Dl carceri, alla Camera il governo pone la fiducia

Slitta ancora la riforma del Csm
Roma (Messaggero - Emilio Pucci), 25 giugno 2020
Slitta ancora la riforma del Csm
L'aula della Camera ha approvato con 305 voti favorevoli e 232 contrari la fiducia posta dal governo sul decreto Giustizia.
E ora le forze politiche di maggioranza e d'opposizione attendono la riforma del Csm che il Guardasigilli, Alfonso Bonafede dovrebbe portare in Cdm la prossima settimana.
Forza Italia e Italia viva hanno issato nuovamente la bandiera della separazione delle carriere ("fonti dem osservano che sono freddi pure Lega e Fdi") e il Pd rilancia con il vice segretario, Andrea Orlando il progetto per una sorta di 'Alta Corte' per la responsabilità disciplinare di tutte le magistrature, non solo di quella ordinaria.
Nei fatti, sulla giustizia non c'è aria di collaborazione in parlamento: i renziani in Commissione a Montecitorio appoggiano le battaglie del partito azzurro anche sul tema dello stop alla riforma della prescrizione, ma per ora non c'è alcun rischio che la maggioranza vada sotto.
"Occorre togliere dal tavolo temi divisivi", l'invito del responsabile Giustizia del partito del Nazareno, Walter Verini: "Ci dicono no su tutto, per loro la nostra collaborazione deve essere unilaterale", attacca il forzista Costa.
Il Guardasigilli sta ultimando la bozza della riforma del Csm che porterà all'attenzione del premier Conte che nell'appoggiare le idee del responsabile di via Arenula, si è limitato a chiedere che venga dato seguito all'appello del presidente della Repubblica.
Intanto ci sarà una stretta alle 'porte girevoli' tra politica e magistratura, uno stop per mettere fine alle degenerazioni delle correnti e che coinvolgerà anche i magistrati fuori ruolo.
Inoltre, i magistrati segretari non verranno designati attraverso meccanismi di cooptazione, sul punto ci ha lavorato il sottosegretario, Andrea Giorgis con il Pd che ha ottenuto che non ci sarà alcun divieto di ingresso nell'organo di auto-governo della magistratura per i politici.
Al di là di qualche fibrillazione Pd, M5S, Iialia viva e Leu hanno serrato i ranghi; il segnale è arrivato ieri con il semaforo verde al decreto Giustizia che proroga al 1 settembre 2020 il termine a partire dal quale la riforma della disciplina delle intercettazioni troverà applicazione.
Infine, sarà consentito alla Polizia penitenziaria di utilizzare i droni per assicurare una più efficace vigilanza sugli Istituti penitenziari e per garantire la sicurezza al loro interno.
Si chiude anche il caso delle scarcerazioni di alcuni boss mafiosi e di detenuti colpevoli di reati gravi, a seguito dell'emergenza Coronavirus: la modifica apportata con il provvedimento consiste nella previsione di un parere obbligatorio che i giudici di sorveglianza devono richiedere al procuratore Antimafia, in ordine all'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata e alla pericolosità del soggetto: "Vi è l'obbligo di revoca del provvedimento di ammissione alla detenzione domiciliare in deroga quando vengano meno le condizioni per le quali era stata concessa".
Per i detenuti viene confermata la possibilità di colloqui a distanza mediante apparecchiature e collegamenti e di poter vedere i propri congiunti almeno una volta al mese.
Dal 1 luglio 2020 il sistema giudiziario tornerà alla normalità, e il decreto istituisce presso il ministero della Salute una piattaforma per il tracciamento dei contatti tra le persone che installino, su base volontaria, un'apposita applicazione per dispositivi di telefonia mobile complementare: si tratta di un sistema di allerta sulle persone che siano entrate in contatto stretto con soggetti risultati positivi al Covid-19.