Il diritto all'oblio è legge

Roma (Repubblica - Liana Milella), 2 agosto 2021

Via il nome degli assolti da Internet

La norma entra nella Riforma della giustizia della ministra Cartabia, con l'emendamento del responsabile Giustizia di 'Azione', Enrico Costa; quindi la presunzione d'innocenza può prevalere sul diritto a informare.
Come sempre, quando si parla di diritti e di Costituzione, le interpretazioni possono anche andare in direzioni opposte, ma soprattutto si apre il dibattito su quale dei diritti citati possa alla fine prevalere sull'altro.
Stavolta, sotto i riflettori, c'è il 'Diritto all'oblio', principio di cui a lungo si è discusso anche in Europa dove, alla fine, è prevalsa la Raccomandazione di tenere conto del diritto di chi è finito sul Web con un'attribuzione o una connotazione fortemente negativa che, di conseguenza, se riconosciuta inesatta o addirittura non vera, va cancellata, e questo vale anche per i processi e per un imputato che, alla fine dell'iter giudiziario, viene assolto.
E arriviamo all'emendamento di Enrico Costa sul diritto all'oblio per gli imputati assolti che possono chiedere e ottenere di veder deindicizzato il loro nome sul Web. Che significa? Che il fatto, con tutti i dettagli, la storia del processo e dell'inchiesta vengono cancellati, quindi chi cerca su Internet il nome del soggetto coinvolto non lo troverà più, perché quel nome sarà cancellato dai motori di ricerca.
"Principio di civiltà giuridica", dice il parlamentare Costa e altrettanto dicono gli avvocati, ma è inevitabile interrogarsi sulle conseguenze storiche di questa scelta che - diciamolo subito - è in linea con le Direttive europee, e la conseguenza sarà che, se sono stata imputata in un processo - un fatto storico quindi, innegabile nella sua realtà e svolgimento - ma alla fine sono stata assolta, il mio nome verrà cancellato dai motori di ricerca.
Il testo dell'emendamento inserito nella legge recita: "Prevedere che il decreto di archiviazione, senza la sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione, costituiscano titolo per l'emissione di un provvedimento di deindicizzazione che, nel rispetto della normativa europea in materia di dati personali, garantisca in modo effettivo il diritto all'oblio degli indagati o imputati".
Costa ovviamente esulta e dichiara: "È stata approvata una norma di civiltà, in base alla quale una persona assolta o prosciolta non può essere marchiata a vita, la sentenza sarà il titolo per ottenere - senza se e senza ma - che i motori di ricerca effettuino l'immediata dissociazione dei dati personali degli assolti dai risultati di ricerca relativi al procedimento penale".
Quale norma di civiltà, questo comporta che se anche la storia del processo - dal momento dell'indagine fino alla conclusione - resteranno su Internet nei vari passaggi di cronaca, tuttavia scompare definitivamente il nome della persona indagata, poi finita sotto processo, e poi alla fine assolta. Cioè siamo di fronte a un dato storico innegabile, che però non potrà più essere ricondotto alla persona alla fine assolta; per intenderci, se cerchi il nome di una persona, che è finita sotto processo ma poi è stata assolta, non verrà fuori anche la storia del processo stesso, non ci sarà più alcun collegamento.
A guardarla dal punto di vista dell'informazione, del diritto di cronaca, sembra proprio un vulnus; secondo il segretario della Federazione nazionale della stampa (Fnsi), Raffaele Lorusso "il tema del diritto all'oblio va affrontato, ma anche discusso, al contempo è necessario tenere nel debito conto il diritto di cronaca, che non vuol dire gogna mediatica, ma diritto alla conoscenza di determinati fatti, come essere imputati in un processo, e questo diritto va garantito".
Aggiunge Lorusso: "Il tema è delicato perché nella Costituzione c'è l'art. 15 ("La libertà di ogni forma di comunicazione è inviolabile"), ma anche l'art. 21 ("La stampa non può essere soggetta a censure"); quindi una soluzione non può essere trovata con un emendamento, ma in una riforma più organica, perché altrimenti si dà l'impressione di una forzatura, il governo e il parlamento avrebbero dovuto trovare il tempo per occuparsi del diritto di cronaca e della libertà di espressione, del carcere su cui la Consulta ha detto che è tempo di decidere, nonché delle querele temerarie ferme da due anni al Senato, ma tutto questo non può ridursi a un emendamento".
Che cosa succederà, in concreto, quando la riforma entrerà in vigore, alla fine dell'anno, dopo il voto del Senato e la stesura della legge delega?
"A quel punto - secondo Enrico Costa - toccherà a Google intervenire sulle richieste di deindicizzazione che via via verranno presentate, perché per il momento, quando arrivano, vengono respinte, proprio per la tutela del diritto alla notizia, con questa legge, però, non potrà più essere così". Infatti, già oggi, digitando la formula "Diritto all'oblio" su Internet, si può vedere che molti siti offrono la possibilità di organizzare la richiesta di cancellazione.
A questo punto la domanda è: non sapremo più se un parlamentare o un politico ha avuto un processo oppure se un candidato alle elezioni ha una storia giudiziaria? Per l'on. Costa "il diritto all'oblio non favorirà tanto le persone note, di cui si sa già tutto, ma i cittadini normali che, magari proponendosi per un lavoro, si vedono opporre una vecchia storia giudiziaria da cui sono stati assolti, che però continua a inficiare per sempre la loro vita".
A questo punto il dibattito sui sì e sui no è aperto.

Aggiornato il: 10/08/2021