In Lombardia quattro detenuti positivi al Coronavirus

Milano (Giorno - Mario Consani), 18 marzo 2020

Allarme anche per quindici agenti della Polizia penitenziaria e due medici

Sarebbero quattro i casi di 'Covid- 19' già accertati nelle carceri lombarde.
Fonti della Polizia penitenziaria parlano dì un detenuto ghanese di 19 anni, che era recluso a San Vittore, risultato positivo al 'Coronavirus', il giovane sarebbe ricoverato all'ospedale Niguarda dallo scorso dicembre 2019, come ha precisato il direttore del carcere, Giacinto Siciliano: "Ha contratto l'infezione all'esterno dell'istituto".
Nei giorni scorsi anche due detenuti del carcere di Pavia sarebbero risultati positivi al 'Covid-19', così come un detenuto del carcere di Voghera, nel pavese. Anche due medici del carcere di Brescia si sarebbero ammalati. E più di 15 sarebbero i casi positivi tra gli agenti di Polizia penitenziaria, dice Aldo Di Giacomo, segretario del Sap, il sindacato autonomo: "Siamo preoccupatissimi per l'incolumità dei colleghi e spaventati perché se il contagio dovesse arrivare in carcere sarebbe una catastrofe, sia dal punto di vista sanitario sia per la sicurezza".
Ma intanto sono variegati i commenti che riguardano le disposizioni in tema di carcere (che però nessuno ha ancora letto) contenute nel decreto legge ribattezzato "Cura Italia". Indiscrezioni parlano dell'introduzione temporanea di meccanismi più agili per l'attuazione di una legge già in vigore da anni, che consente i "domiciliari" a chi abbia un residuo pena fino a 18 mesi.
Contrarissimo il leader della Lega, Matteo Salvini: "Se qualcuno pensa di usare l'emergenza sanitaria per far passare le schifezze non avrà il consenso della Lega; parlo dell'uscita dal carcere di migliaia e migliaia di detenuti previsto nel decreto; l'ho già detto al presidente del Consiglio Conte, mai su amnistie mascherate o svuota-carceri mascherate ci sarà il consenso della Lega".
"Prevedere l'esecuzione della pena fuori dal carcere per i detenuti condannati a pene minori è contenuto già in una legge votata nel 2010 proprio dalla Lega - dice Eugenio Saitta, portavoce del M5S in commissione Giustizia alla Camera rispondendo a Salvini - quella legge l'ha voluta un governo di centro-destra comprendente anche la Lega, nessuno sconto di pena".
Contrario, ma per motivi opposti, il presidente dell'associazione Antigone, Patrizio Gonnella: "è stata adottata una misura di cui non è facile prevedere l'impatto, che comunque sarà estremamente limitato rispetto alle drammatiche necessità". Al massimo, secondo fonti ministeriali, si tratterebbe di 3.000 detenuti in tutta Italia. E Gonnella protesta: "Ribadiamo l'urgenza di prendere altri e ben più incisivi provvedimenti".
Nel decreto del governo c'è "un'applicazione più ampia della legge sull'esecuzione domiciliare delle pene - prende atto la presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano, Giovanna Di Rosa - i detenuti che rientrano in questa possibilità, però, sono in gran parte stranieri, quindi senza una casa": il problema diventa il domicilio; "stiamo risolvendo le situazioni contingenti - ribadisce Di Rosa, facendo riferimento al "tavolo di lavoro virtuale aperto con l'Amministrazione penitenziaria,
con le direzioni degli Istituti dì pena, la Regione e il volontariato; grazie anche a quest'ultimo settore, infatti, si possono trovare delle strutture, ricorrendo all'housing sociale per la detenzione domiciliare, di comunità terapeutiche, infatti, non ce ne sono più: vista l'emergenza sanitaria, non prendono più persone".

Aggiornato il: 24/06/2020