Coronavirus, appello dell'Onu

Roma (ildubbio - Errico Novi), 26 marzo 2020

"Il Covid-19 devastante per i detenuti: liberateli!"

L'Alto commissario delle Nazioni unite: "Fuori dalle galere almeno gli anziani e i malati". Si potrebbe dire che in fondo ciascuno vede le carceri dall'angolo visuale della sua cultura di appartenenza. Prendiamo i magistrati, visto che l'idea garantista di giurisdizione propria degli avvocati è ben nota. Prendiamo non solo l'Anm, ma una sua componente, "Area", notoriamente progressista. Nell'avvertire il guardasigilli, Alfonso Bonafede che "il rischio Coronavirus nei penitenziari è altissimo", ricorda che a dover essere tutelati sono "i detenuti e tutti quelli che per loro lavorano".
Proprio la pluralità di sguardi sul carcere emerge anche nel question time di ieri a Montecitorio. Bonafede vi contribuisce con un dato terrificante: dall'entrata in vigore del decreto' Cura Italia' - che prevede una concessione dei domiciliari "accelerata" a chi potrebbe uscire comunque, ma (se la pena residua supera i 6 mesi) solo se è disponibile il "braccialetto" - hanno fisicamente lasciato la galera appena "200 persone", cioè solo 200 sui circa 10mila detenuti in più rispetto alla capienza totale del sistema penitenziario nazionale.
Basterebbe per chiudere la partita e dire: il guardsigilli scherza col fuoco, c'è chi lo fa: Vittorio Sgarbi lo chiama "untore": "Lei, per la sua responsabilità giuridica e morale dovrebbe essere indagato!".
C'è anche chi lo fa indirettamente: l'Alto commissario dell'Onu per i Diritti umani, Michelle Bachelet, che ricorda come il 'Covid-19' possa essere "devastante per i detenuti, e che bisognerebbe liberare i reclusi più vulnerabili al virus, come "anziani e malati, ma anche "i non pericolosi", cosa che il decreto 'Cura Italia' favorisce solo in minima parte.
Il punto è il pluralismo di cui sopra, perché all'invettiva di Sgarbi e al monito dell'Onu e alle obiezioni persino del Csm, fa da contrappunto l'incredibile voce contraria del leghista Jacopo Morrone, ex sottosegretario alla Giustizia, che parla di "svuota-carceri mascherato" e di "stupratori e truffatori che potranno tornare liberi e darsi alla fuga".
È la media dei due estremi che assolve Bonafede. Neppure il dem Walter Verini lo scalfisce: "Ci sono 10mila reclusi in più e al tempo del Coronavirus il sistema penitenziario rischia di diventare una bomba sanitaria". Il Pd chiede "misure per ridurre la pressione" negli istituti - e qui è Alfredo Bazoli a parlare - e di farlo in fretta perché in galera "non è possibile far rispettare la distanza necessaria".
Ci provano anche i due deputati di Italia viva Lucia Annibali e Gennaro Migliore che hanno il merito di ricordare come "l'Unione delle Camere penali sia stata la prima a interrogarla da giorni" e che "tutti gli avvocati penalisti esprimono critiche, e lo fanno anche il Csm e i radicali di Rita Bernardini". Ebbene, le domande rivolte a Bonafede e al Dap dagli avvocati sono specifiche e semplici: l'Ucpi chiede di sapere quanti detenuti potranno beneficiare delle nuove misure, quanti braccialetti sono disponibili, quanti casi di reclusi positivi già si contano e cosa pensa di fare il capo del Dap per consentire l'eventuale isolamento dei contagiati.
Bonafede offre all'aula e alla diretta su Rai 3 risposte in parte terribili: "innanzitutto quei soli 200 finiti ai domiciliari in virtù delle norme acceleratorie del decreto 'Cura Italia', dei quali - per giunta - solo 50 col braccialetto elettronico e altri 150 già titolari di licenza per lavoro esterno, autorizzati ora a dormire a casa per evitare che si portino il 'Covid-19' in galera.
I contagiati "sono 15, isolati o ricoverati - assicura Bonafede - gli aventi diritto a uscire più in fretta sono in tutto 6.000, ma i braccialetti disponibili, al 15 maggio 2020, saranno 2.600".
Bisognerebbe sapere quanti sono i reclusi con pena residua inferiore ai 6 mesi, per i quali il dispositivo non è necessario, il dato però non arriva. Ci si dovrebbe rallegrare per il trend in calo riguardo alle presenze: "Da fine febbraio ad oggi siamo scesi da 61.235 a 58.592 detenuti".
Morale della favola: non c'è alcuno 'svuota-carceri', quel poco introdotto dal decreto non consentirà di scarcerare che pochissime migliaia di persone. C'è solo, forse, qualche reato in meno, e qualche giudice pietoso che si mette una mano sulla coscienza e deposita la sentenza in ritardo per evitare di ingolfare il lazzaretto.