L'altra vita oltre il carcere

Quadri e street food in alternativa

Milano (La Repubblica - Federica Venni), 16 febbraio 2020

A 69 anni Gianni Marelli anima un'associazione alla Barona che aiuta ex detenuti e migranti. Gianni si è fatto ventuno anni di carcere e mentre lo racconta davanti a una classe di ragazzi e ragazze del liceo classico Tito Livio si commuove: "Essere qui con voi è la dimostrazione che non mi sono mai arreso", sorride.
Barona, via Teramo: in uno spazio al piano terra di un caseggiato popolare di proprietà del Comune messo a bando la scorsa primavera, Giovanni Marelli sta costruendo la sua seconda vita, quella arrivata dopo l'errore. La prima, nata nella Milano da bere - di cui Gianni era uno dei protagonisti per aver lanciato locali alla moda come la Champagneria di via Clerici - finisce con un arresto per concussione nel 1990: pagava alcuni poliziotti amici per ottenere i permessi di soggiorno dei ragazzi cingalesi che lavoravano come camerieri nei suoi locali.
"Il mio fu di fatto il primo arresto di Mani pulite - ricorda - da lì iniziò il suo inferno, un'escalation nera fatta di cocaina e di reati contro il patrimonio".
Nelle carceri di mezza Italia, Gianni prova a dare un senso al tempo: inizia il suo viaggio introspettivo grazie al quale scrive decine di poesie che gli portano diversi riconoscimenti, diventa anche pittore, artista del disagio ed espone - lavorando insieme a un artista giapponese e un canadese - al Manifesto della 'Quinta Dimensione'.
Dopo vent'anni dietro le sbarre è libero, ma una volta fuori la montagna del riscatto si rivela difficilissima da scalare: le notti nei dormitori della città, la voglia di rimettersi in gioco spesso mortificata da una realtà che inchioda al proprio passato; finché un paio d'anni fa decide di fondare "Ci sono anch'io", un'associazione di promozione sociale che aiuta ex detenuti, immigrati e persone disagiate a regalarsi un'altra possibilità.
In un anno, tra servizi di catering e piccoli lavori edili l'associazione cresce e si presenta al bando "Spazio quartiere", con cui Palazzo Marino mette a disposizione a un canone ridotto alcuni locali ai piani terra delle proprie case popolari: Quarto Oggiaro, Chiesa Rossa e Barona. Ed è proprio qui, - davanti al civico 10 e al parchetto di via Campari, in fondo a viale Faenza - che per Gianni e la sua associazione arriva la prima vittoria: due locali rimessi a nuovo, arredati con panche e un palcoscenico dove si suona musica dal vivo.
Dentro queste mura ci sono mille progetti: "Stiamo facendo i salti mortali - dichiara - ma ora ci mancano i soldi per finire la cucina che sarà il cuore delle attività; la prima cosa che vogliamo realizzare è il "Pollo Volante" per la consegna a domicilio di pollo e patate in tutta la zona 6".
Il girarrosto c'è, alcuni mobili pure, ma mancano un po' di attrezzi per aprire l'attività: "Per raccogliere i fondi - prosegue - il 19 febbraio alle 20 organizziamo un'asta di beneficenza con i miei quadri".
Gianni, abituato a quei pochi metri quadri del carcere, che ha tanto descritto nelle poesie ora sogna in grande: "Vorrei un Pollo Volante per ogni Municipio di Milano, così potrei dare lavoro a cento persone e vedere realizzato il mio sogno".
Tra le idee ci sono anche uno street food - l'Hot Dog della Pace, fatto con il pollo, cosicchè possano mangiarlo tutti, sia i cristiani che i musulmani,  e un tendone-balera da montare nel parco come polo di aggregazione per il quartiere.
Gli studenti del Tito Livio, arrivati qui per un progetto di alternanza scuola-lavoro, lo ascoltano curiosi, uno di loro chiede: "Perché dipingi tutti questi triangoli, cosa rappresentano?".
"Sono la vita", sorride Gianni.