Coronavirus, in un mese 4mila detenuti in meno

Roma, Fatto Quotidiano, 7 aprile 2020

Contagiati 37 carcerati e 158 agenti

Sono più di 4mila i detenuti che sono usciti dalle carceri italiane dall'inizio dell'emergenza 'Coronavirus', lo riferisce il Dap, sottolineando che il 29 febbraio 2020 i detenuti erano 61.230 (risalgono a quei giorni le prime indicazioni inviate dal Dipartimento agli Istituti per la prevenzione del contagio). Ieri, 6 aprile 2020 nelle carceri c'erano 57.137 persone: cioè 4.093 in meno in circa un mese.
Diversi i motivi che hanno inciso, in misura differente, sul calo delle presenze: un ruolo importante è rappresentato dalla concessione degli arresti domiciliari, prevista all'applicazione delle misure del decreto 'Cura Italia', alcuni detenuti sono stati rilasciati anche per motivi sanitari dovuti al contagio da 'Coronavirus' o a situazioni di incompatibilità con lo stato di salute del detenuto, poi, per evitare il contagio si è ricorso più spesso a permessi concessi ai detenuti in semi-libertà, che possono evitare il rientro serale in istituto.
Il Dap segnala, infine, l'improvvisa diminuzione dei reati che ha causato la conseguente riduzione degli arresti in flagranza, e dunque meno affollamento nei penitenziari.
L'unione delle Camere penali stigmatizza, però, il tenore della nota, perché "sembra accreditare al 'Cura Italia' il merito delle scarcerazioni, quando il ministero della Giustizia sa perfettamente che le cose non stanno proprio così, al contrario, questo risultato - peraltro ancora largamente insufficiente - lo si è ottenuto nonostante il decreto legge, ma grazie al grande impegno e al senso di responsabilità di molti Tribunali di sorveglianza e degli avvocati impegnati nella tutela del diritto alla salute dei propri assistiti, ricorrendo agli strumenti normativi già esistenti che il governo ha addirittura peggiorato con la imposizione dei famosi braccialetti".
"Ci smentisca il ministero - è l'invito dei penalisti - comunicando alla pubblica opinione quanti sono i detenuti scarcerati, a oggi, ex art. 123 del decreto".
"Non giochiamo con i numeri - concludono le Camere penali - altrimenti dovremo prendere atto ancora una volta che la situazione è grave, ma non è seria".
Sul fronte dei contagi, 37 sono i detenuti che risultano al momento positivi: 9 di questi sono ricoverati in ospedale, mentre sono 8 quelli già guariti.
Tra i 38mila agenti di Polizia penitenziaria sono 158 quelli positivi al tampone: 16 sono ricoverati e dispensati dal servizio, e 5 i contagiati tra il personale dell'Amministrazione penitenziaria appartenenti al comparto funzioni centrali.
Fino a oggi, tra le oltre 15mila vittime si conta un detenuto, deceduto a Bologna nei giorni scorsi. All'inizio dell'emergenza, in 22 penitenziari italiani sono stati registrati violenti ribellioni tra il 7 e il 9 marzo 2020 quando l'epidemia ha cominciato a diffondersi nel Paese; ingenti i danni causati alle strutture, con il governo che ha stanziato 20 milioni di euro solo per i primi lavori di recupero; ancora più alto il prezzo umano: decine i feriti, anche tra gli agenti della Polizia penitenziaria, 12 i detenuti morti (secondo le autorità tutti di over-dose, dopo aver ingerito quantità esagerate di farmaci e metadone rubate nelle farmacie carcerarie); il 'casus belli' che avrebbe scatenato l'ira dei carcerati era stato lo stop ai colloqui con i familiari, gli inquirenti, però, indagano su una possibile regia occulta della criminalità organizzata.