In Lombardia il sistema regge l'emergenza Coronavirus

Milano (dire), 29 gennaio 2021

In attesa del vaccino anti Covid-19

Continua l'emergenza Coronovirus nelle carceri lombarde, in attesa della definizione del piano vaccinale; nella seconda ondata, la popolazione carceraria contava 7.600 persone (a fronte di una capienza regolamentare di 6.143), di cui 1.220 sono stati i detenuti affetti da 'Covid-19' dal 1° ottobre 2020 ad oggi, con un picco di contagiati (442) registrato l'11 dicembre 2020 (il totale dei casi da inizio pandemia ammonta a 1.329 pazienti positivi, 45 sono stati i ricoveri e 3 i detenuti morti a causa del virus, con oltre 32mila tamponi).
Attualmente ci sono ancora 139 detenuti positivi, ricoverati nei due Covid-hub di San Vittore (55 persone) e Bollate (42), mentre gli altri casi derivano dal focolaio del carcere di Bergamo: questa la fotografia dell'evoluzione della pandemia nelle carceri lombarde, illustrata al Pirellone nell'ultima seduta della commissione speciale Carceri, presieduta da Antonella Forattini.
A raccontare l'emergenza sanitaria vissuta dietro le sbarre è il dottor Roberto Ranieri, responsabile della Sanità penitenziaria di Regione Lombardia e il dottor Pietro Buffa, provveditore dell'Amministrazione penitenziaria lombarda, che hanno illustrato le principali problematiche: la convivenza tra detenuti, personale sanitario, Polizia penitenziaria; la situazione di sovraffollamento con difficoltà di applicazione delle misure di distanziamento sociale; il rischio di diffusione rapida della catena di contagio con il coinvolgimento di pazienti fragili (anziani e immuno-depressi) e le conseguenze sul sistema sanitario esterno; l'impatto negativo sulle misure rieducativo-trattamentali, particolarmente tra i tossico-dipendenti e i portatori di patologie psichiatriche.
"La situazione carceraria durante l'epidemia è stata senz'altro un'emergenza nell'emergenza - ha dichiarato la presidente Forattini - auspichiamo che l'esperienza maturata e le buone pratiche adottate in Lombardia, grazie allo sforzo, all'impegno e alla creatività dei dirigenti penitenziari e dei responsabili della sanità, venga messa a sistema e possa fornire indicazioni per l'organizzazione dei vaccini: somministrazione che speriamo possa avvenire quanto prima".
Tra le soluzioni adottate e che, secondo il dottor Ranieri rappresentano un modello di sanità territoriale, vi è la creazione di una task force multi-disciplinare, che ha consentito la diagnosi precoce dei casi asintomatici contribuendo alla circoscrizione dei focolai epidemici e il contact tracing.
"Tutte misure e trattamenti clinici - ha sottolineato il provveditore regionale Buffa - che sono stati congrui e omogenei rispetto a quelli del cittadino comune, e non ulteriormente restrittive della libertà individuale, come richiesto dalle normative; inoltre, servizi di tele-medicina, elemento che rimarrà anche dopo la fine della pandemia".
Durante la seduta si è anche parlato della non facile organizzazione del piano vaccinale che per gli agenti di Polizia penitenziaria dovrebbe avvenire - secondo le ultime notizie - nella Fase 1 bis, mentre per i detenuti è prevista la somministrazione alla fine della Fase 2 che, invece, dovrebbe essere anticipata.
 

Aggiornato il: 29/01/2021