Iniziativa regionale online con i detenuti

Milano (Corriere della Sera - Francesco Gastaldi), 21 settembre 2021

Alessandra, Annalisa e Francesca sono gli 'angeli' dei carcerati

In epoca pre-Covid, dal 20 febbraio 2020 si svolge al Pirellone un'inedita chat sulla piattaforma Teams a cui si rivolgono i detenuti quando le mura della cella sono troppo strette.
La figura di punta è il Garante regionale (da luglio 2021 è Gianalberico De Vecchi), ma a tenere i rapporti (quasi) quotidiani con chi sconta la pena sono le tre donne.
Le tre funzionarie hanno ideato una chat permanente con i carcerati: i colloqui - di un'ora l'uno - si svolgono nell'ufficio del Garante De Vecchi tramite Pc, mentre dall'altra parte i detenuti parlano con i tablet messi a disposizione per gli incontri con avvocati e parenti; finché l'emergenza 'Covid-19' non sarà conclusa, si andrà avanti con gli incontri da remoto.
"Le rivolte di marzo 2020 ci hanno fatto capire che bisognava inventarsi qualcosa in una fase in cui la fiducia della popolazione carceraria era scesa ai minimi, tra le limitazioni imposte dalla pandemia a visite di parenti e avvocati e la paura del contagio".
Alessandra Negriolli - in Regione dal 2000 e alle Authority regionali come dirigente dal 2019 - è l'ideatrice della chat, con lei Annalisa Cavallo (studi in criminologia e veterana del Garante regionale fin dalla sua istituzione nel 2005) e l'avvocata Francesca Sulis.
Al primo giorno di lavoro, Sulis ha ricevuto il battesimo di fuoco: "Mi hanno chiamato a San Vittore, un uomo si era arrampicato sul tetto, protestava perché non riceveva abbastanza farmaci"; è riuscita a calmarlo: "Era in astinenza, sono entrata a San Vittore terrorizzata ma durante il colloquio sono riuscita a fargli raccontare il suo caso, ascoltandolo e consigliandolo".
In epoca di pandemia rimane l'unico caso in presenza, per il resto, solo colloqui da remoto: 84 nel 2020 e altri 81 quest'anno.
La maggior parte con detenuti di Monza e Como, ma anche Pavia, Cremona, Lodi, Vigevano e Bollate.
"Le richieste - racconta Annalisa Cavallo - riguardano il rapporto con l'Amministrazione penitenziaria e l'assistenza sanitaria, ma anche il reinserimento lavorativo e su come intensificare gli incontri con i familiari".
Non mancano i casi curiosi: "Una volta a Como si sono lamentati del razionamento dello zucchero, ridotto a un chilo a testa, imposto dalla direzione; in realtà si è scoperto che i ristretti usavano lo zucchero per produrre alcol in proprio con possibili danni sanitari non indifferenti per chi assume psico-farmaci".
Le tre funzionarie regionali giudicano l'esperienza delle chat molto positiva e assicurano che - come donne - mai nessuno degli assistiti ha mancato loro di rispetto: "Sono sempre gentili e comunicativi con noi, vengono al colloquio come a una seduta con lo psicologo, cercano solo qualcuno a cui raccontare la propria storia".

Aggiornato il: 21/09/2021