Dal governo misure inefficaci per le carceri

Roma, Ansa, 17 marzo 2020

Lo dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone

"Il decreto-legge del governo per quanto riguarda le carceri si è limitato a una misura di modifica della legge sulla detenzione domiciliare del 2010, che già consentiva di scontare presso il proprio domicilio l'ultima parte della pena''.
La relazione illustrativa del provvedimento spiega come si sia recuperato "il modello operativo già sperimentato con la legge 26 novembre 2010, n. 199, che già prevede la possibilità di eseguire le pene detentive di durata non superiore a diciotto mesi, anche se costituente parte residua di maggior pena, in luoghi esterni al carcere (ed esattamente presso l'abitazione o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza)".
"Quell'intervento - prosegue - era mosso dalla necessità di ridurre le presenze di detenuti presso gli Istituti penitenziari e alleggerire, in tal modo, sia il carico gravante sull'amministrazione, sia la stessa esecuzione della pena, in favore dei soggetti destinati alla detenzione extra carceraria e per tutti coloro che presso la struttura carceraria debbono continuare a permanervi".
Dunque, secondo Gonnella, è stata adottata una misura "di cui non è facile prevedere l'impatto, che comunque sarà estremamente limitato rispetto alle drammatiche necessità''. La stima del Dipartimento dice che le norme "potranno trovare applicazione nei confronti di un limitato numero di detenuti chiamati a scontare una pena residua non superiore a 18 mesi (contingente stimato in un massimo di 3.000 unità)".
Dunque Gonnella ribadisce che: "insieme a Cgil, Anpi, Arci e Gruppo Abele avevamo chiesto provvedimenti urgenti del tutto ragionevoli per affrontare l'emergenza del Coronavirus nelle carceri italiane e del sovraffollamento che la rende ancor più drammatica; per questo ribadiamo l'urgenza di prendere altri e ben più incisivi provvedimenti". 

Aggiornato il: 24/06/2020