Ingiusta detenzione

Roma (ildubbio - Giovanni M. Jacobazzi), 15 luglio 2020

La legge sbarca alla Camera: in commissione Giustizia aria di intesa

Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia a Montecitorio, è stato di parola: trascorso il periodo previsto dal regolamento della Camera per ripresentare una proposta di legge bocciata dall'Aula, lo scorso maggio ha depositato per la seconda volta il testo di riforma della norma sulla riparazione per ingiusta detenzione.
Quella dell'azione disciplinare a carico dei magistrati che arrestano gli innocenti è un vecchio cavallo di battaglia dell'ex vice ministro della giustizia del governo di Matteo Renzi, e l'anno scorso, per poco, l'obiettivo non venne raggiunto.
Ma andiamo con ordine, la riforma voluta da Costa prevede che all'art. 315 del Codice di procedura penale sulla riparazione venga inserito il Comma tre bis: "La sentenza che accoglie la domanda di riparazione è trasmessa agli organi titolari dell'azione disciplinare nei riguardi dei magistrati, per le valutazioni di competenza": cioè il ministro della Giustizia e il procuratore generale della Cassazione; inoltre, viene previsto come illecito disciplinare per i magistrati quello di aver arrestato una persona, che risulterà poi essere innocente, con "negligenza e superficialità".
Nel 2019 con il governo 'Giallo-verde' la riforma sembrava cosa fatta, il 19 giugno 2020 il testo era stato approvato all'unanimità in commissione Giustizia alla Camera, però, trascorsa una settimana era stato bocciato dall'Aula con 242 voti contrari, 100 assenti e 5 franchi tiratori tra gli esponenti della maggioranza.
"Si tratta di una norma di civiltà", aveva detto Costa, affermando la necessità di "abbandonare la cultura della comoda deresponsabilizzazione", secondo la quale al magistrato che arresta un innocente non succede nulla. Nella scheda di presentazione della riforma, Costa ha ricordato come "dal 1992 a oggi 28mila persone siano state arrestate ingiustamente e risarcite per una cifra complessiva che supera gli 800 milioni di Euro, ora sarà possibile promuovere l'azione disciplinare nei confronti di quei magistrati responsabili di ingiuste detenzioni". La discussione in commissione lo scorso anno era stata articolata e molto approfondita: fra gli auditi anche i giornalisti Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, creatori del sito 'errorigiudiziari', il portale che da anni raccoglie i casi di ingiusta detenzione. Come spesso accade sui temi sensibili per le toghe tra il voto in commissione e quello dell'Aula era intervenuta l'Associazione nazionale magistrati con un lungo comunicato in cui bocciava senza appello la riforma voluta dal parlamentare azzurro. "La modifica proposta - dissero i vertici dell'Anm - è inutile e può costituire un rischio di condizionamento nell'adozione di iniziative cautelari in palese contrasto con l'invocata necessità di un maggiore severità a tutela della sicurezza dei cittadini, il nostro ordinamento già prevede efficaci strumenti per l'accertamento di eventuali errori e un rigoroso sistema di responsabilità civile e disciplinare". Parole che fecero presa sui deputati, questa volta dovrebbe andare diversamente: il testo ha, infatti, l'ok del Guardasigilli: vale la pena ricordare che attualmente il 90 per cento delle ingiuste detenzioni non viene risarcito sulla base del presupposto che il sottoposto, a cautela, ha "contribuito" colposamente all'errore, per esempio, nell'ambito delle normali strategie difensive, avvalendosi della facoltà di non rispondere.
Aperture bipartisan, quindi, sul testo bocciato in Aula un anno fa tra governo e Forza Italia, il punto d'incontro potrebbe essere raggiunto a breve sulla proposta di legge in materia di valutazione disciplinare dei magistrati a seguito di accoglimento della domanda di riparazione per ingiusta detenzione.
Presente il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis (Pd), l'azzurro Pierantonio Zanettin ha iniziato ieri in Commissione giustizia a Montecitorio l'esame del testo del Ddl presentato lo scorso maggio dal collega di partito Enrico Costa, la discussione è avvenuta in un clima molto sereno, segno evidente che non ci sono al momento posizioni ostili in maniera preconcetta su un tema molto delicato e scivoloso come questo; il provvedimento, infatti, introduce per la prima volta l'obbligo di trasmissione agli organi titolari dell'azione disciplinare nei riguardi dei magistrati delle sentenze che accolgono le domande di riparazione per ingiusta detenzione, con una ulteriore disposizione in merito alla responsabilità disciplinare dei magistrati.
Il testo riproduce essenzialmente quello, presentato sempre da Costa, che era stato respinto l'anno scorso alla Camera, rispetto al 2019, però, molte cose sono cambiate, dal punto di vista politico il governo ha l'impellente necessità di allargare la maggioranza parlamentare in vista dell'autunno quando si troverà a fronteggiare una crisi economica durissima dovuta agli effetti del 'Covid- 19'.
Il legislatore, nel 2017 con la legge di riforma delle misure cautelari, ha previsto che nella relazione che il governo deve presentare annualmente al parlamento sull'applicazione delle misure cautelari personali, debba altresì dare conto dei dati relativi alle sentenze di riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione pronunciate nell'anno precedente, "con specificazione delle ragioni di accoglimento delle domande e dell'entità delle riparazioni, nonché i dati relativi al numero di procedimenti disciplinari iniziati nei riguardi dei magistrati per le accertate ingiuste detenzioni, con indicazione dell'esito, ove conclusi".
A oggi, però, il governo non ha ancora adempiuto: infatti, l'ultima relazione sullo stato di applicazione delle misure cautelari è stata trasmessa dal governo Gentiloni e contiene dati relativi all'anno 2017.
Sul fronte magistratura l'affaire 'Palamara' ha lasciato il segno: difficile in questo momento trovare qualcuno in parlamento pronto a stracciarsi le vesti per la difesa senza se e senza ma delle toghe, si sente da più parti la necessità di un cambio di passo nel rapporto politica e magistratura, il Pd, il principale alleato di governo, non pare pronto a immolarsi per una nuova battaglia in difesa delle guarentigie dei giudici. Anche fra i 5 Stelle il clima è diverso: il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede ha recentemente predisposto a via Arenula un monitoraggio dei casi di ingiusta detenzione.