Coronavirus: carceri, Rsa, hotspot e Cpr

Roma (Manifesto - Giansandro Merli), 3 settembre 2020

Intervista al Garante nazionale, Mauro Palma
 

Il Garante nazionale dei detenuti risponde a tutto campo sulle diverse problematiche relative ai luoghi di restrizione durante la pandemia. Mauro Palma, presidente del collegio di garanzia, ha anticipato al Manifesto le questioni principali che verranno illustrate in conferenza stampa.

Le rivolte nei penitenziari hanno segnato l'inizio del 'lockdown': qual è la situazione all'interno delle carceri nella fase di "convivenza con il Coronavirus"?
Dal punto di vista del contagio il sistema penitenziario ha tenuto, fino al 25 agosto 2020 i positivi in carcere sono stati in totale 290 (tra loro si contano 34 ospedalizzati), il Coronavirus è entrato in 42 strutture su 191; dal punto di vista della vita in carcere è positivo che all'interruzione delle visite sia corrisposta una sperimentazione dei sistemi di video-chiamata, che ha avuto un effetto calmante sulla "doppia ansia": la paura del virus e quella che si prova in un luogo di restrizione; l'uso degli smartphone ha permesso ai detenuti di vedere i propri familiari, le case e i parenti anziani che non andavano a trovarli: mi auguro che questo valore aggiunto rimanga, in forme che garantiscano la sicurezza.
Di negativo che cosa c'è?
Il carcere è diventato un luogo sordo e vuoto, la presenza di figure del volontariato o istituzionali, come gli insegnanti, è ridotta al lumicino, le strutture sono tornate a essere molto chiuse, se questa situazione si perpetuasse farebbe perdere quella positiva permeabilità verso l'esterno di un luogo che è comunque un'istituzione totale.
I numeri cosa dicono?
Il minimo di presenze è stato toccato a metà aprile 2020: 52.792 delle 61mila pre-epidemia, al momento sono 53.565: sono troppe; se dovessero servire spazi per il distanziamento, un carcere che a fronte di 51mila posti disponibili ha quasi 54mila presenze è troppo fitto, e più di 3mila persone sono dentro per una pena inferiore a due anni; mi domando perché, e la risposta è che il territorio esterno non ha saputo dare altre risposte: il rischio è che tutta la conflittualità di un corpo sociale complesso come il nostro sia pensata come una questione da nascondere oltre il muro, se guardiamo i residui di pena: 6.875 detenuti devono scontare un anno o meno, quindi bisognerebbe ragionare su come favorirne il reinserimento sociale con altri strumenti; va aggiunto un altro elemento negativo: 42 suicidi dietro le sbarre, 10 in più dello scorso anno nello stesso periodo.
Quali indicazioni vengono fuori dalla vicenda del sequestro della caserma 'Levante' di Piacenza?
Ci siamo focalizzati su tre parole chiave che riteniamo pericolose sulla formazione delle forze di Polizia - Primo: produttività, l'idea che più operazioni fai e più vai avanti con la carriera, è devastante a livello culturale e determina deviazioni - Secondo: inimicizia, c'è il rischio che l'obiettivo dell'azione non sia fermare il crimine e arrestare l'autore ma annientare un soggetto percepito come contrapposto - Terzo: impunità, un errato spirito di corpo può portare a rinchiudersi, a ritenere chi indaga come ostile: ne abbiamo parlato con i massimi responsabili dei corpi di Polizia perché non tutto si risolve con l'azione penale, dobbiamo capire come nascono alcune dinamiche e fare attenzione a queste parole nella formazione iniziale degli agenti e in quella in itinere.
Cosa vuole dire al governo rispetto alle Rsa?
Le Residente sanitarie assistenziali sono luoghi in cui in una condizione normale il Garante nazionale deve selezionare le persone da tutelare: su 100, in genere 30/40 hanno parenti che vedono frequentemente, altrettante hanno visite fluttuanti e le altre solo un tutore legale che non viene mai; con la chiusura imposta dal 'Covid-19' tutte le persone devono essere tutelate dall'istituzione esterna di garanzia perché sono private della libertà personale non de iure, ma de facto: il punto adesso è capire come si riprendono le visite e le uscite in sicurezza e questo non può significare vedere ogni tanto i propri parenti al di là del vetro, abbiamo scritto a presidenti delle regioni e al Comitato tecnico scientifico: vogliamo interloquire a livello alto con il governo per capire come si supera la situazione di emergenza, si dice "convivere con il Coronavirus", ma cosa significa in una residenza per anziani oppure in una residenza per disabili?
I 353 naufraghi salvati dalla 'Sea-Watch' sono stati trasbordati sulla nave quarantena 'Allegra' (alcuni erano a bordo da 11 giorni), 18 migranti sono stati messi al sicuro dal cargo commerciale 'Asso', mentre 28 sono scesi a Pozzallo due giorni dopo il loro salvataggio: cosa raccontano queste due storie?
La tendenza ad affrontare tutto come un terremoto improvviso, laddove il fenomeno migratorio è qualcosa di stabile e destinato a durare; quest'anno in Italia sono sbarcate 18.742 persone (a fine agosto 2020, 1.248 erano negli 'hotspot', 60mila nei centri di accoglienza e 23mila nei cosiddetti 'Siproimi' (ex Sprar), le presenze nei centri sono troppo alte e questo dipende dall'errore di fondo del decreto legge sicurezza 'Salvini', che ha privilegiato le grandi strutture distruggendo gli Sprar; sono contento che la ministra Lamorgese dica che sia pronta la revisione ma chiedo che sia messa all'Ordine del giorno del Consiglio dei ministri, questo nuovo rinvio a dopo il voto regionale non tiene conto che in situazioni come questa di panico da contagio i grandi ammassamenti influiscono negativamente sull'opinione pubblica.
Delle 'navi quarantena' cosa ne pensa?
Se sono stabili, cioè attraccate in porto, sono preferibili a 'hotspot' sovraffollati, come quello di Lampedusa, certo può essere solo un modello emergenziale, quello che mi preme in ogni caso è che tutte le persone siano portate in un 'place of safety' il prima possibile.
Il Cpr di Gradisca d'Isonzo ha riaperto a dicembre 2019 e nei primi otto mesi sono già morte due persone: Vakhtang Enukidzee e Orgest Turia: cosa sappiamo?
Enukidze è morto il 28 gennaio 2020 (due giorni prima sarebbe dovuto essere rimpatriato volontariamente), ci siamo presentati come persona offesa e abbiamo nominato avvocato e medico legale, l'autopsia è stata consegnata alla procura che deve trarre ancora le deduzioni, ma non sembrerebbero esserci elementi che inducano a ritenere le botte come causa della morte.
Però ancora oggi non ci sono i risultati istologici e tossicologici...
Sì, è vero, e poi c'è un altro dato oggettivo: ci sono delle fotografie in cui si vede Enukidze con un occhio gonfio, questo va spiegato anche quando non è la causa della morte.
E Turia?
La sua morte risale al 14 luglio 2020 e i periti nominati dal pm prendono circa 60 giorni per i primi risultati.

Aggiornato il: 03/09/2020