero a correre, spintonarono e gettarono a terra una sessantenne svizzera reduce da un intervento chirurgico, ma non riuscirono comunque a sfuggire alla moldava, ne nacque una colluttazione e l'arrivo della squadra volante mise fine al parapiglia arrestando le due giovani.
Se il colpo fosse andato a buon fine, avrebbe fatto la gioia di qualsiasi ricettatore: la Hermes da sola valeva 2.500 euro, poi c'era un portafoglio di Prada, uno di Louis Vuitton, un altro di Dolce e Gabbana, un Rolex in oro e acciaio, un Patek Philipp, gioielli di Van Cleef, occhiali da sole di Chanel, Gucci, Fendi, zaini e bauletti di Vuitton, e poi denaro in contanti, carte di credito e qualche pezzo di bigiotteria di fascia alta.
A giugno 2020 compariranno in tribunale, a parere del gip "la presenza di prole correda l'intensità del dolo e l'assenza di capacità auto-inibitoria, la maternità e la gravidanza non sono servite da deterrente" tanto sono elevati "il dolo e la pervicacia criminale".

Aggiornato il: 07/04/2020