Morì a San Vittore nel 2012

Milano, Ansa, 17 febbraio 2021

Gip: "Anche su ipotesi dolosa" per il caso che fu archiviato come suicidio

Occorre indagare ancora, dopo 9 anni, sulla morte di Alessandro Gallelli, 21enne che - nel febbraio del 2012 - venne trovato cadavere in una cella del carcere di San Vittore, morte più volte archiviata come suicidio.
Lo ha deciso il gip Domenico Santoro, dopo che un nuovo fascicolo è stato aperto per "morte come conseguenze di altro delitto", e i pm hanno chiesto l'archiviazione; per il gip, invece, servono "approfondimenti sull'ipotesi della natura preterintenziale (se non, a ben vedere, dolosa) dell'azione di terzi".
Sono state, quindi, accolte le richieste della famiglia, difesa dal legale Gabriele Pipicelli, con consulenze del Centro investigazioni scientifiche (diretto da Luca Chianelli); da una consulenza di parte (per i familiari del giovane), agli atti, e firmata da esperti del Cis, che hanno effettuato "un'indagine medico-legale e un esame criminalistico è emerso che i segni e gli indicatori rilevati sono coerenti con la formulazione di un'ipotesi di omicidio mediante strozzamento con successiva simulazione di un suicidio".
Tra i consulenti c'è anche Salvatore Spitaleri, biologo molecolare e Berardo Cavalcanti, medico legale.
Sul caso della morte di Gallelli (trovato impiccato con un laccio), in passato erano già state archiviate diverse indagini, che riguardavano "ipotesi di responsabilità omissiva nella forma del non aver impedito la morte o dell'aver indotto il ragazzo al suicidio"; era stato archiviato anche un fascicolo che vedeva indagati per omicidio colposo due agenti della Polizia penitenziaria.
Il nuovo fascicolo è a carico di ignoti ed era stato aperto dopo una nuova denuncia della famiglia; per il gip "profili di negligenza o imperizia", sono già stati scandagliati nelle precedenti indagini, mentre va approfondito il fronte di una "eventuale azione di terzi che possa aver determinato la morte".
Quindi, per il giudice l'inchiesta deve andare avanti per altri 6 mesi con un "supplemento di indagini tecniche", che la procura dovrà affidare al proprio consulente, tra cui quelle sulla "modalità di impiccamento mediante felpa", oltre a una "analisi completa che tenga conto anche del contesto ambientale e delle condizioni della sorveglianza".
Per il gip, invece, gli inquirenti dovranno ascoltare l'allora Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Milano (Alessandra Naldi, ndr) che - in una email del 2016 - aveva espresso "perplessità" sulla vicenda; e se possibile i quattro detenuti "potenzialmente presenti il giorno della morte"; sarà il pm - scrive il gip - a valutare la "necessità d'iscrizioni di indagati".

Aggiornato il: 18/02/2021