Il carcere al tempo del Coronavirus

Milano, Camera penale, 16 marzo 2020

Lettera aperta ai protagonisti degli Stati generali dell'esecuzione penale

Lettera pubblica a Matteo Renzi, Andrea Orlando, Pietro Grasso, per chiedere loro un impegno personale, diretto e concreto affinché siano in via straordinaria assunte oggi iniziative per alleggerirne la condizione.
Egregi signori, la situazione all'interno degli istituti penitenziari italiani è ormai di una drammaticità assoluta perché il sovraffollamento è aggravato dal reale e gravissimo rischio del contagio.
Le recenti rivolte, certamente inaccettabili e comunque riconducibili ad una minoranza di detenuti, sono l'effetto dell'estremo degrado nel quale è costretta a vivere sia la popolazione detenuta sia coloro i quali sono chiamati a svolgere i compiti istituzionali di vigilanza, con la preoccupazione della diffusione del virus, già contratto da alcuni di loro.
Il drammatico numero delle morti in quel contesto è la dimostrazione di come nel carcere siano costrette anche persone portatrici di disagio sociale e psichico o di tossicodipendenti per le quali il carcere non svolge alcuna funzione di recupero ed anzi ne aggrava la condizione.
Il concreto pericolo che dalla situazione di costrizione di molte persone in pochi metri quadrati, nei quali sono rinchiuse tutto il giorno in una condizione di promiscuità inumana, trasformi il carcere in luogo privilegiato per il diffondersi della pandemia è denunciato da tutti i rappresentanti delle istituzioni che interagiscono con il carcere, dal mondo del volontariato che è parte fondamentale di quella realtà, da esponenti religiosi ed anche dall'Avvocatura penale.
È questo il tempo della solidarietà e di azioni di governo che contribuiscano - con misure anche straordinarie - allo sforzo di tutti e di ciascuno per superare la grave emergenza che attanaglia il nostro Paese e che verrebbe ulteriormente aggravata dallo scaricare sul sistema sanitario, già prossimo al collasso, anche migliaia di detenuti.
L'avvocatura penale ha in corso, in queste ore, una interlocuzione con il Ministro della giustizia sui possibili interventi per affrontare l'emergenza da Coronavirus. Le nostre proposte sono state nel senso della individuazione di misure volte a rendere omogenee, per tutte le sedi giudiziarie, le regole per il rinvio delle udienze e prevedere la sospensione di tutti i termini processuali.
Abbiamo trovato nel ministro un interlocutore attento sul piano degli interventi processuali, ma da lui non abbiamo ottenuto risposta alcuna sulle proposte che abbiamo avanzato sul tema del carcere.
Eppure si tratta di proposte semplici, di facile e immediata attuazione, quali stabilire che la prosecuzione della espiazione delle pene inferiori ai ventiquattro mesi si svolga in regime di detenzione domiciliare, indicazioni per la ordinarietà della misura degli arresti domiciliari nelle situazioni nelle quali siano individuati i presupposti per l'adozione di misure coercitive, interventi di proroga e differimento di esecuzione della pena nelle situazioni di disagio o malattia; insomma misure assolutamente ragionevoli e che riguardano la popolazione carceraria di minor pericolosità sociale.
Sappiamo che il drammatico silenzio governativo non appartiene alla vostra sensibilità ed al vostro pensiero politico. Scriviamo a voi poiché personalmente siete stati protagonisti, sul versante della rappresentanza politica del governo del Paese, di un'importante stagione nella quale finalmente si era affrontato in modo sistematico il problema del carcere. Le indicazioni da voi positivamente individuate all'esito degli Stati generali dell'esecuzione penale, in una situazione che già allora poneva le condizioni del mondo penitenziario tra le più pressanti urgenze civili, sono oggi il viatico delle nostre proposte.
In nome di quei valori e di quelle scelte in tempo così recente da voi condivise, in nome dei principi di civiltà e di umanità invocati da tutti gli operatori e da chi da sempre opera nel mondo del carcere, nonché in ragione dell'improcrastinabile necessità di evitare ulteriori emergenze sanitarie dentro e fuori le carceri, vi chiediamo un impegno personale, diretto e concreto affinché siano in via straordinaria assunte oggi iniziative per alleggerirne la condizione. Tutto ciò ha a che fare non solo con la drammaticità del momento, che non può essere governato da derive populiste, ma anche con l'idea di Paese che ci ritroveremo dopo questa drammatica emergenza.