Il rapper Ghali a San Vittore

Milano (La Repubblica - Luigi Bolognini), 15 marzo 2019

"Voglio dare voce a chi non ce l'ha" San Vittore

A San Vittore tutti dicono "I love you". Ghali sceglie la Rotonda che connette i sei bracci del carcere milanese per presentare il nuovo singolo dopo "Cara Italia", di cui sembra la prosecuzione per lo stesso sound-trap vagamente etnico, la voce distorta, quasi metallica, e in fondo il testo. Che parla sempre di amore, ma in altro modo.
Cara Italia aveva “l'intento di scuotere qualcosa nell'animo di chi spesso decide le nostre sorti”, insomma la politica ("C'è chi ha la mente chiusa perché è rimasto indietro come al Medioevo, il giornale ne abusa, parla dello straniero come fosse un alieno").
Artisticamente un trionfo da tre dischi di platino, per il resto un fallimento: “Nulla è cambiato - ammette il 26enne cantante milanese di origini tunisine - e ho deciso di dedicare un'altra canzone d'amore a chi mi sta accanto, alla prima persona che potrebbe cambiare le cose, quindi a un amico, un fratello o una sorella”. E anche a dei detenuti: "C'è chi canta insieme a una sirena, chi balla dentro a una galera dov'è sempre mezzanotte. Tu lo sai che sei mio brother, vorrei dirti tante cose, urlo forte I love you", dice il testo. Parole che, rimbombando in una Rotonda zeppa d'echi che distorce ogni suono, fanno esultare i detenuti come un gol della squadra del cuore.

Ghali ha deciso: “D'ora in poi farò canzoni intorno a cui creare un progetto, voglio sfruttare i miei canali per dare voce a chi non l'ha”. E se con "I love you" ha iniziato dal carcere è perché è parte della sua vita. Il papà finì in cella quando lui aveva due anni: “Ho in testa immagini molto forti di quando venivo qui da piccolino e San Vittore è stato decisivo anche per la sua educazione musicale: il padre gli spediva da lì cd masterizzati di 50 Cent, Eminem, Snoop Dogg e il figlio di un detenuto mi ha fatto sentire la beat-box perla prima volta”.
E "I love you", appena uscito, ha in copertina Ghali con al piede una palla che è una sfera stroboscopica da discoteca, mentre tenta il Moonwalk del suo idolo Michael Jackson. Il rapporto col carcere insomma non è posticcio o promozionale. Lo provano anche i tanti incontri preparatori con i detenuti, specie i più giovani. Con loro ha anche scritto su una parete del cortile dell'ora d'aria "La musica libera tutti". Parte del graffito andrà all'asta per donne e ragazzi ospiti di San Vittore. “Simbolicamente sono riuscito ad abbattere un muro del carcere», sorride.