La danza liberatoria di Martina

Milano, (La Repubblica - Zita Dazzi), 4 aprile 2019

Nella Rotonda la performance della ragazza dell'acido

Performance con le altre detenute per la ragazza dell'acido: le gabbie esplodono come fiori. "Per fare il corpo-ci vuol la testa, per fare la testa-ci vuole il pensiero, per fare il pensiero-ci vuol l'idea". La detenuta Dorina, quando passa di fianco alla sua amica del cuore Martina, le fa cenno col dito puntato sulla tempia e col labiale le dice: "Bisogna usare la testa. La testa! Hai capito?".
Le sorride Martina, che di cognome si chiama Levato ed è nota alle cronache per le aggressioni con l'acido di cui si è macchiata quando era fidanzata con Alexander Boettcher, nel 2014. Per questo è in carcere con una pena da scontare di 19 anni e sei mesi. Era una storia d'amore malata, di cui hanno fatto le spese gli ex della ragazza, sfregiati per vendetta, e un bambino nato dalla relazione di quella che era stata ribattezzata "la coppia dell'acido", adottato, e che per fortuna mai nulla saprà di questa brutta storia.
Anche Martina, oggi 28enne, sembra non volerne più sapere nulla di quella storia. È solo una fra le dieci donne che cantano a San Vittore, intrecciandosi in una danza sciamanica nella celebre "rotonda" da dove si aprono, come braccia, i sei raggi dove sono le celle e i vari reparti del carcere. Qui celebrò messa papa Francesco due anni fa e qui recitano e giocano a far le performer, le detenute vestite di nero, ondeggianti fra il pubblico, in gran parte costituito dai colleghi uomini, leggere sulle note della canzone famosissima "Per fare un albero ci vuole un fiore" di Sergio Endrigo, raccogliendo applausi e baci al volo.
È una settimana che si preparano per l'intervento dell'artista Andrea Bianconi, 45 anni, uno che si è esibito in mezzo mondo, da New York a Mosca, e che quest'anno sarà uno dei protagonisti della Biennale di Venezia. Ma prima, per l'Art week milanese, il vicentino Bianconi ha voluto essere nel carcere più antico della città più internazionale d'Italia, per una rappresentazione delle sue, tutta centrata "sulle frecce che indicano la direzione da prendere, il cambiamento, il percorso - spiega. Ho costruito apposta queste gabbie di ferro che vedete, gabbie di tutte le forme che si aprono ed esplodono come fiori, e poi le maschere che si indossano per ricoprire un ruolo, per proteggersi e per nascondersi".
Come fa Martina, che rispetto alle occhiaie truci del processo, oggi sfoggia un viso pallido e sereno, uno sguardo lontano leggermente truccato col rimmel, le labbra sottolineate dal rossetto, i capelli scuri e lunghi raccolti in una coda. Chi la avvicina, capisce subito il suo legittimo desiderio di non parlare, di farsi scudo delle altre compagne di cella, di essere una come le altre. "Lasciatela stare, oggi lei non vuole riflettori. È una fra le altre, è qui perché sta facendo un bel percorso, anche grazie al teatro, alla recitazione, che aiuta a togliersi la maschera, a liberare le emozioni, a cambiare.
L'ho vista trasformarsi nel tempo, è cambiata, e la sua privacy va rispettata. Noi la trattiamo come tutte le altre, che hanno una storia meno nota ma gli stessi problemi, le stesse sofferenze", racconta la regista Donatella Massimilla, 30 anni di palcoscenico alle spalle nella scia del suo maestro Grotowski, guida della compagnia teatrale Cetec, attiva da anni in questo penitenziario, che ospita 90 donne e oltre 900 uomini. "Fantastic planet", è il claim che urlano le detenute attrici per un giorno, sfilando fra i carcerati che si esaltano al vederle passare, tutte così belle, così femminili, così vicine, quasi toccabili, per un giorno.
Durante la performance prodotta Giuseppe Frangi di Casa Testori l'entusiasmo sale alle stelle e tutti cantano sulle note di Endrigo. "L'arte dentro le mura di un carcere può essere esperienza di grande valore se, attraverso la bellezza e l'imprevedibilità delle proposte, riesce a stimolare percorsi positivi di consapevolezza e di cambiamento", dice il direttore Giacinto Siciliano, che ha accolto il progetto di Bianconi dal titolo "Come costruire una direzione", intervento scenico e mostra di 50 disegni sul tema della freccia esposti per un mese nel corridoio colorato da Marco Casentini che porta alla rotonda del Panopticon.

Aggiornato il: 07/04/2020