La didattica a distanza a San Vittore

Milano (Open.online - Giada Ferraglioni), 9 giugno 2020

Uno schermo e tanta buona volontà

L'emergenza Coronavirus ha travolto le carceri da innumerevoli punti di vista, tra questi c'è l'istruzione, che è andata avanti a fatica grazie all'impegno degli insegnanti e la voglia degli studenti.
Il 24 febbraio 2020, nei giorni del carnevale, Luca Leccese, giovane professore di italiano che lavora a Milano, è sceso per le feste dalla sua famiglia in Puglia, mentre cercava di godersi i primi giorni di sole, le serrande sulle regioni si sono abbassate a causa del Coronavirus lui si è ritrovato 'quarantenato' fuori dalla Lombardia.
Come tutti gli altri colleghi, nelle settimane di pandemia si è dovuto ingegnare per portare avanti il suo programma didattico nonostante l'emergenza sanitaria, ma per lui la difficoltà è stata doppia: i suoi studenti sono detenuti del carcere di San Vittore e l'interruzione della frequenza ha creato non pochi ostacoli al proseguo delle attività, il diritto allo studio, però, è una cosa seria - anche e soprattutto nei centri di detenzione - una strada per continuare l'ha trovata.
L'8 giugno 2020 è stato l'ultimo giorno di lezione anche per loro, ma la situazione è rimasta bloccata da inizio marzo fino a metà aprile 2020.
Con lo scoppio dell'epidemia prima, e le proteste dei detenuti poi, le attività di educazione all'interno della Casa circondariale di Milano hanno subìto una brusca - e imprevista - interruzione. "Quando ci sono state le rivolte scatenate dallo stop alle visite dei familiari noi siamo stati allontanati - spiega Leccese - non siamo stati riammessi fino a che non si è capito come riorganizzare il tutto poi, a metà aprile 2020, il momento è arrivato: il ministero della Giustizia ha iniziato a chiedere al carcere in che modo avesse intenzione di garantire il diritto allo studio dei detenuti".
L'organizzazione con cui lavora il docente è pubblica: si tratta di un Cpia (uno dei Centri provinciali - statali - per l'istruzione degli adulti), che si occupa anche di fare lezioni all'interno delle carceri; dall'alfabetizzazione fino al perfezionamento della capacità, gli insegnanti e gli educatori hanno coinvolto solo quest'anno - solo a San Vittore - circa 850 studenti nei programmi scolastici, di questi, Leccese e i colleghi sono riusciti a portarne all'esame per la vecchia licenza media (ora si chiama primo livello - primo periodo) solo quattro.
Nel corso dei mesi alcuni detenuti sono stati trasferiti (tutto il reparto femminile, per esempio, si è svuotato) e non hanno potuto completare i moduli; chi era in alfabetizzazione - soprattutto stranieri che stavano imparando l'italiano - sono rimasti indietro con i programmi,e gli unici che hanno potuto arrivare in fondo sono stati gli studenti di un altro blocco - quello del primo livello - che da più tempo stavano seguendo i corsi con loro.
"A metà aprile 2020 dal ministero iniziavano a chiederci come avremmo svolto gli esami per la licenza media - racconta il professore - abbiamo dovuto fare una scelta: visto che mancava un mese all'esame per quel livello e visto che ci era stata data una stanza piccola, abbiamo deciso di cercare le persone che erano state con noi fin da ottobre 2019 e che avevano già le competenze per poterlo passare".
E così via di inventiva: gli insegnanti di italiano, di arte, di matematica e di tutte le altre materie hanno creato di loro pugno un manuale da consegnare ai 4 studenti (tutti di età compresa tra i 25 e i 50 anni, sia italiani sia stranieri) e dal lunedì al venerdì sono riusciti a garantirgli due ore di lezione giornaliere per circa 4 settimane. Come? Con un computer piazzato al centro dell'unica aula nella quale arrivava la connessione internet.
A regime le aule disponibili sono circa una trentina e ospitano attività dei generi più disparati (dalle lezioni di italiano fino ai laboratori artistici).
"In questa situazione le difficoltà erano evidenti - racconta Leccese - ci siamo detti: ma come facciamo a fare la didattica come la fanno fuori? Qui abbiamo solo un pc a disposizione, loro non possono usarlo né - spesso - saprebbero come fare".
L'unico modo era quello di usare uno schermo per fare una classica lezione frontale e preparare gli studenti a un esame che riguardasse una tesina compilativa.
"Mercoledì ci consegneranno tutto e noi li valuteremo senza il colloquio", ha detto. Presenteranno anche un libretto con sopra stampati i loro lavori di disegno svolti durante le ore di educazione artistica con il professor Vincenzo Samà.
Certo, la questione è tutt'altro che risolta. Eppure, sia gli studenti sia i professori si sentono fiduciosi.
"Poter continuare a studiare è stato fondamentale per loro - soprattutto in un momento difficile come questo - racconta - non è certo una situazione definitiva, ma una base importante per poter pensare di non lasciare al caso il prossimo anno scolastico". Secondo Leccese, infatti, sarà difficile che a settembre 2020 si potrà tornare a fare lezione come nel pre-Covid-19; l'emergenza sarà ancora invalidante e "il fatto che si sia attivato un contatto on-line è già una piccola rivoluzione".
A rimanere scoperti saranno i percorsi di accoglienza e iscrizione, fondamentali per capire l'accessibilità dei singoli ai vari indirizzi, ma per quanto ci sia la voglia e l'impegno da parte di allievi e professori, il vero ostacolo è la struttura.
"San Vittore è un carcere grande, dispersivo e vecchio - dice Luca - bisognerà trovare una soluzione per poter usare tutte le aule, altrimenti non avremo modo di seguire tutte le centinaia di persone che hanno diritto a un'istruzione: anche questo è un problema pubblico di cui si dovrebbe discutere molto di più".

Aggiornato il: 09/06/2020