Medici penitenziari senza protezioni

Roma (Il Giornale - Gabriele Laganà), 22 marzo 2020

"Temiamo per la nostra incolumità"

L'allarme sulla mancanza di Dpi per affrontare l'emergenza Coronavirus è stato lanciato da Franco Alberti, coordinatore nazionale Fimmg (Federazione italiana medici di famiglia) - Settore medicina penitenziaria; il lavoro nelle carceri italiane è già molto complicato a causa del clima di forte tensione provocato dal sovraffollamento delle strutture e da episodi di violenza compiuti dai detenuti, questa situazione già complicata rischia ulteriormente di aggravarsi a causa dell'emergenza Coronavirus.
A lanciare l'allarme è il coordinatore nazionale, Franco Alberti che ha sottolineato come la realtà già critica negli Istituti penitenziari dovuta ad "aggressioni fisiche e rischi biologici ai quali è esposto il personale sanitario che vi opera ora sta peggiorando; le criticità si sono manifestate in maniera drammatica in questi ultimi tempi con i noti episodi di rivolta dei detenuti in vari Istituti penitenziari italiani che hanno visto coinvolto in prima persona il personale sanitario che vi opera sfociato nel sequestro del personale medico e altro nel carcere di Melfi, passato inosservato o sminuito dagli organi di stampa".
Secondo il coordinatore nazionale "questo clima attualmente è esacerbato dalla non gestione da parte del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria dell'infezione da Coronavirus", che ha anche dichiarato che in alcune carceri si è arrivati a vietare l'uso delle mascherine protettive "perché genererebbero un clima di pericolosità all'interno". Ma considerata la grave situazione sanitaria legata all'infezione Alberti ha chiesto agli organi competenti di tutelare il personale che ora "teme per la sua incolumità personale e per il clima che si respira all'interno degli istituti", Alberti ha spiegato che molti lavoratori operano con pochi, o addirittura nessuno, dei Dpi; inoltre, di eseguire i tamponi non se ne parla e, non per ultimo, c'è difficoltà di isolamento per i casi sospetti di Coronavirus o di soggetti provenienti "dalla libertà o da altri istituti a seguito di trasferimenti per i noti fatti di cronaca".
Il timore è che in queste condizioni non si riesca ad affrontare una eventuale emergenza sanitaria: "Tutto tace non ci si rende conto che qualora in un istituto si verifichino positività per il Coronavirus vista la promiscuità e gli spazi ristretti dove sono costretti a vivere si verificherebbe una situazione veramente tragica".
Una eventualità, questa, che sarebbe davvero drammatica e difficilmente gestibile, per questo, il coordinatore Fimmg ha spiegato come sia necessario intervenire subito per evitare una situazione del genere: "Con forza chiediamo che ci vengano dati gli strumenti adatti anche per salvaguardare gli operatori sanitari, che cominciano a scarseggiare perché un lavoro non ambìto in quanto precario dal 2008 momento del passaggio al Ssn, ancora in attesa di un contratto nazionale, di un riconoscimento del lavoro di tipo particolare (sottolineato da numerose sentenze e dalla Corte costituzionale), sottopagati e scarsamente tutelati".
Alberti ha concluso affermando che "in questo clima in cui vengono richiesti medici nelle strutture pubbliche è da temere una fuga all'esterno con conseguenze facilmente intuibili; siamo consapevoli delle responsabilità che ci assumiamo durante il nostro lavoro e per questo ripetiamo con forza dateci gli strumenti per operare e, nello stesso tempo, si arrivi a un inquadramento giuridico economico adeguato".
L'appello lanciato da Franco Alberti è stato raccolto da 'Farmindustria' che ha aderito alla campagna di raccolta fondi lanciata da @FimmgNazionale e @Cittadinanzattiva per acquistare i "dispositivi di protezione collettiva". Tanti medici di medicina generale impegnati a fronteggiare l'emergenza "Coronavirus" operano ancora con pochi o del tutto privi di dispositivi di protezione individuale, pertanto, 'Fimmg' e 'CittadinanzAttiva' - come si legge nella nota di lancio della campagna - "in attesa che le aziende sanitarie si ricordino di loro, hanno deciso di lanciare questa raccolta fondi perché non si può attendere oltre: è fondamentale garantire protezione alle migliaia di sanitari che operano quotidianamente in prima linea". A questo scopo è stato deciso di raccogliere fondi per l'acquisto di Dpi da distribuire a tutti i medici di famiglia impegnati sul territorio, partendo da quelli nelle zone attualmente più interessate dall'emergenza; dispositivi che sono fondamentali "per continuare a garantire l'assistenza, per la protezione stessa dei pazienti che accedono agli studi medici e per quelli più fragili che necessitano di visita a domicilio".
 

Aggiornato il: 07/04/2020