Il 100 e lode dei detenuti diplomati

Milano (La Repubblica - Orianna Liso), 25 luglio 2019

Opera: "La maturità in carcere è il nostro riscatto"

Per la prima volta nel carcere milanese i detenuti studenti hanno sostenuto l'esame di maturità dopo le lezioni tenute dai professori dell'Istituto Calvino di Rozzano. E alcuni di loro sono pronti a iscriversi all'università. Due "Cento e lode" e tanti altri voti che non sono un numero, ma rappresentano una vittoria importante, una affermazione che dà un senso a quello che spesso è soltanto scritto nei manuali: l'obiettivo della detenzione in carcere deve essere quello della rieducazione e del reinserimento sociale dei detenuti.
A Opera, da qualche settimana, ci sono i primi detenuti diplomati all'interno della Casa di reclusione alle porte di Milano e alcuni di loro hanno già deciso che continueranno il percorso, iscrivendosi all'università. Il progetto è nato nel 2016, con l'istituzione dei primi due percorsi didattici all'interno dell'Istituto penitenziario, considerato una delle carceri di massima sicurezza, che ospita molti detenuti in regime di 41 bis e soprattutto detenuti con condanne definitive. Un progetto nato dalla collaborazione dell'Amministrazione penitenziaria con l'Istituto Calvino di Rozzano e con il Cpia 3 (il Centro provinciale per l'istruzione degli adulti, ndr).
Tre anni fa sono stati creati due indirizzi scolastici professionali di secondo grado in carcere: "Enogastronomia e ospitalità alberghiera" e "Servizi per l'agricoltura e lo sviluppo rurale". Lezioni giornaliere, ogni pomeriggio (e anche il sabato per i corsi di cucina con la pratica); il primo biennio in un anno, gli altri due in un altro anno e, da settembre scorso, l'ultimo anno, quello della maturità.
L'area pedagogica trasformata per realizzare delle classi. Il personale della Polizia penitenziaria che si organizza per coprire anche questi turni. Una cinquantina di studenti, dai 20 ai 60 anni, con storie e percorsi, fuori e dentro il carcere, più diversi. Tanti italiani, ma anche nordafricani, romeni, albanesi e sudamericani. C'è uno studente, un uomo già avanti con gli anni, che è entrato in carcere da analfabeta e che qui ha iniziato da zero, ha imparato a leggere e a scrivere ed è arrivato alla maturità. Perché lo ha fatto? Perché voleva poter scrivere a sua moglie che lo aspetta fuori e voleva poter leggere le sue lettere senza chiedere ai compagni di cella di farlo per lui, condividendo così quei frammenti di intimità.
Non sempre è facile frequentare le lezioni, non tutti vanno avanti. Ma un gruppo di loro ce l'ha fatta, arriva al quinto anno e, il mese scorso, ha sostenuto l'esame di maturità. Esame uguale a tutti gli altri studenti, quelli del mondo fuori: commissione esterna, membri interni, prove nuove per tutti, con l'esame di maturità riformato. E quel risultato, festeggiato dai professori con una soddisfazione doppia. Anche vedendo le reazioni degli studenti: il pianto liberatorio del ragazzo che ha frequentato ogni giorno le lezioni, anche quando era difficile, anche quando poi studiare in cella, in mezzo agli altri, gli faceva passare la voglia. Per alcuni non è finita, adesso, in autunno ricominceranno a studiare: in cinque hanno già detto di volersi iscrivere ai corsi universitari che la Statale organizza nel carcere di Opera.
A raccontare questa storia di riscatto è Lucia Ravera, docente di Francese che parla a nome di tutti i colleghi, della preside dell'Istituto Calvino, Maria Grazia Decarolis e della coordinatrice delle attività didattiche, Luisa Muratore: "Per i nostri studenti è davvero una occasione di riscatto, un momento irripetibile di orgoglio e di dignità".
E a settembre si riparte, con nuove classi e nuovi studenti.